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F1: l'assurda fine in pista di Elio de Angelis, 35 anni fa

Al posto di Elio de Angelis, 28enne pilota romano, doveva esserci Riccardo Pratese ma per una beffa del destino le cose non andarono così

Aveva solo 28 anni e l’etichetta, impropria e ingiusta, attaccata addosso di pilota con la valigia. Una iperbole giornalistica, una sorta di semplificazione per chi come lui, aveva un percorso sui generis nella F1. Ma Elio de Angelis, romano con una smisurata voglia di velocità in un’epoca in cui i motori erano non solo riservata a pochi, ma con notevole indice di pericolosità era un giovane rispettato, stimato dagli altri piloti. Addirittura temuto e guardato come un rivale, da quanto ha affermato anni dopo Riccardo Pratese.

Elio de Angelis, destino beffardo

Il loro è stato un destino incrociato che ha dell’assurdo. Una narrazione talmente tragica da ricordare le rappresentazioni dell’antico teatro greco. Perché 35 anni fa quei test di Le Castellet sulla Brabham non sarebbero dovuti essere una cosa per Elio.

Elio de Angelis è morto 35 anni fa, segnando un solco nel mondo della F1. Poche ore da quel terribile schianto e il ragazzo che amava correva si riservava un non luogo nella memoria degli appassionati, indimenticabile. Quel 14 maggio 1986, de Angelis aveva deciso di collaudare lui per l’ultima messa a punto la Brabham-BMW BT55, affidata per quel mondiale a lui e Riccardo Patrese.

Il pilota destinato all’ulteriore messa a punto della rivoluzionaria e discussa monoposto era infatti Patrese, il quale, su insistente richiesta di Elio, alla ricerca com’era della migliore intesa con la nuova monoposto, gli permise di sostituirlo nei test. La mattina di quel giorno, a causa della perdita dell’alettone in piena velocità sul dritto, la Brabham si avvitò in aria, rimbalzando ripetutamente sull’asfalto prima di abbattersi contro il guardrail e prendere fuoco.

I soccorsi tardarono troppo: i primi a intervenire furono gli altri piloti in pista cioè Jones, Mansell e Prost che provarono ad estrarre De Angelis dalla monoposto in fiamme; tentativi nobili che si rivelarono inutili.

I successi di Elio de Angelis in F1

L’allora 28enne pilota romano, più di 100 Gran Premi, terzo nel mondiale ’83, sei stagioni in Lotus con due successi in Austria nel 1982 e a San Marino tre anni dopo e tre pole position, era stabilmente considerato all’epoca tra i campioni del circus alla stregua di Lauda, Prost, Mansell, Piquet e Senna.

Il ricordo di Riccardo Pratese: “Dovevo essere io al posto di de Angelis”

Riccardo Pratese, in un recente intervento al Motor Legend Festival di Imola prima del Covid, ha esternato le sensazioni angosciate e destabilizzanti provate allora.

“Lo capite che sulla macchina in cui è morto Elio ci dovevo essere io? La scomparsa di De Angelis mi aveva colpito nel profondo, perché per la prima volta mi ero reso conto dei rischi che correvamo. Noi piloti, essendo dei fatalisti, pensavamo che non sarebbe mai toccato a noi e questo ci rendeva capaci dei sorpassi più incredibili. E, invece, dopo la morte di Elio non sentivo alcuna voglia di tornare in macchina, come se si fosse rotto qualcosa dentro di me”, aveva ricordato Pratese.

Il ruolo di Ecclestone dopo la scomparsa di Elio de Angelis

La morte di Elio lo aveva catapultato nella disperazione e ricordato la vulnerabilità di quanti, come lui, correvano sulle piste. Riccardo non aveva alcuna intenzione di andare a Spa per il GP successivo:

“E’ stato Bernie Ecclestone a convincermi dicendo che eravamo sulla stessa barca e non potevamo fermarci. Anzi, era proprio in onore e ricordo di chi non c’era più che bisognava andare avanti facendo il proprio meglio. I primi giri in Belgio furono durissimi, ma poi tornò la tempra del pilota e le nubi che avevo nella testa si diradarono un po’ alla volta. Credo che con la scomparsa di Elio io abbia vissuto il mio momento più basso di pilota di Formula 1. Quello è stata una fase particolarmente difficile da superare, che testimonia anche quale fosse il legame che si era creato con De Angelis”.

La morte di Elio de Angelis mise sotto accusa la Federazione Internazionale, a causa dei colpevoli ritardi nei soccorsi, che fu costretta ad introdurre rigorosi standard regolamentari, al fine di rendere più sicure le corse automobilistiche. Standard di sicurezza che subirono un’ulteriore e doverosa stretta quando a perdere la vita in pista fu Ayrton Senna il 1º maggio 1994 a Imola.

VIRGILIO SPORT | 14-05-2021 16:10

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