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Italia Mundial, 40 anni fa nasce il silenzio stampa: la verità su quanto accadde

Dopo essersi qualificati al secondo turno in Spagna la nazionale di Bearzot decise di non parlare più con i giornalisti

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Fabrizio Piccolo

Fabrizio Piccolo

Giornalista

Nella sua carriera ha seguito numerose manifestazioni sportive e collaborato con agenzie e testate. Esperienza, competenza, conoscenza e memoria storica. Si occupa prevalentemente di calcio

Oggi è consuetudine quasi fissa, specialmente quando le cose vanno male o si vuol tappare la bocca a qualche tesserato nervoso: il silenzio stampa è l’arma dei club (ma anche dei giocatori singolarmente) per evitare di toccare temi scottanti. Il Napoli negli ultimi anni ne ha fatto ricorso anche per mesi e mesi interi, ad esempio, ma una volta era inconcepibile rifiutare il confronto con i giornalisti. Il primo vero, ufficiale e polemico silenzio stampa della storia del calcio nacque 40 anni fa, durante il Mondiale di Spagna dell’82 che viene ricordato con gioia per il trionfo della nazionale di Bearzot.

L’Italia di Bearzot deluse in avvio di Mondiale ’82

Prima di alzare quella coppa, però, l’Italia dovette affrontare un percorso tortuoso in campo e fuori. Non girava la Nazionale: deludenti le amichevoli pre-Mundial a Vigo, fiacche tutte e tre le gare del girone di qualificazione. Tre pareggi, due soli gol fatti (Conti e Graziani), un passaggio di turno sofferto solo grazie alla differenza reti col Camerun (più gol fatti, in totale parità di punti e media reti). Le critiche, che da mesi accompagnavano Rossi e company, si facevano sempre più violente ma a scatenare la rabbia degli azzurri ci fu anche altro.

Il gossip su Cabrini e Rossi fece infuriare gli azzurri

Una battuta infelice su Rossi e Cabrini che dormivano insieme, che il tam-tam e il passaparola trasformò in voci sull’omosessualità dei due in tempi in cui manco esistevano i concetti di gender, fu la goccia che fece traboccare il vaso o meglio la scusa per tacere. A far arrabbiare davvero il gruppo furono gli articoli sui ricchi superpremi promessi.

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Bastano pochi click

L’atmosfera in ritiro era pesantissima. Durante un allenamento un gruppo di tifosi urla “ridicolo” a Paolo Rossi che non ne imbroccava una. Graziani cerca di intervenire, nasce un parapiglia e Bearzot fatica a sistemare le cose. Altro motivo di rabbia: durante una gita a Latoja, il pullman degli azzurri passò, senza fermarsi, davanti al casinò di Hayona. Questo semplice “sfioramento” suggerì ad un cronista il fantasioso racconto degli azzurri, imperversanti fra tavoli verdi ed avvenenti hostess, pronti a farsi tentare dal gioco e del sesso, suscitando le ire delle rispettive consorti o fidanzate. Tutto inventato di sana pianta, compreso il particolare che Rossi avesse giocato e perduto una somma ingente.

Paolino, non ancora Pablito, decide di non parlare più intanto alla stampa. I giornalisti non hanno colpe, ma alla prima conferenza stampa, quasi tutti i giocatori non si presentano. Quando però leggono di presunti premi di 70 milioni di lire per aver passato il turno stentando ecco che scoppia il caso. Il timore del fisco, il fastidio per la parola “scandalo” abbinato alle loro facce, le critiche sempre più severe. la Nazionale è una polveriera.

Italia, le voci sui super-premi fanno scattare la polemica

In Italia un giornale titola a tutta pagina «Via Bearzot». Ma l’incaricato, che ogni mattina dalla sede romana della Federcalcio legge per telefono la rassegna stampa, interpreta male il titolo e lo riferisce ai colleghi in Spagna, come se fosse una dichiarazione del presidente Sordillo. Bearzot è esterrefatto, è fuori dai gangheri: s’arrabbbia con tutti ed in ogni cosa vede un attacco alla sua persona ed alla sua funzione di allenatore. A questo punto scatta il “silenzio stampa” di tutta la squadra. Il 24 giugno dell’82, quaranta anni fa appunto, sull’aereo che porta la Nazionale da Vigo a Barcellona (dove si disputerà il secondo girone) si verifica la rottura completa tra la squadra e la stampa.

I calciatori si sistemano nelle prime file, musi lunghi e sguardo arrabbiato; i giornalisti sono destinati in fondo, separati dai campioni da numerose file di passeggeri. Alla fine, quando ormai l’aereo sta per atterrare a Barcellona tocca a Beppe Dossena dare la temuta conferma: «Ragazzi, mi dispiace, ma abbiamo deciso di non parlare più con i giornalisti. D’ora in poi sarà soltanto Zoff a fare da portavoce per la squadra» «E perché ???» chiedono tutti in coro. «Chiedetelo a Zoff !!!» è la risposta.

L’Italia decide il silenzio stampa durante il Mundial

A Barcellona la comitiva si divide: i calciatori, muti, di qua; i giornalisti, furenti, di là. Nel suo libro autobiografico Bruno Conti ricorda: A Bearzot, che pure oggi viene osannato dalla critica, sono state mosse in quei giorni accuse mortificanti, soprattutto perché rivolte all’uomo, al suo carattere, se non addirittura alla sua intelligenza. In questa situazione, visto che già stentavamo a trovare la tranquillità di cui sentivamo sempre più bisogno, decretammo il black-out, il rifiuto a rilasciare qualsiasi intervista, indicammo in Zoff, come capitano, l’unico giocatore delegato ad esprimere giudizi in relazione al nostro cammino nel mundial. Una decisione che ritengo tuttora ineccepibile, anche se a molti di noi pesò molto. A me, ad esempio, sarebbe piaciuto fare una distinzione. Non rifiutare di netto il colloquio con tutti i giornalisti presenti in Spagna”

Conti rivela come venne deciso il silenzio stampa

Mi sarebbe anche piaciuto, attraverso i giornali, salutare ogni giorno i tifosi, far sentire loro quanto fossi determinato a regalare qualche grossa soddisfazione. Ma era impossibile: se dicevo che accettavo la sfida di Rummenigge, potevo anche leggere sul giornale, all’indomani, che il tedesco al mio confronto era un giocatore di serie C. Per questo il black-out fu totale, senza distinzioni per nessuno. All’inizio, ci servì molto per stare tranquilli, per trovare la concentrazione, specie alla vigilia di partite importanti come quelle con Argentina e Brasile. Poi, ora posso dirlo, continuammo ad effettuare questo silenzio stampa solo per scaramanzia: visto che portava bene, non ci sentimmo di revocarlo”

Già perché nel girone “della morte” con Argentina e Brasile l’Italia resuscita, Paolino diventa Pablito e l’Italia diventerà campione del Mondo. Dopo Italia-Argentina vinta per 2-1 Gentile con i suoi baffi alla Gheddafi si avvicina alla tribuna stampa e urla parolacce: “Bast…” ma l’idea è di interrompere il silenzio stampa. Negli spogliatoi del “Sarria”, al termine di quella parttita, Ciccio Graziani non stava più nella pelle, aveva una gran voglia di aprire la bocca ed urlare la sua gioia a tutto il mondo. E lo avrebbe fatto sicuramente se Marco Tardelli sotto la doccia, non avesse di colpo urlato: «Ragazzi, il silenzio porta fortuna, continuiamo a stare zitti e vedrete che vinceremo il mondiale !!!» L’idea venne accolta al volo. La Nazionale si tappò la bocca fino alla fine e tornò a parlare solo con la Coppa sotto al braccio.

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