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Michael Schumacher, Montoya al veleno: "Tutti si scansavano io no. Sua Ferrari era come la Red Bull oggi"

L'ex pilota di F1 Juan Pablo Montoya ha parlato di Michael Schumacher e della loro rivalità nei primi anni 2000 ma anche del parallelo tra la Formula 1 di oggi e quella dei suoi tempi

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Luca Fusco

Luca Fusco

Giornalista

Giornalista multimediale. Quando si accendono i motori, lui sgasa, impenna, derapa. E spesso e volentieri finisce sul podio

Ci sono rivalità che hanno fatto la storia della Formula 1, da Prost vs Senna a Lauda vs Hunt. Ci sono altri dualismi che hanno infiammato le corse ma che sono stati contenuti nel tempo, per un motivo o per un altro. Michael Schumacher di “feud” per dirla alla americana ne ha avute diverse lungo la sua carriera, da Hill ad Alonso passando per Hakkinen e Villeneuve. C’è un altro nome che ha dato filo da torcere al campionissimo della Ferrari. Stiamo parlando di Juan Pablo Montoya, uno di quelli che più di altri ha osato mettere le sue ruote davanti a quelle di Schumacher anche in maniera sfrontata.

Il pilota colombiano, ex Williams e McLaren, ha parlato di quegli anni in F1, pochi a dire il vero, e delle sportellate con Schumacher in una lunga intervista fotografia di una F1 che seppur non molto distante nel tempo sembra oramai lontana anni luce.

Chi è Juan Pablo Montoya: velocità e sfrontatezza “meteora” in F1

Juan Pablo Montoya Roldán è nato a Bogotà il 20 settembre 1975. E’ un pilota tutt’ora in attività nelle serie minori automobilistiche. Nel suo curriculum vanta diversi titoli: campione della F3000 Internazionale (1998), della Formula CART (1999) e due volte vincitore della 500 Miglia di Indianapolis (2000, 2015), di tre 24 Ore di Daytona (2007, 2008, 2013), oltre che di una Race of Champions (2017) e del campionato IMSA SportsCar WeaterTech (2019).

Montoya ha corso in F1 per 5 anni e mezzo dal 2001 al 2006 con Williams e McLaren collezionando 7 vittorie, 30 podi e 13 pole position oltre che piazzandosi per un paio di volte 3° nella classifica del Mondiale piloti. Tuttavia così come era arrivato nel circus se n’è andato sbattendo la porta a metà campionato 2006 dopo diversi dissidi con la McLaren che aveva annunciato Alonso per il 2007, per tornarsene nel motorsport americano.

Montoya racconta la rivalità con Schumacher: “Mai scansato”

In una recente intervista rilasciata a Tom Clarkson per il podcast Beyond the Grid, Juan Pablo Montoya ha ricordato i tempi dei suoi 5 anni e mezzo in F1 in cui ebbe modo di mettersi in evidenza per il suo scarsissimo timore reverenziale nei confronti di Michael Schumacher.

“La cosa che mi dava fastidio è che nessuno battagliava con Schumacher. Tutti si spostavano per farlo passare. Il mio approccio in corsa era di essere uno stro*zo… e funzionava. Avevi due possibilità: o mi fai passare o ci schiantiamo”.

La competizione tra i due piloti fu intensa come raramente si è visto nel Motorsport, in un paio di occasioni Montoya tirò delle frenate al limite a Schumacher e viceversa con sorpassi e duelli memorabili ma anche con code polemiche (GP Austria 2001, Gp Europa 2003, GP Malesia 2002, GP Brasile 2002 tanto per citarne alcuni) che culminarono con lo storico scontro avvenuto ad Imola, alla Tosa, nel 2004.

Non penso di essere mai stato troppo duro con lui. Anzi, trovavo fastidioso che nessun pilota lo sfidasse davvero. Quando gli altri lo vedevano arrivare negli specchietti, sembrava si dicessero: ‘Oh arriva Michael, non facciamo ca***te’. Così si scansavano. Questo mi faceva arrabbiare”.

Montoya e la F1 di ieri e di oggi: “La Ferrari era come la Red Bull oggi”

Juan Pablo Montoya ha anche fatto un parallelo tra la Formula 1 dei suoi tempi e quella di oggi e trova subito una similitudine: Battere la Ferrari in quegli anni era quasi impossibile, proprio come sfidare la Red Bull oggi”.

Il colombiano ha anche parlato dei rapporti tra piloti, molto più freddi ai suoi tempi rispetto ad oggi in un’epoca social. “Ora, tra social network e il resto, i compagni di squadra sembrano migliori amici. Ai miei tempi c’era un ambiente ostile, non si parlava con altri piloti. Io seguivo una frase del mio manager Ganassi ai tempi della Indy: “‘Se vuoi amici, portali, non sei qui per fare amicizia’. Ed è vero. Se sei carino e gli altri ti stanno simpatici, è difficile essere un ‘ba***rdo’ in pista“.

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