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Carl Lewis: il calcio di oggi deve tutto a Pelè, dico sì alla tecnologia nello sport

Il "Figlio del Vento" è atterrato in Cile e ha parlato di tutto, dalla tecnologia alla sua ammirazione per O Rei: ecco cosa ha detto sul brasiliano

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Marco Festa

Marco Festa

Giornalista

Frequentatore di stadi ed esperto di calcio, ama agganciare e far domande a idoli e futuri campioni. Anzi, spesso precorre gli addetti ai lavori e li scova prima di loro

Dici Carl Lewis è pensi all’atleta che nel ventesimo secolo è stato una spanna sopra tutti: nove medaglie d’oro olimpiche, otto medaglie d’oro ai campionati del mondo, il primo uomo a scendere sotto i 9″90 nei 100 metri e detentore del record del salto in lungo indoor. Il “Figlio del Vento” oggi ha 62 anni.

Leggenda assoluta. che con Mark Spitz, Paavo Nurmi e Larisa Latynina, è al secondo posto tra gli atleti con più medaglie d’oro ai Giochi Olimpici, Lewis è arrivato lo scorso venerdì in Cile dove è stato invitato in qualità di ospite d’onore di Panam Sports per Santiago 2023. Per sei giorni avrà modo di guardare le gare in programma. L’atletica è l’atletica, ma Lewis non ha nascosto di sperare di dedicarsi anche ad altri sport.

Lewis esalta Pelé

A El Deportivo, Lewis ha avuto parole di elogio sperticato per Pelè

Penso che Pelé sia ​​incredibile. È una persona che ammiro davvero ed era un atleta incredibile. Cerco di spiegare ai bambini di oggi che i grandi giocatori del calcio di oggi giocano nello stile inventato da Pelé. Dicono che oggi c’è un ottimo livello, ma è stato Pelé ad inventarlo. È l’inventore e il migliore di tutti.

I Giochi Panamericani mi stanno molto a cuore. I Giochi Panamericani del 1979 a Porto Rico furono la mia prima competizione internazionale. Anche mia madre ha disputato la sua prima competizione internazionale in Argentina nel 1951.

Atletica, Lewis: “Più che un allenatore sono un maestro”

Lewis ha poi parlato della sua esperienza da allenatore:

Sono fondamentalmente un insegnante. Un maestro di un sistema che è stato sviluppato in gran parte dal mio allenatore Tom Tellez. Nel programma di Houston insegniamo loro questo sistema. Personalmente cerco di mantenerlo semplice, sempre basato sulla scienza. Non mi considero proprio un allenatore, come ho detto, sono un maestro del sistema che riteniamo corretto. Dico sì alla tecnologia nello sport.

Lewis e Bubka, abbraccio amarcord in Cile

Nel corso dell’intervista, Lewis ha abbracciato Sergej Bubka, un altro gigante dello sport planetario, campione di salto con l’asta. Un abbraccio dall’alto valore simbolico dato che Lewis e Bubka hanno rappresentato USA e l’Unione Sovietica in piena Guerra Fredda: indelebile il ricordo di Seul 1988.

Ora, a Santiago, con quelle barriere infrante e dimenticate, gli atleti si mostrano compagni di un’epoca d’oro per l’atletica mondiale. Lo sport e la politica era un binomio non trascurabile all’epoca, ma adesso è un momento diverso. Fu proprio a Seul che Bubka vinse l’oro olimpico mentre Lewis vinse la medaglia d’oro nei 100 metri e nel salto in lungo.

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