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Che fine ha fatto Stam, il Gigante olandese del Milan

Guai a farselo nemico in campo, chiedete a Parente

La pelata lucida che potevi specchiarti era solo un “accessorio”, a fare di Jaap Stam un giocatore che faceva paura solo a guardarlo era tutto: l’altezza, i muscoli, lo sguardo. Chiedere referenze a Parente, ex giocatore dell’Ancona, che in una gara con la Lazio se lo trovò furiosamente di fronte dopo un contrasto. Quel gesto di Stam, che mimò lo strangolamento dell’avversario, fece il giro delle tv. Figlio di un carpentiere, fratello maggiore di tre sorelle: da piccolo Jaap – difficile da credersi, ma è così – aveva un fisico minuto e gioocava ala destra, poi durante una partita, in mancanza dei due difensori centrali titolari, si piazzò in mezzo alla difesa. Da lì non si sposterà più mentre chili e centimetri crescevano. Dall’Olanda, dove giocò fino al ‘98, passò al Manchester United, da lì appunto per tre anni alla Lazio quando lo scelse il Milan per blindare una difesa che già aveva gente come Nesta e Maldini. Dopo un infortunio iniziale, Stam si inserisce perfettamente nei meccanismi difensivi rossoneri, realizzando anche un gol pregevole contro l’Inter nel quarto di finale di Champions League 2004/05, partita poi vinta a tavolino per 3-0 dal Milan a causa di un fumogeno che colpì alla spalla il portiere rossonero Dida.

INCUBO ISTANBUL – C’era anche lui nella maledetta finale di Istanbul contro il Liverpool e al sito di Gianluca Di Marzio ha rivelato: “Avevamo una squadra incredibile, con i giocatori più forti al mondo. Purtroppo abbiamo vinto meno di quanto meritassimo, penso in particolare alla finale di Champions di Istanbul. Contro il Liverpool stavamo giocando alla grande, vincevamo 3-0 e in appena sei minuti abbiamo sprecato tutto. Dopo il loro primo gol siamo spariti dal campo. Fatico ancora a parlarne a distanza di anni”. E’ il canto del cigno: nel gennaio del 2006, dopo due stagioni più che positive, Stam chiede e ottiene di essere ceduto all’Ajax, per motivi familiari: i problemi fisici continuano però a tormentarlo, fino a costringerlo al ritiro, a 35 anni, a causa del troppo dolore. Dopo aver ricoperto per tre anni il ruolo di osservatore per il Manchester United intraprende la carriera da allenatore.

TORNA, ANZI NO – Dal 1 luglio 2013 fa parte dello staff della prima squadra allenata da De Noer come assistente tecnico, mentre l’anno dopo diventa allenatore dello Jong Ajax. Il 13 giugno 2016 viene nominato nuovo tecnico del Reading, squadra militante in Championship, diventando il primo allenatore non inglese della storia del club. Il 28 dicembre dello stesso anno viene ingaggiato dal Pec Zwolle ma il 6 marzo scorso viene annunciato che dalla stagione seguente allenerà il Feyenoord, la sua prima grande occasione da allenatore. E dire che poteva tornare al Milan. Era il periodo in cui Seedorf era l’allenatore e lo aveva chiamato al suo fianco. A Voetbal International Stam ha raccontato cosa successe: «La trattativa era ad uno stato avanzato, sarei dovuto arrivare in estate nello staff di Seedorf. Avevo avuto un incontro con Barbara Berlusconi ad Amsterdam, avevo parlato anche al telefono con Adriano Galliani. Il Milan però poi non ha mantenuto le promesse, ha rallentato le cose sempre con una scusa diversa…». Che cosa sia successo effettivamente nessuno lo sa ancora oggi ma «era evidente che Clarence fosse in una posizione difficile. Hanno fatto di tutto per riportarlo in Italia dal Brasile e farlo diventare l’allenatore della prima squadra. Poi però lo hanno lasciato al proprio destino. Credo sia incomprensibile».

SPORTEVAI | 22-04-2019 12:39

Che fine ha fatto Stam, il Gigante olandese del Milan Fonte: Ansa

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