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Ciclismo, Giro di Lombardia: Pogacar cala il tris, ma che bravo Bagioli: secondo davanti a Roglic

Pogacar si conferma e mette nel mirino il record di Fasto Coppi. La terza affermazione consecutiva dello sloveno al Giro di Lombardia è un capolavoro più forte anche dei crampi

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Roberto Barbacci

Roberto Barbacci

Giornalista

Giornalista (pubblicista) sportivo a tutto campo, è il tuttologo di Virgilio Sport. Provate a chiedergli di boxe, di scherma, di volley o di curling: ve ne farà innamorare

Più forte dei crampi, più forte di qualsiasi avversario: per il terzo anno consecutivo Tadej Pogacar è il signore del Lombardia, regione che, a questo punto, dovrà pensare seriamente di concedergli la cittadinanza onoraria vista la straordinaria sequenza di affermazioni lungo le strade della “classica delle foglie morte”.

Pogacar mette nel mirino Coppi

Solo Fausto Coppi è riuscito a vincerne quattro di fila (dal 1946 al 1949): appuntamento tra un anno per eguagliare il “Campionissimo”, che da lassù si sarà goduto l’ennesima impresa del fuoriclasse sloveno, capace di resistere nel finale anche a un accenno piuttosto corposo di crampi che per qualche centinaio di metri ha alimentato i sogni di rimonta dei primi inseguitori.

L’assolo di Pogacar

Contro questa versione di Pogi, però, c’è stato poco da fare: gli altri due Lombardia li aveva vinti in volata, battendo Fausto Masnada (nel 2021) ed Enric Mas (nel 2022). Stavolta ha preferito l’assolo personale: dopo aver fatto la selezione sul passo Ganda, lo sloveno s’è lanciato a tutta in discesa staccando il gruppetto dei migliori e poi guadagnando progressivamente fino all’ultimo strappo, quello del Colle Aperto (Bergamo Alta), affrontato con la paura di vedere interrotta la propria azione proprio per via dei crampi che lo hanno attanagliato alla coscia destra qualche chilometro prima. Bravo a gestire la situazione, Tadej ha superato la crisi ed ha aperto di nuovo il gas, garantendosi un minuto di vantaggio allo scollinamento per poi godersi gli ultimi tremila metri in parata.

Che bravo Bagioli

Pogacar super, ma bravissimo anche Andrea Bagioli, che allo sprint ha regolato Vlasov, Roglic (all’ultima gara in maglia Jumbo Visma) e Woods. Nulla da fare per Evenepoel, che s’è staccato già prima del Ganda (complice anche una caduta a inizio corsa) e che solo nel finale s’è fatto vivo nel secondo gruppo inseguitore, sprintando per la decima posizione. Pogacar chiude il 2023 con due classiche monumento in bacheca (oltre al Lombardia, il Fiandre) e la sensazione che a 25 anni sia il corridore più completo di tutto il panorama del World Tour.

Le pagelle del Lombardia – Top

TADEJ POGACAR 10 E LODE. Favoloso. Sontuoso. Di più: strepitoso. Sceglietelo voi l’aggettivo più appropriato, tanto la sostanza non cambierà. Tadej Pogacar è un talento puro e cristallino, che a 25 anni ha imparato che nella vita non tutte le ciambelle riescono col buco (gli ultimi due Tour lo hanno dimostrato), ma che quando si mette in testa una cosa è difficile che possa sfuggirli. Ha attaccato in salita, provando a far saltare il banco, ma è in discesa che ha completato il capolavoro. E ha resistito nel finale, come in una crono, più forte dei crampi. Temeva di arrivare all’arrivo e dover sfidare Roglic, così ha provato di tutto per anticiparlo. Ha rischiato, ma ha vinto la scommessa. Chapeau.

ANDREA BAGIOLI 9. Che peccato che la stagione sia praticamente giunta al termine. Nell’ultima settimana, Bagioli ha dimostrato di meritare credito e considerazione. Due giorni fa al Gran Piemonte ha piazzato la zampata, stavolta s’è messo dietro signori corridori, primo “degli umani” pensando a quel che ha detto la strada. Condizione super, intelligenza e grande gamba: un barlume di speranza per il ciclismo italiano con vista 2024 (quando correrà con la Lidl Trek).

ALEKSANDR VLASOV 7,5. Bravo il russo, che conferma una volta di più di essersi preparato bene per le gare di fine stagione. Aveva fatto capire di star bene già al Giro dell’Emilia e alle Tre Valli Varesine, stavolta ha il merito di non far scappare Pogacar in salita, unico in grado di tornare sulla sua ruota. In discesa ha mezzi limitati e poteva fare ben poco per chiudere il buco.

SIMON YATES 7. Resta attaccato con le unghie e con i denti sul Ganda, perdendo qualche metro ma riuscendo poi a rientrare in discesa. A quel punto pensa solo in funzione dello sprint, dove chiude quarto cercando comunque di battagliare contro avversarie più veloci in un arrivo ristretto.

CARLOS RODRIGUEZ 7. La Ineos non aveva che lui come freccia per provare a infilzare il Lombardia. Carlos è giovane e sicuramente sa già il fatto suo: resiste sulle rampe del Ganda, scappa anche a Bergamo Alta mandando in crisi big come Carapaz e Roglic, e alla fine si accontenta di un settimo posto che comunque lo ripaga degli sforzi profusi.

Le pagelle del Lombardia – Flop

PRIMOZ ROGLIC 5,5. Avrebbe voluto chiudere con un altro acuto, l’81esimo in totale, nell’ultima gara con la divisa della Jumbo Visma. Deve accontentarsi di un piazzamento che a conti fatti è il massimo a cui ha potuto ambire, pensando a cosa hanno detto gli ultimi 35 chilometri di corsa. Già sul Ganda fa l’elastico, evidentemente sentendo che la gamba non è al top. Poi rientra su Pogacar quasi in cima, ma in discesa si stacca e a quel punto la gara è andata. Addirittura a Bergamo Alta perde le ruote dei compagni di fuga. Lancia la volata lunghissima e Bagioli l’infila. Completa però l’ennesima giornata di gloria a tinte slovene.

RICHARD CARAPAZ 5. Viene dato come quello più pimpante in salita, poi però si capisce che c’è più d’uno che ne ha di più. Anche perché fatica da subito a tenere il ritmo di Pogacar, addirittura facendosi sfilare a metà del passo Ganda. L’unico pregio che mostra è quello di andare su del suo passo, recuperando un po’ in discesa. Poi a Bergamo Alta paga lo sforzo e perde nuovamente contatto.

REMCO EVENEPOEL 5. Una caduta banale dopo pochi chilometri lo condiziona in un pomeriggio nel quale i conti non ne vogliono sapere di tornare. Resta lontano dai big nei momenti chiave della corsa, poi nel finale ritrova le forze e si fa carico di riportare sotto il suo gruppetto inseguitore, andando anche a sprintare per una platonica nona posizione. Dalla Vuelta in poi non è stato il solito Remco, quello che prometteva di essere. Ma resta comunque l’oggetto del desiderio di mezzo World Tour: che farà con lui la Soudal Quick Step? Qualche giorno e la curiosità sarà soddisfatta.

Menzione speciale per…

THIBAUT PINOT. A 33 anni e mezzo decide di chiudere la carriera, e per l’occasione dalla Francia si mobilitano pullman di appassionati che non ne vogliono sapere di rassegnarsi all’idea di non vederlo più col numero attaccato sulla schiena. Thibaut arriva a 9’ da Pogacar, scortato da compagni e colleghi, in un tripudio di applausi e inchini. L’organizzazione l’ha omaggiato con una capretta, lui ha sentitamente ringraziato. Ha onorato al massimo il ciclismo, vincendo poco (per il talento che aveva) ma emozionando tanto. Su certe curve il tifo sembrava da stadio: grazie Thibaut, ci mancherai!

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