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Che fine ha fatto Emerson, Puma alla Juve e gattino al Milan

Il brasiliano era un fedelissimo di Capello

Sarà ricordato negli annali per le punizioni, per la sagacia tattica, per i passi felpati che gli valsero il soprannome di Puma ma anche per essere stato il primo calciatore a presentare un certificato medico per saltare gli allenamenti per “depressione”. Emerson è stato un idolo alla Roma e alla Juventus, per poi deludere con la maglia del Milan. Per forzare la mano ai giallorossi e seguire il suo mentore Capello in bianconero ci fu il braccio di ferro con i capitolini nel 2004. Al Messaggero raccontò: «È vero che stavo male. Ero in Brasile ad aspettare, mi turbava il fatto di rovinare il bel rapporto che avevo con l’ambiente. Erano sei mesi che non ricevevo stipendio e c’erano altre cose che mi avevano promesso e non mi erano state date. E va bene, avevo accettato, conscio della situazione. Però poi arriva un’offerta importante e il presidente ti dice di no: “Non posso venderti, non saprei come spiegarlo ai tifosi. Ma abbiamo bisogno di soldi…”. In quel periodo nemmeno i dipendenti ricevevano gli stipendi. Voglio dire, per noi giocatori è un conto, siamo ricchi. Ma nel club lavorano anche persone che guadagnano 1.000 euro al mese. Non tradii. Per quattro anni ho fatto il mio lavoro e l’ho fatto bene. Il traditore è chi guadagna bene, non fa nulla per la squadra e poi se ne va».

SCUDETTI TOLTI – Lui se ne andò dopo aver dato tanto e fu super anche alla Juve. Le sue sgroppate coast to coast lo portarono ad essere un titolarissimo in una squadra imbottita di campioni in ogni reparto. Formerà un’incredibile linea di centrocampo con giocatori del calibro di Camoranesi, Vieira e Nedved. Vincerà 2 Scudetti che le note vicende di Calciopoli cancelleranno dal palmares bianconero. A Marca disse: «Ancora oggi, non ho capito il finale di quella storia. Si dicevano tante cose sugli arbitri, ma chi seguiva la partite si meravigliava per la forza e la tecnica di quella squadra: non aveva bisogno di aiuti per vincere le partite. Nel tempo avremmo avuto grandi possibilità di vincere la Champions League». Con la Juve in B seguì ancora Capello al Real Madrid, vincendo la Liga: «Avevo altri tre anni di contratto con la Juve e non pensavo di andare via, ma la mia cessione era necessaria per aiutare il club. Con l’arrivo di Capello ho pensato che per me potesse nascere una nuova opportunità e così è stato. Dico sempre che passare dal Real Madrid mi ha fatto sentire completo come calciatore».

IL CREPUSCOLO – Nell’estate del 2007, dopo aver dato l’addio alla Seleção, sarà il Milan a riportarlo in Italia per 5 milioni di euro . In rossonero dimostra di essere un giocatore avviato verso il crepuscolo della carriera e nonostante la Supercoppa Europea vinta contro il Siviglia nell’agosto 2007 ed il Mondiale per Club del dicembre dello stesso anno, totalizzerà soltanto 27 presenze in 2 stagioni quasi sempre da subentrante. Il 21 aprile 2009 di comune accordo con il Milan rescinde il suo contratto per tornare in Brasile dove firma per il Santos. Anche con la maglia che fu di Pelé, purtroppo, le cose non andranno bene e dopo appena 6 presenze – nell’ottobre 2009 – terminerà la sua carriera. Torna a vivere in Brasile dove inizia un corso da direttore sportivo e fonda una scuola calcio a Pelotas, suo quartiere di nascita. La scuola calcio si chiama “Fragata Futebol Clube” ed conta 20 dipendenti, 3 campi da calcio ed un’ottantina di iscritti, suddivisi in tre fasce d’età: under 17, under 15 ed under 13. Inoltre a partire dalla fine del 2014 il Fragata è satellite della Roma che quindi può vantare diritti di prelazione sui giovani cresciuti nel vivaio del club di Pelotas.

SPORTEVAI | 22-02-2019 13:12

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