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Il dramma del tennista Palpacelli: Io in campo drogato e ubriaco

Un talento immenso, sprecato a causa della dipendenza dalla droga

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Il dramma del tennista Palpacelli: Io in campo drogato e ubriaco

Tra la fine degli anni ’80 e i ’90 il tennis italiano ripose grandi speranze in Roberto Palpacelli, talento precoce nato a Pescara nel 1970, che a 15 anni e mezzo si era già affacciato in nazionale. Un talento che, però, non riuscì mai a esprimersi perché prima di poter trionfare sui campi da tennis Palpacelli conobbe un avversario che ha impiegato anni per battere: la droga. La sua storia, raccontata dallo stesso ex tennista al programma Mediaset “Quelli della Luna”, è a tratti incredibile. “Andavo a giocare i tornei che ero fatto oppure ubriaco”, racconta oggi Palpacelli. “A 16 anni vivevo già una vita parallela al tennis: un anno dopo la chiamata in nazionale ho iniziato a drogarmi e così è iniziato il mio calvario”. 

LA SCOPERTA DELL’EROINA. Un calvario iniziato in una piazza a San Benedetto, a pochi passi dal circolo dove il giovane Palpacelli si allenava per diventare un campione. “Fuori al circolo c’era la piazza dove si radunavano i tossici. Dal campo li guardavo, ero affascinato da queste altre persone. A 15 anni e mezzo ho fatto il primo tiro di eroina e il guaio è che mi è piaciuta subito”. Una volta provata l’eroina, Palpacelli è entrato in un vortice che l’ha portato sempre più in basso. “È come una catena che ti tira – continua il tennista – il secondo-terzo giorno che ti fai sei già in quel vortice. Devi procurarti la dose giornaliera anche per camminare. I genitori hanno provato ad aiutarmi fino a un punto in cui mi hanno detto: ‘o vai in comunità o vai per strada’. E io ho scelto la strada”. 

GIOCARE PER LA DOSE. Solo, senza una casa e tossicodipendente, Palpacelli non abbandonò però il tennis. Anzi utilizzò le sue abilità per procurarsi il denaro utile ad acquistare le dosi. “Non ho mai rubato per comprare la droga. Andavo a fare i tornei, prendevo i soldi che mi davano per bucarmi. Se mi facevo poco stavo bene, giocavo normale: sul campo mi portavo la borsa da tennis e la ‘busta’”. La vita scelta da Palpacelli gli ha impedito di sfruttare un talento davvero raro. “Prima di entrare in comunità, nel ’97, giocai contro Ljubicic e persi 6-4 al terzo set dopo aver giocato una partita bellissima. Lo dicevano tutti che ero bravo, io non c’ho mai creduto o provato davvero. Non ci ho mai messo la costanza che serve per diventare un tennista”. 

LA RINASCITA. E così per anni ha vissuto la vita del tossicodipendente. “Sette-otto volte mi sono risvegliato dentro l’ambulanza o in rianimazione. Mi sono salvato perché Cristo non mi ha voluto”. Un malore, però, lo spinge a cambiare vita. “Avevo problemi anche con l’alcol, a un certo punto mi avevano dato 2 mesi di vita: avevo le pareti dello stomaco bruciate. Vomitavo sangue, ma pensavo che volevo crescere mio figlio”. Da quel pensiero è partita la rinascita di Palpacelli, che anche con l’aiuto della compagna Enza s’è liberato della dipendenza della droga. Dal tennis, invece, non s’è mai separato. Oggi insegna al circolo del tennis di Montesilvano. “Sto bene con me stesso, quando finisco non vedo l’ora di andare a casa, dalla mia famiglia. E la mattina mi sveglio alle 6 e sono felice di venire qui”. A mostrare e magari trasmettere un po’ di quel talento che la droga gli ha impedito di far sbocciare.  

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