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Roberto Baggio e quel rigore con il Brasile: "Lo porterò dentro"

Nella conferenza stampa di presentazione, Roberto Baggio è tornato ad affrontare il discorso sull'errore fatale contro il Brasile

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Ci sono avvenimenti, nella vita di ciascuno di noi, che rimangano errori dalla portata indelebile e che, con la potenza progressiva e inarrestabile che le conseguenze indicano senza alcun filtro, nell’impietoso giudizio del senno di poi, sanciscono quel segno. A Roberto Baggio, a cui è stata dedicata una bibliografia sempre attuale, profonda e dalla portata continua di aggiornamenti e analisi autorevoli quanto in continuo movimento, quel solco – nella carriera e nell’esistenza – è stato tracciato da un rigore sbagliato. un rigore non definisce un giocatore, tanto meno l’uomo. Eppure Baggio, mito inarrivabile di una generazione di cultori del calcio purissimo e di un talento emozionante che ha saputo ribadire una personalità altrettanto complessa, soffre ancora adesso per l’impatto che quella sbavatura ha avuto e ha nel suo presente. Un presente risolto, felice, di estrema soddisfazione personale ma che proprio perché tale , necessita anche di questa ammissione di colpa.

Roberto Baggio e quel rigore sbagliato contro il Brasile

A lui, quel rigore contro il Brasile, non è mai stato perdonato:

“Il discorso non andrà mai archiviato, me lo porterò dentro per sempre. Era il sogno della mia vita calcistica e allo stesso tempo un qualcosa che, per come è andata a finire, non posso mettere da parte. Perché a Massaro e Baresi non dicono mai nulla? Diciamo che io ho dato il colpo finale. L’ho vissuta malissimo, perché dopo aver sognato per milioni di notti di realizzare questo sogno, poi non ci sono riuscito. In ogni caso, nella vita non conta il risultato finale, ma l’impegno che hai messo per raggiungerlo. Sapere di aver dato tutto quello che puoi dare per provare a centrare il tuo obiettivo: è questa la cosa importante per me, la filosofia che mi ha sempre accompagnato”.

Baggio a Firenze, una carriera in crescendo

L’occasione per parlarne è la presentazione de “Il Divin Codino”, in uscita mercoledì 26 maggio su Netflix:

“Sono arrivato a Firenze nell’85 e per due anni non ho mai giocato per infortunio. La gente però mi ha aspettato e mi voleva bene lo stesso. È un qualcosa che non ho mai dimenticato. Io non dimentico mai niente di quello che mi è successo. Sarò sempre grato a tutti i tifosi che mi hanno voluto bene e hanno fatto tanti gesti bellissimi nei miei confronti”.

Nel corso del documentario vengono approfondite tre fasi della carriera di Baggio, quelle nella Fiorentina, in Nazionale e al Brescia: “Sono stati tre capitoli importantissimi della mia vita, però io non voglio dimenticare le altre squadre con le quali ho avuto l’onore e il piacere di giocare. Si è dovuto tagliare una parte importante di quella che è stata la mia carriera”.

Un personaggio simile, dallo spessore umano così intenso e dall’iperbole calcistica unica in anni di grande dialettica tra individualità e l’amore per schemi e moduli, ha affascinato e cattura ancora oggi l’attenzione dei tifosi di un calcio romantico, estetico che si è ormai allontanato dal mito atletico:

“Una serie su di me non l’avrei mai fatta per scelta mia. Provavo vergogna solo a pensarlo, poi mi sono lasciato trasportare e sono felice del risultato finale”. E ancora: “Per me ‘Il Divin Codino’ è stata una grandissima esperienza. Io e mia moglie abbiamo cercato di dare il massimo del supporto possibile, soprattutto per ciò che concerneva la mia vita. Sono stato diverse volte sul set e sono stato felice di farmi coinvolgere il più possibile. Poi un giorno ho portato il Pallone d’Oro, sono partito una mattina e l’ho portato su una scena. Tutti sono stati felici di vederlo”. Riguardo la sua vita: “Quando mi avvicinavo a un risultato importante (sportivo o di vita), l’ultima fase del percorso diventava veramente difficile. È un po’ il mio karma: ogni volta che stavo per raggiungere qualcosa che desideravo, dovevo combattere per ottenerla. Poi con il buddismo ho imparato ad accettare questa cosa. Oggi lo faccio con maggior serenità”.

La nascita del Divin Codino di Baggio

Nel corso della conferenza stampa, Roberto Baggio ha ripercorso la scelta di far crescere i capelli e la nascita del leggendario codino:

“L’idea è nata per gioco. Stavamo in hotel in America durante i Mondiali e c’era una cameriera di colore che aveva delle treccine stupende. Mi ricordo che quel giorno, parlando con lei per farle i complimenti, mi disse: «Perché non te li fai anche a te?». E dopo due ore era lì a farmele. Ovviamente non potevo tenere le treccine libere durante le partite e quindi mi è venuta in mente l’idea di legarli con un codino”. Roberto non nasconde di aver avuto il desiderio di tornare a giocare: “Tornerei anche subito, ma il ginocchio non è d’accordo. Oggi ci sono tantissimi giocatori ai quali serve dare fiducia. È questa la cosa fondamentale”.

L’amore per il padre di Baggio

Un ricordo magnifico quello dedicato a suo padre, che lo ha iniziato al calcio e alla passione per il Vicenza e Paolo Rossi:

“La sua è stata un’educazione rigida, ma è stata la base per non arrendermi mai e non mollare mai. Provo una profonda gratitudine nei confronti di mio padre. Quando ero giovane non capivo l’amore e la protezione che provava a modo suo nei miei confronti. Oggi l’ho capito”.

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Roberto Baggio e quel rigore con il Brasile: "Lo porterò dentro" Fonte: ANSA

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