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Giovanni Malagò e il momento dello sport italiano

Sono mesi che il mondo dello sport continua a ripetere che servono interventi mirati ed immediati per evitare una catastrofe. Sarà la volta buona?

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Giovanni Malagò e il momento dello sport italiano Fonte: Getty Images

Il presidente del CONI Giovanni Malagò lancia l’allarme, ancora una volta, sullo stato dello Sport italiano. Il numero 1 dell’attività sportiva italiana parla della grave situazione delle società sportive dovuta alla pandemia: la crisi sanitaria dovuta alla Pandemia di Covid-19 sta colpendo tantissime società italiane, incluse quelle sportive che, non possiamo dimenticarlo, sono imprese a tutti gli effetti.

Queste le preoccupate parole di Malagò a Radio anch’io sport, riportate da Gazzetta.it, nelle quali sottolinea come serva sia la tutela per il lavoratori, ma anche quella verso chi, i soldi, li mette:

“Il sistema sport è al collasso, la pandemia sta trascinando tutti per problemi che sono sostanzialmente di carattere finanziario. Tralascio gli aspetti sociali, psicologici e sportivi. Ci sono 4 categorie: i tecnici, gli atleti, i titolari delle aziende e chi lavora all’interno delle società. Queste ultime due sono entrambe in crisi perché se il precedente Governo e quello attuale, in qualche modo, hanno cercato di dare una mano ai dipendenti, per le società questo non è stato fatto.Nell’attenzione di salvaguardare il lavoratore, si rischia di non aver salvaguardato il datore di lavoro. È molto importante dare la cassa integrazione all’operaio, ma anche che la fabbrica resti aperta. Se ci sono le risorse economiche va razionalizzato il sistema. Vanno trovate delle sinergie con progetti dei privati che investano nel settore”.

Altro tema scottante è quello dei vaccini sugli atleti. Malagò, in questo caso, sottolinea le profonde differenze che si vengono a creare tra coloro che ne possono godere e gli esclusi:

“Non abbiamo voluto forzare o creare alcuna forma di canale privilegiato per gli atleti, abbiamo pensato che fosse la strada più giusta e più saggia. Ma più ci si avvicina all’appuntamento più il rischio che l’atleta butti, se dovesse contrarre il virus, cinque anni di sacrifici e allenamenti, magari con la qualifica in tasca, è alto. Del resto già una buona parte degli atleti per i Giochi è già vaccinata in quanto atleti dei corpi militari e questa non la trovo una cosa giusta. I nostri competitor in moltissime nazioni sono stati vaccinati. Cito poi alcuni casi come quello di Vanessa Ferrari che stava inseguendo il sogno dell’ennesima Olimpiade ed ha contratto il Covid, o Arianna Castiglioni che alla vigilia degli Assoluti di Riccione lo ha contratto pochi giorni dopo aver fatto il vaccino. C’è poi il caso di Tamberi, c’è stata falla nell’organizzazione degli Europei. Ma nel suo caso è a quattro mesi dalle gare ed è qualificato. Quindi ogni caso è diverso”.

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