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25 anni senza Gianni Brera, reinventò il linguaggio del calcio

Il giornalista-scrittore pavese morì il 19 dicembre del 1992 in un tragico incidente stradale.

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25 anni senza Gianni Brera, reinventò il linguaggio del calcio Fonte: ANSA

Pretattica (l’inizio di una manovra prima che sia visibile la strada prescelta), uccellare (ingannare l’avversario con un virtuosismo), contropiede (un attacco in direzione inversa tratto dalla seconda fase della danza del coro delle tragedie greche), disimpegnare (allontanare la palla dall’area di gioco), cursore (ala tornante molto veloce). Sono soltanto alcuni dei neologismi coniati da Gianni Brera. Coniò anche una serie di soprannomi per le stelle del calcio italiano: “Abatino” (Gianni Rivera), “Rombo di tuono” (Gigi Riva), “Bonimba” (Roberto Boninsegna), ma anche “Puliciclone” (Paolo Pulici) e i meno noti “Pelasgio”, ideato  per Bruno Conti, in riferimento alle sue origine nettunensi e tirreniche, e “Deltaplano”, dedicato all’apertura alare di Walter Zenga. ). E Franco Causio, calciatore caratterizzato da una grande eleganza stilistica, diventava il “Barone”.

Il giornalista-scrittore pavese morì il 19 dicembre del 1992 in un tragico incidente stradale. Nato nel 1919 a San Zenone al Po, Gianni Brera fu chiamato già nel 1945 alla Gazzetta dello Sport diventandone direttore nel 1949. Tra le numerose testate presso le quali ha lavorato figurano anche il Giorno, il Giornale, il Guerin Sportivo e la Repubblica. Si devono a Brera anche numerosi libri, romanzi, saggi e piece teatrali e radiofoniche.

“Non é vero che Gianni Brera fosse uno scrittore prestato allo sport, come dicevano i suoi amici per farlo sorridere. Come scrittore ha realizzato quello che doveva e voleva. Non é vero nemmeno come diceva lui stesso di avere scelto lo sport perché era disgustato della politica. Aveva scelto lo sport come un pretesto. Perché il suo insegnamento era che si può gioire e dar gioia anche parlando di cose poco spesse come il gioco e il tifo. Era laureato e colto, ha letto un libro per notte per decine d’anni, ricordava la data del matrimonio di Teodolinda ma voleva occuparsi di sport per conto di chi incontrava al bar. E ha insegnato che non c’é solo chi vuole educare il popolo per sfruttarlo e chi lo vuole sfruttare per educarlo. C’è posto anche per chi da pari a pari vuole farlo sorridere, per chi vuole dargli sollievo dalla sofferenza quotidiana, condividendo le sue passioni” scrisse suo figlio Franco pochi giorni dopo la morte.

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