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Volley femminile, Egonu si confessa: "Dura star fuori nell'Europeo giocato in Italia. Sogno Parigi 2024"

Paola Egonu parla della sua vita e lascia pensieri in ordine sparso nella chiacchierata con Federico Buffa. "Fa male quando mi considerano ancora una straniera"

27-11-2023 15:54

Roberto Barbacci

Roberto Barbacci

Giornalista

Giornalista (pubblicista) sportivo a tutto campo, è il tuttologo di Virgilio Sport. Provate a chiedergli di boxe, di scherma, di volley o di curling: ve ne farà innamorare

La testa alta è un dono di madre natura, ma Paola Egonu non fa nulla per abbassarla. Lei che il mondo lo guarda sempre da un punto privilegiato, forte dei 193 centimetri che gli hanno permesso di diventare una delle atlete più forti di ogni epoca del volley mondiale. Atleta però costretta oggi giorno a dover dimostrare qualcosa in più, forse perché nata in un paese che le diversità continua a non volerle tollerare, quasi fossero un limite, anziché una ricchezza.

Paola però questa cosa l’ha capita molto tempo fa: sapeva che avrebbe dovuto affrontare più difficoltà rispetto a molte sue coetanee, ma la cosa non l’ha spaventata. Semmai l’ha rafforzata, come ha avuto modo di ribadire nel corso della chiacchierata con Federico Buffa e Federico Ferri nel programma “Federico Buffa Talks”, di cui a 24 ore dalla messa in onda dell’episodio sono già stati resi noti alcuni passaggi rilevanti.

L’esclusione più dolorosa: “L’Europeo in casa, che sogno…”

Quella diversità che per tanti è un limite, per Egonu è davvero un punto di partenza indispensabile per comprendere meglio il proprio pensiero.

“Credo che sia proprio il nostro essere diversi gli uni dagli altri a poterci rendere unici e speciali agli occhi delle persone. È fantastico avere atleti che hanno ognuno una caratteristica diversa, tale da renderli più forti. Purtroppo nel nostro mondo chi è forte viene visto come un atleta che non può mai sbagliare, e invece questo è un grosso limite. Ci si carica di tensioni inutili e così facendo si preferisce staccare col mondo, isolarsi e non pensare al confronto, ma soltanto a stare in pace con se stessi”.

Il riferimento di Paola è anche a quanto capitato nel corso dell’ultima estate, dove le ripetute esclusioni di Mazzanti dal sestetto titolare hanno destato perplessità e finito per accendere spesso e volentieri i riflettori proprio sulla posizione di Egonu, non più salda come un tempo.

“La cosa che mi ha fatto più male è stata il dover restare fuori proprio nel torneo che abbiamo giocato a casa nostra, in Italia, dove non avevo mai potuto difendere i colori della nazionale in passato. Però è stata un’esperienza che mi ha aiutato a maturare ancora di più: ho imparato a stare un passo indietro, a tifare per le mie compagne, a lavorare su me stessa ben sapendo che le decisioni che prendono gli altri non debbono influenzare le mie scelte e ciò che penso sul mio conto”.

Un nuovo capitolo: Milano e (soprattutto) Parigi 2024

Mazzanti ormai è il passato, e nel futuro azzurro di Paola ci sarà Julio Velasco, che in qualche modo l’ha già investita del ruolo di titolare ai danni di Antropova (non lo ha detto chiaramente, ma l’ha fatto capire piuttosto bene). Presto per dire se il dualismo verrà meno una volta per tutte, abbastanza per ribadire la fiducia che il tecnico di La Plata ha nei confronti della fuoriclasse di Cittadella.

La nazionale è una parte importante della mia vita, nel volley e anche fuori. Mi porto dietro tanti bei ricordi, dalle qualificazioni ai giochi di Rio 2016 dove ebbi modo di entrare fino alla finale mondiale del 2018 e alla vittoria agli Europei 2021. Amo questa maglia e mi piace far parte di questo ambiente.

Spero di poter ritrovare tutte le mie compagne sulla strada che conduce a Parigi 2024, e di centrare una medaglia che avrebbe un valore e un significato davvero speciale, lottando con tutte le nostre forze. Prima però vorrei fare grandi cose anche con il Vero Volley: sappiamo di avere le potenzialità per andare lontano, ma dovremo dimostrarci all’altezza degli obiettivi che ci siamo poste a inizio stagione”.

Da Mila e Shiro a simbolo di riscatto e di diversità

Il ritratto che emerge di Egonu nel corso della chiacchierata è quella di un’atleta di successo che ha saputo davvero partire dal basso, prima di diventare ciò che rappresenta oggi per milioni di appassionati.

“Ero una bambina che si divertiva solo a guardare cartoni in tv, e Mila e Shiro in qualche modo è stato quello che più mi ha influenzato. Mio padre detestava vedermi sempre sul divano a non fare niente, così mi ha spronato ad entrare in palestra e a conoscere cosa significhi far parte di uno spogliatoio. All’inizio è stata durissima, perché mi infastidiva sentirmi giudicata da chi doveva dire se facevo bene o meno bene una certa cosa. Poi ho imparato ad apprezzare tutto di quel mondo, dal rapporto con gli allenatori a quello con le compagne, ed è diventato il mio mondo”.

Essere diventata un volto noto ha comportato però altre responsabilità, meno sportive e più sociali:

“Io parlo per Paola di Cittadella, per tutti quei ragazzi e ragazze che vivono situazioni di disagio non solo per via del colore della pelle, ma anche di diversità. Mi batto tanto perché vorrei che tutti potessero crescere nell’amore e non nel dolore, come è capitato a me perché in molti ancora continuano a non considerarmi italiana, ma straniera”.

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