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Melli: Che gioia Buffon a Parma, sapeste che mi ha scritto

L’ex bomber ricorda gli anni d’oro con Scala al Tardini e quando chiese di andare alla Samp di Mancini

Quando dici Alessandro Melli pensi subito al Parma e alle stagioni d’oro della squadra che in serie A negli anni Novanta era alla pari delle big del campionato. E’ una bandiera dei ducali, l’ex attaccante gialloblù con 241 presenze e 56 reti, più di lui nella storia del club emiliano hanno segnato solo Bronzoni, Crespo e Degara.
Signor Melli secondo lei nel calcio di oggi si potrà mai ripetere un miracolo come quello del Parma?
“Parma è stato un evento eccezionale, spero non unico, credo che si augurano tutti che possa nascere una realtà come quella. Oggi c’è l’Atalanta che sicuramente ha molte similitudini, l’unica cosa è che non è riuscita ancora a portare a casa dei titoli. Noi in quegli anni abbiamo avuto la fortuna e la bravura di vincere. Ricordi di quegli anni? La finale di Coppa delle Coppe a Wembley nel 1993, durante la riunione tecnica Grun non si trovava e ritornò con le borse da shopping il giorno prima della partita. Quando entrò nessuno gli disse nulla perché tra di noi c’era amicizia e rispetto, eravamo un gruppo compattissimo. Fu una cosa simpatica alla fine perché all’epoca noi facemmo una grande vittoria”.
Arrigo Sacchi e Nevio Scala, cosa hanno significato nella sua carriera?
“Entrambi sono stati due allenatori molto importanti per me. Sacchi mi ha insegnato molti movimenti e situazioni tattiche come giocatore. Scala, invece, è riuscito a far emergere in me l’uomo nella sua personalità e nella sua sicurezza in campo”.
E’ vero che nell’estate del 1994 chiese lei al Parma di essere ceduto alla Sampdoria perché voleva giocare con Roberto Mancini?
“Si è vero, chiesi io di andare via dal Parma, mi cercavano la Juventus e l’Inter. Ma scelsi di andare alla Sampdoria perché volevo giocare con Mancini. Purtroppo alla fine non andò bene e giocai poco con lui perché aveva dei problemi fisici. Ad inizio novembre di quell’anno, poi, andai al Milan nello scambio con i blucerchiati con Gullit”.
Il suo primo goal in serie A lo ha segnato a Tacconi alla Juventus. Se lo ricorda quel rigore che calciò?
“C’era tensione, ero all’esordio in massima serie. Mi presi una responsabilità allora perché volevo essere anche il primo giocatore che ha segnato la prima rete in serie A per il Parma nella sua storia. Andai verso il dischetto e calciai e andò bene anche se alla fine il risultato non cambiò a nostro favore. Però almeno ho avuto l’onore di entrare nella storia della società ducale”.
Ritorniamo ancora indietro nel tempo: 12 maggio 1993.
“Il giorno in cui scalammo l’Everest e arrivammo alla punta. Raggiungemmo il massimo con la vittoria nella Coppa delle Coppe contro l’Anversa, per una squadra come il Parma che veniva dalla serie B e che in tre anni riuscì ad arrivare fino in fondo nelle coppe europee, oltre a vincere la Coppa Italia. In quella squadra, poi, giocavamo molti giocatori che erano nella serie cadetta tre anni prima. Una favola come la nostra credo difficilmente potrà essere ripetuta oggi”.
Come giudica il ritorno di Gigi Buffon al Parma?
“Sono molto contento del suo ritorno nella squadra ducale. L’ho sentito, lui mi ha scritto che è felice come un bambino. Ciò dimostra che ha fatto una scelta di cuore. Credo che con Buffon il Parma ha uno dei più forti portieri in Europa, oltre ad un leader e ad un’operazione di marketing straordinaria”.
Infine, quali sono state le sue tre reti per importanza e più belle?
“In ambito d’importanza la rete della promozione in serie A nel 1990 contro la Reggiana, quella nella vittoria in Coppa Italia contro la Juventus e la rete a Wembley nella finale di Coppa delle Coppe. Per bellezza sicuramente il goal che segnai alla Fiorentina nel primo anno di massima serie quando vincemmo per 3-2. Sempre nella stagione 1990-’91 quello al Genoa e, poi, nel ’93-’94 alla prima giornata di campionato in casa dell’Udinese”.

Pasquale Guardascione

SPORTEVAI | 10-07-2021 11:18

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