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Tanjevic: "Preferisco Scariolo a Messina"

L'ex CT azzurro: "Scariolo ha fatto miracoli in Nazionale, è perfetto a condurre il gioco".

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Tanjevic: "Preferisco Scariolo a Messina" Fonte: Getty Images

Dal 1994 al 1996 Boscia Tanjevic è stato allenatore dell’Olimpia Milano, dal 1997 al 2001 Boscia Tanjevic della Nazionale Azzurra e nel 2002 della Virtus Bologna e questo è il confronto tra i coach delle due corazzate di casa nostra tracciato ai microfoni di Sport Club: “Scariolo è un maestro nella conduzione del gioco. Un allenatore può schierare in difesa due cestisti scarsi, ma di solito lo evita, e non è sempre semplice nascondere i limiti individuali. Belinelli è un classe 1986, non deve solo segnare, ma anche lavorare in difesa: in questa manifestazione ci vuole intensità e ritmo; Teodosic spesso si salva con invenzioni straordinarie, ma sforzarsi nelle due fasi al 110% non è facile, se non sei al massimo dell’efficienza fisica. Le italiane non devono mollare in Eurolega, la strada è ancora lunga: Bologna pare più fresca. Scariolo ha fatto miracoli in Nazionale, per questo preferisco lui a Messina. Adesso gli allenatori entrano in campo con la faccia scazzata, come fossero sicuri che la partita andrà male: questo leva tranquillità ai ragazzi, invece io sorridevo infondendo fiducia e spronandoli a fare ciò che sapevano sul parquet”.

L’album dei ricordi rivela istantanee di grandi del passato e consente l’esame della Nazionale attuale: “Bodiroga è come fosse mio figlio. Ai tempi le squadre italiane vincevano le coppe europee con due stranieri e quello che faceva la differenza erano gli italiani. Lui era un grandissimo, uno alto come lui ivede del resto meglio il campo. In una partita contro Reggio Calabria fece 51 punti e 14 rimbalzi: è questa la ragione per cui avere un play alto aiuta. Fucka quando venne a Trieste aveva già una tecnica straordinaria in relazione alla sua altezza: era un combattente, caratteristica che non sempre gli allenatori possono incorporare nei giocatori. Ci sono giocatori che vanno su e giù per il campo, ma non combattono, non si buttano per terra e cedono sul -10 a 7 minuti dalla fine. Conosco i genitori di Pozzecco, non l’ho estromesso dalla Nazionale per mancanza di talento o carattere: ha vinto uno scudetto con il naso spaccato, ma non accettava di partire dalla panchina; Basile e Meneghin avevano un altro tipo di atteggiamento. Poi quando ha iniziato a fare l’allenatore l’ho chiamato e detto che le cose per lui sarebbero state all’opposto di quando giocava. Come allenatore è valido, ha la capacità di farsi volere bene dai giocatori: quando sei stato un giocatore di alto livello certe cose sono più facili, conosci meglio il corpo e l’anima di chi va in campo. La Nazionale ha giocato bene, così come aveva fatto con Sacchetti: entrambi hanno trovato i punti deboli della Serbia, spaventandola. E Pozzecco è stato sfortunato nella partita con la Francia”.

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