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Ciclismo, Bettini a cuore aperto: "L'Italia di oggi è solo Ganna"

L'olimpionico 2004: "Mi manca non aver vinto una medaglia da CT, mi rivedo in Alaphilippe".

11-01-2023 20:08

Ciclismo, Bettini a cuore aperto: "L'Italia di oggi è solo Ganna" Fonte: Getty Images

Dopo i fasti da corridore che ha segnato una vera e propria epoca nelle prove di un giorno (in bacheca il labronico conserva una Olimpiade, due Mondiali, una Milano-Sanremo, due Liegi-Bastogne-Liegi e due Giri di Lombardia) e quattro Nazionali dirette dall’ammiraglia (sfiorando il podio nel 2010 e nel 2013), Paolo Bettini, dall’anno scorso brand ambassador dell’elvetica SWI assieme allo storico luogotenente Luca Paolini, esamina il momento del ciclismo di casa nostra, e non solo: “Ganna è il ciclismo italiano, ha doti che non ha ancora espresso, non è solo un pistard e un cronoman; può già vincere la Liegi-Bastogne-Liegi. Non capisco perché gli sponsor facciano fatica a investire in questo sport: nessun altro dà i numeri del ciclismo e se ancora oggi Mapei e Mercatone sono considerate le grandi del ciclismo, significa che hanno avuto una sorta di ritorno; nel ciclismo lo sponsor identifica la squadra. Manca almeno una squadra World Tour: ne beneficerebbero le nuove leve. I nostri dilettanti, che a fine stagione hanno corso circa 80 giorni, non partecipano a corse professionistiche come all’estero e sono penalizzati in esperienza. Abbiamo corse storiche, ma i ragazzi faticano a emergere”.

Le altre riflessioni a oasport vertono a ruota libera: “Che sfida al Giro d’Italia tra Evenepoel e Roglic! E’ favorito il primo: sulla carta è più forte e ha la testa più leggera, perché la sua carriera sarà più lunga; il mio erede in gruppo è Alaphilippe. Mi spiace non aver vinto una medaglia da Selezionatore: il materiale umano, da Nibali a Pinotti, a Pozzato, c’era, ma sarò sempre disponibile a dare una mano al ciclismo azzurro. Rebellin è stato un amico, un compagno di allenamento e un avversario, e non solo: il ciclismo era la sua vita. Per migliorare la sicurezza stradale occorre un cambio radicale del sistema, è un problema sociale: siamo disordinati. Al Nord Europa c’è una cultura differente, si rispetta in maniera maggiore il prossimo. E’ un processo che va oltre le sanzioni, che pure sono importanti”.

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