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Svolta eSports del CONI, il piano di Michele Barbone. Intervista

INTERVISTA ESCLUSIVA Michele Barbone è stato incaricato dal presidente Giovanni Malagò di entrare in un contesto delicato dalle abnormi potenzialità: che cosa cambia nel mondo dello sport elettronico

Durante il lockdown, con l’incertezza che ha investito quanto era nell’ordinario del quotidiano sportivo, è stato travolto, modificato, rielaborato nella consapevolezza che quel prima si sarebbe potuto estinguere e proiettare verso altro. Come gli eSports, ad esempio. Ne hanno fornito esempio più che celebri sportivi di fama, la eNazionale, poi, ha centrato l’obiettivo europeo portando all’attenzione mediatica la questione. Un tema da affrontare con metodo, come avverrà stando alla decisione maturata dal CONI e dall’incarico che il presidente, Giovanni Malagò, ha affidato a Michele Barbone, il quale ha illustrato a Virgilio Sport in un’intervista esclusiva gli snodi fondamentali che porteranno gli sport digitali molto lontano.

Il CONI guidato da Giovanni Malagò ha avviato, in forma ufficiale, il processo di riconoscimento degli eSports. Il presidente del CONI ha inviato una lettera a lei indirizzata attraverso la quale è stato delegato a “svolgere ogni attività utile all’unificazione delle realtà che operano in Italia nel settore dell’eSport”. Dott. Barbone, da quanto emerge il mondo dell’eSport dunque potrà “esser valutato anche al fine di avviare un percorso di riconoscimento a fini sportivi”. Gli sport elettronici che ruolo andrebbero a ricoprire nel mondo dello sport italiano, esattamente?

Il percorso di riconoscimento di una Disciplina Sportiva è lungo e complesso perché il CONI, attraverso i suoi regolamenti, vuole preservare in modo assoluto lo Spirito Olimpico, il concetto di democrazia interna e non vuole che il sistema possa venire contaminato da situazioni estranee al mondo dello Sport. La disciplina degli e-Sport ovviamente deve effettuare lo stesso percorso che coinvolge un apposito ufficio del CONI e la produzione di documenti che accertino trattarsi di vera attività sportiva che coinvolge molte associazioni e molti appassionati in diverse aree d’Italia. Ogni attività sportiva ha caratteristiche proprie, pertanto non si può paragonare una attività praticata con strumenti elettronici ad altre che prevedono importanti sforzi fisici e mentali. Ma lo Sport non è solo muscoli e impegno mentale, ma è anche e soprattutto capacità di concentrazione, reattività e gioco di squadra e soprattutto rispetto delle regole; pertanto anche gli e-Sport possono essere considerati Sport a tutti gli effetti.
Il presidente Malagò già il 2 agosto 2019 nella giunta Nazionale del CONI, mi aveva incaricato di monitorare il movimento degli e-sports in Italia e a seguito di ciò ho istituito un Comitato Promotore, costituito da dirigenti nazionali esperti, per approfondire tutti gli aspetti sociali-educativi-psicologici e sportivi del movimento.
Dopo una puntuale relazione che ho presentato al presidente Malagò lo scorso 8 maggio, lo stesso presidente Malagò il 22 maggio mi comunicava che la Giunta Nazionale del 14 maggio mi dava delega a svolgere, in coordinamento con il preposto Ufficio del CONI che si occupa dei riconoscimenti di nuove discipline sportive, ogni attività utile all’unificazione delle realtà che operano in Italia nel settore dell’e-Sport.

Ci può illustrare quali sono gli eSports che interessano e che rientreranno nel processo per il riconoscimento degli sport elettronici come disciplina olimpica?

Mentre le nuove generazioni hanno scoperto da tempo i videogiochi, il mondo dello sport ha cominciato da poco tempo a prenderli in considerazione come attività sportiva. Proprio per questo motivo e per mantenere inalterati i valori dell’Olimpismo, sono in corso valutazioni a livello internazionale per definire quali tipi di videogiochi possono diventare parte di uno sport. La linea del CIO qui è molto chiara ed il CONI è fermamente deciso a seguire la definizione che fece due anni fa il Presidente Bach: la linea rossa da non superare ha tre punti chiave: no violenza, no doping, no imbrogli. Questo significa che i due ultimi punti sono riferiti chiaramente solo al comportamento degli atleti mentre il primo, oltre alla ovvia considerazione che non può esserci violenza ma solo gesto tecnico, contiene un ulteriore messaggio che riguarda i contenuti. Pertanto non potranno essere ammesse competizioni sportive con videogiochi che incitino alla violenza, a comportamenti illegali e che diano maggiori punteggi in funzione di quante “figure umane o animali” siano bersagli con il fine di ferirle o ucciderle. Alcuni sport nascono dalle attività militari, si pensi alla scherma, al pugilato, al tiro a volo o tiro a segno, però oggi nelle attività sportive hanno eliminato la volontà di fare volutamente danni a uomini o animali. Pertanto si è deciso di procedere secondo due velocità: vanno bene tutti quei videogame che simulano sport più praticati e riconosciuti dai Comitati Olimpici Nazionali e in un secondo momento si vedranno quanti e quali dei videogiochi di fantasia avranno la possibilità di essere considerati sportivi.

Quali saranno le prime azioni che intende intraprendere dopo questo primo passo formale? Penso ad esempio, alla eventualità di attingere ai fondi dell’Istituto di Credito Sportivo per investire nelle attività.

Le associazioni sportive dilettantistiche sono l’asse portante di ogni Federazione Sportiva, è attraverso di loro che gli atleti hanno la possibilità di compiere un percorso che li formi tecnicamente fino a portarli alle competizioni agonistiche, dal livello provinciale a quello regionale, nazionale, internazionale fino a quello Olimpico. Trattandosi di attività non imprenditoriali le difficoltà per tenere in vita queste attività emergono in tutta la loro importanza quando si tratta di disporre di attrezzature ed impianti sportivi all’altezza delle necessità e di ambienti sicuri sotto ogni aspetto. Non si può pensare che investimenti importanti siano lasciati alla disponibilità più o meno ampia di risorse da parte di presidenti o consiglieri che magari dovrebbero fornire garanzie di tipo personale per avere risorse per adeguare alle norme di sicurezza una sala lan o una sede operativa dotata di simulatori o computer. Ecco che allora arriva in soccorso il Credito Sportivo che può concedere mutui alle associazioni dilettantistiche senza richiedere garanzie di tipo personale che incidono sui livelli di credito bancario. A tal proposito mi piace sottolineare che ho avuto già un incontro operativo con il presidente dell’Istituto per il Credito Sportivo che ha dato la più ampia disponibilità.

In questa fase così delicata, seguita all’emergenza coronavirus che ha condizionato così nettamente il mondo dello sport ad ogni livello e ben oltre il calcio, gli eSports hanno intrattenuto e aiutato gli stessi atleti nelle attività di allenamento, ma non solo. Dalle pedalate virtuali di Nibali a Leclerc, in questi giorni sospesi a causa del Covid-19, gli eSports hanno svelato delle potenzialità notevoli in termini di sponsor e attrattive nei riguardi di un pubblico eterogeneo. Come arriverete a un pubblico più vasto?

Il CONI è interessato doverosamente a coinvolgere nel modo più ampio possibile tutti coloro che intendono praticare attività sportiva. La situazione di questi ultimi mesi non ha certamente consentito di sviluppare delle attività Live, quelle sulle quali si è sempre puntato. Il motivo è semplice: a distanza è difficile controllare la regolarità del gioco, spesso a causa delle linee che presentano notevoli differenze anche nella stessa area geografica. Inoltre nelle competizioni online non è ovviamente possibile fare i controlli antidoping che sono previste una volta a regime, anche se ci sono già le linee guida di riferimento attraverso il Regolamento WADA. In ultimo è molto difficile controllare chi stia giocando e recenti casi apparsi sui giornali hanno dimostrato come questo possa accadere, sebbene la frequenza non appaia che in casi eclatanti. Il Comitato Promotore di cui sopra ha coinvolto la Federazione Italiana Cronometristi creando le linee guida per superare questi limiti che comunque saranno superati solo in futuro grazie ai collegamenti migliori e alle tecnologie che stanno per arrivare sul mercato. Ovviamente milioni di persone stando a casa hanno scoperto quanto sia bello disputare una competizione fra amici o guardare una gara fra personaggi e fra atleti importanti. Per il divertimento e le competizioni promozionali si conta moltissimo sulla cooperazione con gli Enti di Promozione Sportiva, Organismi sportivi riconosciuti dal CONI che hanno lo scopo precipuo di promuovere lo sport, e che incontrati nella sala Giunta del CONI lo scorso febbraio alla presenza del presidente Malagò, hanno risposto e aderito con entusiasmo. Anche in questo caso colgo l’occasione per comunicare di aver avuto contatti utili con il presidente della Federazione Medico Sportiva per affrontare tutte le regole esistenti per il conseguimento della idoneità della certificazione agonistica per gli atleti dediti agli e-sport, e tutti i comportamenti per la lotta al Doping.

Posticipato di un anno l’appuntamento con gli Europei di calcio per l’emergenza Covid-19, l’Italia ha festeggiato, con molto più attenzione probabilmente in questi giorni, il successo nel torneo virtuale la vittoria dell’eNazionale. Merito dei quattro eplayer azzurri – Rosario ‘Npk_02’ Accurso, Nicola ‘nicaldan’ Lillo, Carmine ‘Naples17x’ Liuzzi e Alfonso ‘AlonsoGrayfox’ Mereu – che hanno raggiunto l’obiettivo e che, al momento, sono tesserati a tutti gli effetti della Figc. Un domani, a suo avviso, questi sportivi potrebbero rientrare nella Federazione eSports? Come si potrà convivere con altre Federazioni che hanno già colto questa occasione e con quali garanzie?

Non so dirvi se effettivamente si tratti di tesseramenti sportivi poiché non conosco nel dettaglio le attività di tesseramento attivate dalla FIGC o da altre Federazioni Sportive. So solo che è quantomeno difficoltoso che all’interno del CONI possa esistere una Federazione che si occupa dello sport elettronico – che istituzionalmente sarebbe deputata a portare gli atleti alle Olimpiadi – e che invece si vada in ordine sparso con molte nazionali ciascuna con la sua Federazione dietro. Credo che lo spazio per una collaborazione sia molto ampio e che insieme si potrà mettere in piedi un sistema che accontenti soprattutto il mondo degli atleti e degli appassionati perché il ruolo di ogni Federazione riconosciuta dal CONI è esattamente questo. A tal proposito aggiungo che dopo la riunione con i 15 Enti di Promozione Sportiva nella sala Giunta del CONI del febbraio scorso, con il presidente Malagò si era programmata una riunione a fine marzo con le 44 Federazioni Sportive Nazionali riconosciute dal CONI e con le 19 Discipline Sportive Associate riconosciute dal CONI. Purtroppo gli eventi pandemici ha costretto a rinviare la riunione che sarebbe servita per l’appunto a concordare le tematiche che lei ha giustamente posto.

La Fide, nel comunicato che ha diffuso, si pone come interlocutore e ”federazione unica” dell’eSport italiano. Potrebbe diventarlo? Ci illustrerebbe l’attuale stato delle cose proprio in virtù del suo ruolo?

Vorrei ancora una volta sottolineare il compito affidatomi dal presidente Malago: creare un soggetto rappresentativo di tutte le realtà nazionali ed in linea con i principi dell’ordinamento sportivo. Sono venuto a conoscenza dell’esistenza di questa organizzazione – promuovere lo sport, e che incontrati nella sala Giunta del CONI lo scorso febbraio alla presenza del presidente Malagò, hanno risposto e aderito con entusiasmo. Anche in questo caso colgo l’occasione per comunicare di aver avuto contatti utili con il presidente della Federazione Medico Sportiva per affrontare tutte le regole esistenti per il conseguimento della idoneità della certificazione agonistica per gli atleti dediti agli e-sport, e tutti i comportamenti per la lotta al Doping.

VIRGILIO SPORT | 04-06-2020 16:29

Svolta eSports del CONI, il piano di Michele Barbone. Intervista Fonte: ANSA

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