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I 52 anni di Baggio, storie e aneddoti del campione di tutti

Ha giocato con Juve, Inter e Milan ma è stato soprattutto il simbolo dell’Italia

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I 52 anni di Baggio, storie e aneddoti del campione di tutti Fonte: Ansa

“Non telefonarmi lunedì, gli anni non li compio più”. Non chiamo, ma lo ringrazio pubblicamente per il campione che è stato e che è. #Baggio52 “. Con questo tweet Ivan Zazzaroni, da sempre amico fraterno di Baggio, ha omaggiato Roby per il suo compleanno. Ed è proprio vero, ormai Baggio è solo leggenda, che abbia 30, 40 o 60 anni. Un’icona immortale del campione di tutti. Perchè Baggio è stato del Vicenza – dove è esploso giovanissimo e dove ha iniziato il suo lunghissimo calvario di infortuni – della Fiorentina, dov’è diventato un fuoriclasse, della Juventus dove ha cominciato a vincere, del Milan, dell’Inter, del Bologna e del Brescia ma soprattutto è stato il simbolo dell’Italia. La sua vera maglia è stata sempre quella della Nazionale, che condusse a un passo dal Mondiale nel ‘94, trascinandola quasi da solo alla finale per poi sbagliare il rigore decisivo col Brasile. Quel giorno a Pasadena fallirono il penalty anche Baresi e Massaro, ma tutti ricordano solo l’errore di Baggio. Che è calcisticamente morto e risorto tante volte, al punto da rigiocare anche i Mondiali nel ‘98 e di sfiorare quelli del 2002 quando il Trap non lo chiamò nonostante le petizioni popolari. Baggio è stato, è e sarà uno di quei campioni che unisce un Paese e di aneddoti su di lui ce ne sono tantissimi. Dalle preghiere in bagno che spaventavano i compagni al pugno che gli diede Schillaci. Era il Coniglio bagnato per l’Avvocato Agnelli e il Divin Codino per tutti gli altri. Diede del pazzo a Sacchi e litigò con Lippi ma in ogni controversia aveva sempre dalla sua parte la gente. Ecco alcune delle frasi celebri.

MONDIALE 94 (dal suo libro “Una porta nel cielo”): “Quel Mondiale l’avrei vinto o perso all’ultimo secondo. Me l’aveva detto il mio Maestro spirituale, Daisaku Ikeda. E lui era uno che non poteva sbagliare. A quella frase ci pensavo giorno e notte, ma questo non bastava a dare una risposta… Ci ripenso ancora oggi, a com’era grande l’aspettativa attorno a me. Pareva quasi che le mie intuizioni, il mio talento, la mia classe, sarebbero potuti bastare, da soli, per salire sul tetto del mondo. Un tetto del mondo che avrei visto per un secondo, per poi cadere giù. Anche se questo, ancora, non l’avevo capito. Della profezia conoscevo la trama, non l’esito finale”.

LUI E LIPPI – “Una volta, condendo l’insalata, chiedo del peperoncino a un cameriere. Il giorno dopo faccio lo stesso, ma il cameriere mi risponde: “Mi spiace, non posso darglielo, chieda al responsabile medico”. Vado dal dottor Volpi, lui mi conferma che, da quel momento in poi, non si poteva mangiar nulla, in assoluto, senza il permesso diretto dell’allenatore. Era stato Lippi stesso a volere tutto questo. Qualcuno lo aveva avvertito della mia richiesta di peperoncino, e lui aveva iniziato il “trattamento”. Ogni pretesto era buono, anche il peperoncino”.

QUANTE PANCHINE – (Dal Dizionario biografico enciclopedico di un secolo del calcio italiano): “A questo punto se trovassi qualcuno che vuole farmi giocare dall’inizio mi preoccuperei”

PARAGONI (Da Il calcio di Javier Zanetti ai raggi X : “Zanetti è fantastico. Lui vuole essere Baggio? E io vorrei essere lui, è indistruttibile”

LA JUVE – (da un’intervista al Corriere della Sera del ‘92): “L’ho ripetuto mille volte: io alla Juve non ci vado. Lo scriverò sui muri di casa”.

AL FESTIVAL DI SANREMO – “Vorrei invitare i giovani a riflettere su queste parole. La prima è passione. Non c’è vita senza passione e questa la potete cercare solo dentro di voi. Non date retta a chi vi vuole influenzare. La passione si può anche trasmettere. Guardatevi dentro e lì la troverete. La seconda è gioia. Quello che rende una vita riuscita è gioire di quello che si fa. Ricordo la gioia nel volto stanco di mio padre e nel sorriso di mia madre nel metterci tutti e dieci, la sera, intorno ad una tavola apparecchiata. E’ proprio dalla gioia che nasce quella sensazione di completezza di chi sta vivendo pienamente la propria vita. La terza è coraggio. E’ fondamentale essere coraggiosi e imparare a vivere credendo in voi stessi. Avere problemi o sbagliare è semplicemente una cosa naturale, è necessario non farsi sconfiggere. La cosa più importante è sentirsi soddisfatti sapendo di aver dato tutto, di aver fatto del proprio meglio, a modo vostro e secondo le vostre capacità. Guardate al futuro e avanzate.

La quarta è successo. Se seguite gioia e passione, allora si può parlare anche del successo, di questa parola che sembra essere rimasta l’unico valore nella nostra società. Ma cosa vuol dire avere successo? Per me vuol dire realizzare nella vita ciò che si è, nel modo migliore. E questo vale sia per il calciatore, il falegname, l’agricoltore o il fornaio. La quinta è sacrificio. Ho subito da giovane incidenti alle ginocchia che mi hanno creato problemi e dolori per tutta la carriera. Sono riuscito a convivere e convivo con quei dolori grazie al sacrificio che, vi assicuro, non è una brutta parola. Il sacrificio è l’essenza della vita, la porta per capirne il significato. La giovinezza è il tempo della costruzione, per questo dovete allenarvi bene adesso. Da ciò dipenderà il vostro futuro. Per questo gli anni che state vivendo sono così importanti. Non credete a ciò che arriva senza sacrificio. Non fidatevi, è un’illusione. Lo sforzo e il duro lavoro costruiscono un ponte tra i sogni la realtà”.

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