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Saronni: “Ayuso dà spettacolo, Pogacar da Tour. Italia in difficoltà”

L'ex campione italiano: “Milan ha un futuro importante da velocista, ma gli serve il treno giusto. Zana vedremo dove arriverà con un po' più di libertà”

19-06-2023 13:37

Saronni: “Ayuso dà spettacolo, Pogacar da Tour. Italia in difficoltà” Fonte: Getty Images

L’ex campione di ciclismo Giuseppe Saronni parla dei migliori corridori di oggi, a cominciare da Tadej Pogacar: “Tadej, per quello che mi risulta, nonostante non stia correndo e stia facendo un avvicinamento al Tour diverso dagli scorsi anni, è in buona salute e sta bene“. E’ esploso ultimamente Juan Ayuso: “E’ un ragazzo che ha delle grandi qualità, da quando è passato professionista ha sempre avuto un occhio di riguardo e non è mai stato un aiuto per la squadra ma è cresciuto con la mentalità da leader. Deve crescere ancora molto e deve trovare un po’ più di continuità nelle sue prestazioni, ma è uno di quei ragazzi che fanno i numeri e regalano spettacolo”.

La Spagna, oltre che su Ayuso, può contare su Mas e Carlos Rodriguez: “In Spagna c’è un discreto ciclismo e anche loro come tutti i paesi storici nel mondo del ciclismo erano un po’ in difficoltà con l’avvento di queste nuove generazioni, ma hanno ragazzi importanti che stanno crescendo. Il problema più grosso, visto l’andamento generale, ce l’abbiamo noi in Italia purtroppo”. Chissà se Zana potrebbe risolverne qualcuno: “E’ uscito dal Giro benissimo, con un’ottima condizione. Bisogna sempre tenere presente la qualità delle gare, ma vincere e fare bene è sempre difficile. Zana è uno dei nostri ragazzi che sta andando forte, fino a poco tempo fa è stato un uomo squadra e sarebbe bello vedere con un po’ più di libertà dove può arrivare. Il nostro grande problema? Abbiamo tanti corridori italiani che però corrono per squadre straniere (visto la mancanza di una formazione italiana World Tour) e quindi vengono sacrificati”.

Jonathan Milan si è invece scoperto velocista su strada: “Milan non lo conosco come corridore, ma l’ho seguito e nel mondo del professionismo troverà delle grandi possibilità. E’ un velocista di progressione e cioè che quando riesce a lanciarsi trova una velocità massima difficile da contrastare. I velocisti di progressione, come anche Petacchi e Cipollini, sono corridori che partono lunghi oppure attaccano da dietro lavorando di rimonta. A Milan credo manchi solo un treno ad hoc, ma ha davanti a sé una grande strada”.

Non si può toccare l’argomento sicurezza dopo la morte di Gino Mader: “Quando succedono queste cose, ti fermi a pensare. Il ciclismo purtroppo è fatto in questo modo e ha questa percentuale di rischio, poi possono esserci tante altre cause. Tutti hanno le proprie ragioni ed esigenze. Secondo me il gruppo non è fatto da troppi corridori ma ci sono troppe squadre presenti in corsa, ma nessuno si azzarda a dire queste cose. Ci vorrebbe che qualcuno fuori – che non abbia particolari interessi – lo facesse presente. Il numero delle squadre esaspera i movimenti in gruppo. Oggi poi questi ragazzi sono preparatissimi, hanno dei mezzi che tecnologicamente sono avanzatissimi e portano i corridori a delle velocità incredibili. Le ruote a frangia alta, per esempio, sono talmente performanti che bisogna prestare una grandissima attenzione perché portano i ragazzi a velocità incredibili e in corsa ti fanno fare meno fatica, ma tutti questi fattori ti portano ad avere delle situazioni in corsa per cui, quando raggiungi il massimo, alla minima disattenzione o fattore esterno possono provocare dei danni. La tecnologia di oggi ti porta ad avere delle grandi prestazioni, ma bisogna saperle gestire, a volte tirando un po’ il freno”.

Si torna a parlare di Ayuso e Pogacar, entrambi della Uae: “Non credo si rischi il dualismo interno, nel ciclismo di oggi ci sono talmente tante gare e spazio che si possono programmare calendari diversi. Chiaramente poi dipenderà anche da loro, ma gestire due campioni così non è complicato”.

Le scommesse italiane per il futuro: “I giovani non li conosco così bene, posso dire che mi aspettavo qualcosa in più – ma non è una critica – da Bagioli e Ballerini. Li ho visti qualche anno fa e pensavo crescessero di più, invece ho visto una battuta d’arresto. Giovani promettenti per un futuro ad alto livello faccio fatica, ma speriamo vengano fuori. Non voglio essere pessimista e in generale vedo un ciclismo italiano in difficoltà, anche se spero di sbagliarmi”.

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