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Record del mondo 100 metri femminili: da Mejzlikova a Griffith-Joyner

I 100 metri femminili piani sono una delle discipline più amate sia al maschile che al femminile: tutta la progressione dei record mondiali in ambito femminile dal 1922 a oggi

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Gerry Capasso

Gerry Capasso

Giornalista

Per lui gli sport americani non hanno segreti: basket, football, baseball e la capacità innata di trovare la notizia dove altri non vedono granché

Record del mondo 100 metri femminili: da Mejzlikova a Griffith-Joyner Fonte: Getty

I 100 metri piani sono una delle discipline più amate dagli sportive: quei 10 secondi circa calamitano l’attenzione di tutti, sia in ambito maschile che in ambito femminile. La storia del record del mondo dei 100 metri femminili comincia nel 1922 ed ora è uno dei primati più antichi con Florence Griffith-Joyner che lo detiene dal 1988.

Il primo record della storia: Marie Mejzlikova

Il primo record del mondo dei 100 metri femminile ha compiuto 100 anni nel 2022. Il primo record registrato infatti venne riconosciuto nel 1922. Bisogna andare quindi decisamente indietro nel tempo per conoscere la storia di Marie Mejzlikova, atleta cecoslovacca che spesso viene anche ricorda come Mejzlikova II per distinguerla da un’altra atleta cecoslovacca sua contemporanea.

Nel 1922 conquistato la medaglia d’oro e d’argento nei 60 metri piani e nelle 100 iarde ai Giochi Olimpici di Parigi. E nello stesso anno fece registrare il record del mondo dei 100 metri piani, il 5 agosto a Praga, con il tempo di 13”6 (il giorno dopo farà registrare anche il record del mondo nel salto in lungo con 6,16).

Mary Lines e Gundel Wittmann: regine degli anni ‘20

Il primato della Mejzlikova durerà però solo due settimana prima che a Parigi lo batterà l’inglese Mary Lines con il tempo di 12”8. Un primato questo che durerà decisamente più a lungo visto che a batterlo ci riuscirà soltanto 4 anni dopo la tedesca Gundel Wittman con il tempo di 12”4 corso a Braunschweig.

L’incredibile storia di Kinue Hitomi e il record di Myrtle Cook

Nel maggio del 1928 tocca al Giappone iscrivere il suo nome e mostrare la sua bandiera nel libro dei record. L’impresa riesce a Kinue Hitomi che il 20 maggio riesce a fermare il cronometro sul tempo di 12”2. La Hitomi è stata un’atleta simbolo per lo sport giapponese capace di vincere la prima medaglia olimpica per una donna giapponese proprio nel 1928, e soprattutto di districarsi in diverse specialità, dal salto in lungo al lancio del disco, dal mezzofondo alle prove multiple. La sua carriera si interruppe molto presto perché fu colpita da una polmonite che la portò alla morte nel 1931 a soli 24 anni.

Nel 1928, solo un paio di mesi dopo, il primato di Kinue Hitomi fu superato dalla canadese Myrtle Cook che in una gara in Canada, ad Halifax, fermò il cronometro sempre sul 12”0.

Fonte:

Il momento dello scatto iniziale nei 100 metri femminili durante il campionato del Mondo 2022 in Oregon

La battaglia tra Tollien Schuurman e Stanislawa Walasiewicz

Il record del mondo resisterà per altri due anni con l’olandese Tollien Schuurman che lo eguaglierà nel 1930, prima di riuscire a batterlo due anni dopo proprio nei Paesi Bassi con il tempo di 11”9. I successi dell’olandese verranno però cancellati da Stanislawa Walasiewicz che prima eguaglia il record di 11”9 a Los Angeles nel 1932 (con tanto di medaglia d’oro olimpica), e poi abbassa ancora il primato a 11”8 a Poznan e poi a 11”7 a Varsavia nel 1934. La polacca naturalizzata statunitense è stata anche argento ai Giochi Olimpici di Pechino nei 100 metri piani ed eguaglierà poi nel ’37 il primato stabilito dalla statunitense Stephens.

Helen Stephens: la protagonista di Berlino 1936

La statunitense Helen Stephens ha stabilito il record del Mondo nel 1935 a Kansas City con il tempo di 11”6 ma vie ricordata soprattutto per essere stata capace di vincere due ori a Berlino 1936 nei 100 piani e nella staffetta 4×100.

Il Dopoguerra: Fanny Blankers-Koen e Marjorie Jackson

L’11”6 sarà un record che resisterà a lungo anche perché di mezzo c’è la Seconda Guerra Mondiale che ferma anche il Mondo dello sport. Per abbassare quel limite bisogna aspettare dunque il 13 giugno del 1948 con il primato di 11”5 stabilito da Fanny Blanker-Koen. Un primato che verrà eguagliato 4 anni più tardi, il 22 luglio del 1952, dall’australiana Marjorie Jackson che poi nell’ottobre dello stesso anno lo abbasserà a 11”4.

Shirley Strickland, Vera Krepkina e Wilma Rudolph

Nel 1955 toccherà ancora ad un’australiana, Shirley Strickland, ritoccare quel record abbassandolo di un decimo a 11”3, tre anni più tardi la russa Vera Krepkina farà lo stesso tempo a Kiev e nel 1960 a Roma sarà la Rudolph a fermare ancora il cronometro a 11”3. L’anno successivo però la statunitense si prenderà il record in solitaria con il tempo di 11”2.

Gli anni ’60 da primato: quanti record battuti

Gli anni ’60 saranno un momento d’oro per il mondo della velocità su pista e soprattutto per i 100 metri femminili. Il panorama si arricchisce di sempre più figure che cominceranno a stampare tempi clamorosi. A dare il via ci pensa la statunitense Wyomia Tyus; un nome da tenere a mente perché rimarrà nella storia dei 100 metri.

Nel 1965 sarà la polacca Irene Szewinska ad abbassare il primato di 1 decimo (11”1) e sarà uguagliata dalla Tyus, da Barbara Ferrell, da Luydmilla Samotyosova. Nel 1968 sarà ancora una volta la Tyus ad abbassare il primato a 11 netti. Il momento d’oro continua visto che il tempo verrà replicato 6 volti fino al 1972 dalla taiwanese Chi Cheng, tre volte da Renate Stecher, dalla tedesca (dell’est) Streidt e da Eva Gleskova.

Fonte:

Renate Stecher mostra la medaglia d’Oro vinta ai Giochi del 1972

Nel 1973 crolla lo storico muro degli 11 secondi

Il 1973 segna un’altra tappa storica: il 7 giugno l’atleta della Germania dell’Est Renate Stecher abbatte il muro degli 11 secondi nella gara di Ostrava ferma il tempo su 10”9 e a distanza di qualche settimana abbassa ancora il record a 10”8. La tedesca è stata una super atleta riuscendo a conquistare in carriera 6 medaglie olimpiche (3 ori, 2 argenti e 1 bronzo).

La prima volta del cronometraggio elettronico

Un discorso a parte va fatto proprio sul rilevamento dei tempi. Fino al 1977 infatti il metodo di rilevazione dei tempi poteva cambiare a seconda della pista o del paese che ospitava una manifestazione. Il primo record con cronometraggio elettronico appartiene a Wyomia Tyus che ad ottobre del 1968 fa registrare 11”08.

E’ il primo record registrato con questo metodo che per alcuni anni, fino al 1977, correrà in parallelo con quello utilizzato negli anni precedenti. Soltanto dal 1977 la Iaaf decretò la fine del cronometraggio manuale nelle manifestazioni internazionale. Da quel momento per l’omologazione di un risultato sarebbero stati presi in considerazione solo i crono elettrici mettendo fine ad un periodo di incroci tra una tecnologia e l’altra che erano durati per anni.

Marlies Gohr e il trionfo a Dresda

Nei primi del cronometraggio elettronico si segnalano record doppi (uno con quello manuale e uno con quello elettronico). A spazzare via ogni dubbio su chi detenesse il vero record ci pensa un’atleta della Germain dell’Est, Marlies Gohr, che il 1 luglio del 1977 a Dresda fa segnare il tempo di 10”88 e sei anni dopo a Berlino abbassare ancora il suo primato.

Fonte:

Florence Griffith Joyner prova una partenza durante i Giochi Olimpici del 1988

Comincia il dominio statunitense

I record del mondo a ripetizione lasciano pensare a continue evoluzioni sulla distanza. Ma dal 1977 al 1983 la regina indiscussa resterà la tedesca Gohr. A cambiare le cose arriva nel 1983 la statunitense Evelyn Ashford che a Colorado Springs scende sotto il muro degli 8 decimi con 10”79; poco più di un anno dopo fermerà il cronometro su 10”76.

Per batterla ci vorranno quattro anni e quello che da molti viene considerato come un record spaziale: il 16 luglio del 1988 ad Indianapolis, Florence Griffith-Joyner stampa un tempo che lascia tutti a bocca parta 10”49. Quel primato fu però fonte di molte discussioni a causa della velocità del vento.

L’anemometro posto sulla pista segnava assenza di vento (0.0 m/s), q quello del salto del triplo distante solo qualche metro invece ne registrava 4,3 m/s più del doppio di quanto consentito per omologare il risultato. La Federazione internazionale ratificò comunque il risultato.

L’atleta statunitense, che detiene anche il record dei 200 metri con 21”34, è stata però anche vittima di una morte tragica visto che è scomparsa all’età di 38 anni a Mission Viejo, in California rimanendo soffocata durante una crisi epilettica che la colse nel sonno.

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