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Tamberi e la sua amicizia con Mutaz Essa Barshim: "Oltre il risultato"

Gianmarco Tamberi e Mutaz Essa Barshim, una storia di amicizia oltre lo sport che è già entrata nei libri di storia dell'atletica leggera.

06-12-2021 15:20

Tamberi e la sua amicizia con Mutaz Essa Barshim: "Oltre il risultato" Fonte: Getty Images

Il campione olimpico di salto in alto Gianmarco Tamberi parla al Corriere della Sera del suo rapporto con Mutaz Essa Barshim, col quale condivide la medaglio d’oro a Tokyo 2020:

“Lui è migliore di me per stile, costanza, altezze siderali raggiunte, è sempre stato un modello da seguire: tra le motivazioni che mi hanno spinto ad andare avanti c’è sempre stato il desiderio di raggiungere il suo livello. C’è rispetto reciproco dal primo giorno, l’amicizia è cresciuta strada facendo, l’infortunio ci ha uniti ancora di più. Siamo uguali. Due esseri umani con l’etica piazzata al primo posto tra i valori, il concetto di amicizia più importante del risultato”.

“Nei giorni cupi del gesso ci siamo sostenuti, confidati, abbiamo pianto uno sulla spalla dell’altro. Anche un grande della ginnastica italiana, Juri Chechi, è tornato a gareggiare dopo un grave infortunio, ma la sintonia con Mutaz è stata totale: stessa disciplina, stessa caviglia, stesso recupero difficoltoso”.

Importantissimo anche l’Inspirational Award ricevuto nel galà di fine anno, un premio che decisamente ha lasciato il segno:

“Dal primo agosto non ci siamo più lasciati, ci sentiamo ancora più legati: è come se tra noi corresse un filo invisibile. Io a Ancona, lui a Doha, non importa. Mutaz è il mio fratello di sangue. Non escludo che l’anno prossimo ci si possa allenare insieme, io non ho segreti per lui: conosciamo punti di forza e debolezze reciproche. Naturalmente l’ho invitato al mio matrimonio, nel 2022. Io ero stato al suo con Alexandra a Lund, in Svezia, dove ha la sua base europea, prima che nascesse il piccolo Josef”.

Abbiamo entrambi vissuto un viaggio complicato verso Tokyo, a Montecarlo, subito prima dei Giochi, ho fatto la gara peggiore della stagione (2,20 m), ero distrutto, ho pianto tutta la notte, in quel momento credo che nessuno pensasse che avevo mezza chance di conquistare l’oro olimpico. Nemmeno io. Il giorno dopo mi sono alzato dal letto e mi sono detto: se c’è una sola opportunità, la coglierò. Non potevo mollare, lo dovevo a me stesso”.

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