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Volley, Egonu: "Non vado via per i soldi"

La giocatrice, nazionale azzurra e da anni bandiera dell'Imoco Conegliano giocherà la prossima stagione al VakifBank Istanbul in Turchia.

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Volley, Egonu: "Non vado via per i soldi" Fonte: Getty Images

Paola Egonu sta vivendo gli ultimi giorni in maglia Imoco. L’ultima volta la indosserà in vista della finale di Champions League contro la sua futura squadra del VakifBank Istanbul in Turchia.

La campionessa azzurra ha già archiviato il campionato con la vittoria del tricolore e il titolo di MVP della stagione. A “Corriere della Sera” si è raccontata parlando di questa sua scelta.

“Ma i soldi contano poco. Mi è capitato di rifiutare cifre importanti: quando devo prendere una decisione l’assegno è l’ultima cosa che vado a considerare. Sono più interessata alla crescita legata al cambiamento, a uscire dalla mia zona di comfort. Lo stimolo, forte, per fare un’esperienza all’estero c’è. Giocare fino a 40 anni come Francesca Piccinini? Assolutamente no. Non c’è niente di sbagliato nella longevità ma non è la mia storia: ci sono troppe cose da fare nella vita perché io corra il rischio di giocare a volley per altri vent’anni”.

Non manca anche una riflessione su temi delicati, dal razzismo all’amore. Tempo fa ammise di essersi innamorata di una donna, una collega.

“Ho ammesso di amare una donna – e lo ridirei, non mi sono mai pentita – e tutti a dire: ecco, la Egonu è lesbica. No, non funziona così. Mi ero innamorata di una collega ma non significa che non potrei innamorami di un ragazzo o di un’altra donna. Non ho niente da nascondere però di base sono fatti miei”.

Invece sul razzismo spiega: “È da un bel po’ che queste cose non mi succedono più, per fortuna. Ma l’Italia non è un Paese razzista, di persone cattive in giro ce ne sono poche. A volte noto ignoranza, che è diverso, e un po’ di superficialità”. Può succedere invece di essere pesantemente insultata per tutt’altro: “La cosa più fastidiosa è quando si dimenticano che sono un essere umano. Ricordo la frustrazione di un genitore che non aveva avuto un autografo per la figlia: sei una stronza, scrisse su Instagram. No, mi dispiace, stronza non sono: sei tu che ignori i ritmi e le esigenze della vita di una professionista dello sport. Quel giorno, dopo la partita, io di autografi ne avevo firmati cento. Al resto sono abituata. Sui social gli haters li blocco, inutile perdere tempo a ragionarci”.

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