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Che fine ha fatto Cerezo: il capodanno dell’84, la figlia trans e il padre clown

Il centrocampista brasiliano è stato un faro per Roma e Sampdoria, gioie e drammi nella sua vita fin da piccolo

01-08-2022 08:03

Per i tifosi della Roma era più di un idolo, non a caso entrò anche in una celebre battuta del primo cinepanettone, Vacanze di Natale del 1983 quando Carlo Urbinati, che intepretava Luca Covelli nel film, chiede alla fidanzata: “secondo te dove lo festeggerà il Capodanno Toninho Cerezo?”, per poi rispondersi: “Secondo me dorme, perché è un professionista”. E professionista il brasiliano lo è stato in tutta la sua carriera, in cui ha vinto uno Scudetto, 4 Coppe Italia, una Supercoppa Italiana, una Coppa delle Coppe, 2 finali di Coppa dei Campioni, una Copa Libertadores, 2 Coppe Intercontinentali, 2 Recope Sudamericane, una Supercoppa del Sudamerica e un terzo posto ai Mondiali del 1978.

Il padre di Cerezo era un pagliaccio brasiliano

Storia singolare, quella del centrocampista carioca. Suo padre, ‘Moleza’, era uno dei più grandi pagliacci circensi del Brasile, suonava in una banda e il futuro campione lo accompagnava negli spettacoli. Anche sua madre proveniva da una famiglia che lavora nel mondo del circo. Cerezo perse il papà però a soli 7 anni e crebbe nell’orfanotrofio Sant’Antonio. A 12 anni un allenatore, Ze das Camisas, lo invita a venire a giocare nella zona di Lourdes, quella dove si allena l’Atletico Mineiro, Per allenarsi deve fare tanti chilometri a piedi perché non ha i soldi nemmeno per permettersi l’autobus. La sua carriera inizia lì, quando l’arcivescovo di Belo Horizonte Don Serafin de Araujo, grande tifoso proprio dell’Atletico Mineiro, per trattenerlo nel club fa sì che venga ospitato nella pensione che la società riserva alle sue giovanili. In pochi anni Toninho è premiato come miglior giocatore del campionato brasiliano con la Bola de Oro, mentre per tre volte (1976, 1977 e 1980) entra nella top 11 e riceve la Bola de Prata.

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La Roma compra Cerezo per affiancarlo a Falcao

La svolta europea arriva quando la Roma lo compra per quasi 6 miliardi e dopo l’intervento del presidente della Repubblica Pertini che sblocca il diktat della Figc che voleva fermare l’ingresso di altri stranieri. In giallorosso farà coppia con Falcao. “Non sono stato il più forte giocatore della storia della Roma – dichiarerà anni dopo al sito della Hall of Fame giallorossa – ma credo di essere stato il più amato”.

Dopo la Roma Cerezo diventa l’idolo dei tifosi della Sampdoria

Nell’86 però, quando aveva 31 anni, Viola non gli rinnova il contratto. “Toninho veniva da due delusioni, – ha raccontato a ‘Tuttomercatoweb’ il suo agente Dario Canovi – non essere stato convocato da Santana per il Mondiale e una risoluzione del precontratto che avevamo sottoscritto con il Milan. I rossoneri decidono di non prenderlo. Non era un bel momento, ma arrivò la telefonata proprio della Sampdoria: Mantovani ci invitò ad andare a casa. E quando ci presentammo trovammo tutta la famiglia del Presidente, perché tutti erano grandi tifosi di Toninho. Cerezo mi disse di chiedere un miliardo e mezzo, la cifra che era stata promessa dal Milan. Mantovani allora fece sapere che potevano arrivare ad offrire 800 milioni. Toninho rispose inizialmente di no perché gli sembravano pochi, poi all’improvviso disse: ‘Scusate, vado a telefonare a Rosa’, e si rifugiò in un’altra stanza. Finita la telefonata si rivolse a Mantovani dicendogli: ‘Presidente, mio presidente’. Chiaramente il numero uno blucerchiato rimase sorpreso. E lui spiegò: ‘Rosa mi ha detto che se non firmo divorzia’. Allora andammo in macchina e dissi a Toninho che la moglie gli aveva dato il consiglio giusto. La risposta mi lasciò stupito: ‘Dario, io Rosa non l’ho sentita’. Anche questo era Toninho Cerezo”.

Cerezo portava i suoi cani al campo di allenamento

 

Con i blucerchiati Cerezo diventa il vecchio totem di una squadra di ragazzi terribili: vince altre 2 Coppe Italia (1987/88 e 1988/89), la Coppa delle Coppe nel 1989/90 dopo aver perso l’anno precedente la finale con il Barcellona di Cruijff, una Supercoppa Italiana nel 1991 ma soprattutto lo storico Scudetto del 1990/91. “Boskov mi diceva sempre: ‘Vialli e Mancini pensano di comandare loro, invece qui comando io’ “, ricordò Cerezo a ‘Rai Sport’. “Cerezo portava i suoi cani all’allenamento, – rivelò Dossena ricordando quei tempi – e ovviamente gli animali facevano i bisogni sul campo. Ma a Boskov questo non andava bene”. “I miei compagni si lamentavano dei cani, – conferma lui – ma poi ci giocavano. Per tenerlo buono avevo detto a Boskov che portavano via il malocchio”.

Tornato in Brasile, Cerezo giocò ancora per il San Paolo. Si ritirò nel 1998 dopo aver indossato anche le maglie del Cruzeiro e dell’America di Minas Gerais, disputando la sua ultima stagione con l’Atletico Mineiro, il club che lo aveva lanciato. Dopo il ritiro l’ex centrocampista diventa allenatore. Guida Atletico Mineiro, Vitoria e Guaranì in Brasile poi i giapponesi dei Kashima Antlers con cui vince il campionato nipponico, 2 Coppe Yamazaki Nabisco e la Coppa dell’Imperatore. Tenta di sfondare anche in Arabia Saudita con l’Al-Hilal e negli Emirati Arabi Uniti con l’Al-Shabab. Nel 2011 ha lavorato come osservatore per la Sampdoria, mentre 2013, tornato al Kashima Antlers, ha conquistato anche la Coppa Suruga Bank.

Cerezo: la famiglia e il presente da allenatore

Nella vita privata, separatosi dalla moglie Rosa, ha quattro figli: Lea T., nata Leandro, che ha cambiato sesso e oggi è una nota modella trans, Gustavo e le gemelle Luana e Lorena. L’Italia è rimasta nel suo cuore. “Ho casa a Genova oltre che a Belo Horizonte, 2 figlie e nipoti a Genova, – ha raccontato nel 2020 al ‘Secolo XIX’ – mi sento più a casa lì che qui, non vedo l’ora di tornare. Sento sempre i vecchi compagni. Lanna, Vierchowod, il Mancio, Vialli, tutti. La nostra forza era essere una famiglia prima che calciatori. E le famiglie non si perdono”. Di recente Cerezo ha ottenuto anche il patentino di allenatore a Coverciano e considerata la sua longevità da calciatore, chissà che prima o poi non lo si veda anche su qualche panchina italiana.

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