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Che fine ha fatto Frey: dall’Inter al virus fino a strage di Nizza sfiorata

L’ex portiere diventò buddista dopo un brutto infortunio, ora si dedica alla famiglia e allena i giovani

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Nelle tante vite di Sebastièn Frey la parentesi all’Inter è stata la più celebre anche se non la più fortunata. Il portiere francese, segnalato da Zenga per sostituire Pagliuca, arrivò in serie A ad appena 18 anni e nel nostro paese ha passato 15 anni andando via da uomo fatto e lasciando il segno in tutte le squadre dove ha giocato, ovvero – Inter a parte – Verona, Parma, Fiorentina e Genoa. Due volte titolare anche con la Francia, amante dei cani e delle macchine sportive, Frey ha avuto di tutto nella sua collezione di auto, anche una Ferrari Enzo e una Mini a tiratura limitata.

Frey, un ricordo per tutte le squadre dove ha giocato

A Gianluca Di Marzio confessò i ricordi più belli: “Ricordo benissimo Inter-Real Madrid con doppietta di Baggio appena arrivato in Italia nel ’98: non ho mai visto San Siro così pieno di gioia. Comunque in ogni squadra ho ricordi bellissimi. A Verona sono stato eletto miglior giocatore del campionato, all’Inter ho bei ricordi, al Parma ho vinto la Coppa Italia, alla Fiorentina ho vissuto grandi annate: non c’è un solo ricordo che porto nel cuore ma tanti momenti per ogni squadra”.

Frey segue Baggio e diventa buddhista

Alti e bassi nella sua carriera, come quando nel gennaio 2006 si infortuna gravemente in un violento scontro con Zalayeta: la diagnosi parla di uno stop di minimo 3 mesi. Frey passa il momento più brutto della sua carriera tra palestra e riabilitazioni ed è in questo periodo che si avvicina al Buddhismo chiedendo consigli anche al Divin Codino Roberto Baggio che era già diventato buddista convinto.

Frey miracolato in occasione dell’attentato terroristico a Nizza

Appesi gli scarpini al chiodo diventa opinionista per Sky Sport agli Europei 2016 ma subito dopo accade il primo dei tanti episodi clamorosi della sua vita. Frey infatti viveva a Nizza e scampò miracolosamente all’attacco terroristico che fece tante vittime il 14 luglio 2016: “Per diverse circostanze non mi sono ritrovato nell’attacco perché avevo programmato di essere sul lungomare per vedere i fuochi d’artificio come ogni 14 luglio, ma dopo essere stato in Italia, a Pescara, per un’iniziativa del Principe di Monaco il mio aereo ha fatto due ore di ritardo. Dopo essere rientrato ho deciso di rimanere a casa e di vedere i fuochi da lì, ma appena è successo molti amici hanno iniziato a chiamarmi per sapere le mie condizioni e ho capito la gravità della situazione”.

Tre anni dopo il destino gli presenta il conto: Frey rischia di morire a causa di un virus che lo aveva completamente debilitato: “Era una malattia autoimmune e c’è voluto un po’ di tempo per creare degli anticorpi ma adesso va tutto bene. E’ iniziato tutto banalmente, con un po’ di raffreddore presto trasformatosi in febbre. La temperatura è salita a quota 40, non ne voleva sapere di abbassarsi. Vado dal medico, mi prescrive un antibiotico che dopo una settimana non aveva ancora fatto effetto. Poi, il momento peggiore: una mattina mi sveglio e capisco che sono in grado di muovere soltanto la testa. Dal busto in giù, mi sentivo completamente paralizzato”.

Frey ha rischiato di morire per un brutto virus

“Mi facevano due o tre prelievi al giorno, ogni giorno. Hanno scoperto che si trattava di un virus, mi dissero che rischiavo la vita. In poche parole, questo virus era riuscito a farsi largo a causa del livello troppo basso di difese immunitarie. Non mi restava che aspettare e sperare che il mio corpo sviluppasse gli anticorpi necessari per sconfiggere il virus. Mi permisero di tornare a casa dopo oltre una settimana di ricovero. Dal punto di vista psicologico non ho passato un bel momento: avevo perso l’uso delle gambe e continuavo a dimagrire sempre di più. Poco alla volta sono riuscito a tornare alla normalità”.

Due anni dopo entra a far parte del progetto “Wine of the Champions” di Fabio Cordella per la produzione di vino con il suo nome. Oggi si divide fra la sua famiglia e l’Academy per portieri che ha creat e a Fanpage rivela: “Faccio il papà a tempo pieno. È un lavoro a tempo pieno. Ho creato un’Academy per portieri, degli stage dove i ragazzi possono imparare e capire bene tutti i segreti del ruolo del portiere”.

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