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Luzzi, parla la mamma a 10 anni dalla morte

"Era una mosca bianca nel mondo del tennis che è fatto da personaggi spesso egocentrici".

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Luzzi, parla la mamma a 10 anni dalla morte Fonte: 123RF

Sono passati 10 anni da quella tragica giornata in cui una leucemia fulminante spezzò la vita e la carriera di Federico Luzzi, talentuoso tennista aretino che morì il 25 ottobre 2008, a soli 28 anni.

In esclusiva per Virgilio Sport ha parlato la mamma del tennista aretino, Paola Cesaroni, raccontando la vita dell’atleta e spiegando perché è importante che le nuove generazioni sappiano la sua storia, che non vale solo per i futuri campioni, ma per chiunque voglia divertirsi praticando qualunque sport.

“Ho scritto un libretto in cui racconto di Federico – dice sua madre -, molte cose di lui non le apprendi attraverso una ricerca su internet. Era un ragazzo solare, carismatico e generoso, una mosca bianca nel mondo del tennis che è fatto da personaggi spesso egocentrici. Lui era molto disponibile ad ascoltare e ad aiutare chiunque ne avesse bisogno. Una volta pagò un biglietto per l’Argentina ad un amico che da due anni non faceva ritorno a casa”.

Pur trovandosi spesso su un palcoscenico importante come il circuito del tennis professionistico, la sua è una vicenda molto umana. Un ragazzo in perfetta forma fisica, un atleta controllato dal punto di vista dell’alimentazione e dallo stile di vita sano, a cui viene diagnosticata una malattia alla quale non c’è cura.

“Purtroppo è una lezione di vita, ti da la misura di quanto siamo fortunati a svegliarci tutte le mattine sani. Vale per tutte le persone, soprattutto per i ragazzi che oggi a 15/16 anni pensano di essere onnipotenti. Non occorre spaventarsi, ma avere un senso di equilibrio per capire che la vita è un evento strano del quale non possiamo capirne tutti i meccanismi. Se comprendiamo questo, possiamo essere più contenti di ciò che siamo e abbiamo”.

Dal punto di vista professionistico Luzzi è stato il paradigma di ciò che un tennista non dovrebbe fare. Notato prestissimo dalla Federazione Italiana Tennis, dal suo primo maestro Carlo Pini è passato di mano in mano a molti allenatori e questo non ha giovato alla sua carriera.

“Il momento migliore della sua carriera è stato il periodo trascorso con Corrado Barazzutti. Con lui è entrato in Top 100 e se un grosso problema alla spalla non lo avesse costretto ad uno stop, sicuramente sarebbe cresciuto ancora”.

L’esperienza ci dice che i rapporti allenatore-atleta continuativi hanno sempre portato grandi risultati, come ad esempio Rafa Nadal e suo zio Tony, o Novak Djokovic e Marian Vajda.

“È fondamentale avere un rapporto particolare con l’entourage che forma un campione e lo porta avanti per la sua strada”.

È stato un ragazzo molto amato e pur non parlando di un tennista top ten, aveva sicuramente fatto breccia nei cuori di molti colleghi ed addetti ai lavori. A testimonianza di questo abbiamo gli innumerevoli messaggi di affetto che si sono susseguiti tra i vari social network, a partire da quello di Flavia Pennetta, grandissima amica di Federico, che le è stato vicino dopo la rottura con Carlos Moya. Anche Fabio Fognini, attualmente impegnato in una serie di tornei indoor, ha voluto commemorare il compagno di avventure “Talluz”. L’affetto della coppia verso Luzzi è tale da aver scelto proprio il suo nome per il loro primo figlio.

“Aveva buoni rapporti con tutti – continua a spiegare la signora Cesaroni-, litigò solo con Daniel Köllerer, che non era un personaggio semplice. In questi dieci anni i tennisti più forti del mondo hanno sempre avuto manifestazioni di stima e di affetto nei confronti di Federico”.

Come la maggior parte dei tennisti, adorava giocare a golf. Partecipò ad alcune gare amatoriali in provincia di Arezzo destando anche l’ira dei soci dei club che si vedevano stracciati da un ragazzino che non aveva mai preso una lezione.

“Adorava il golf. Tra un torneo e l’altro non perdeva occasione per fare qualche buca – spiega divertita la madre -, quando giocavano tra di noi chi perdeva era costretto a fare la famosa doccia vestita e la penitenza toccava sempre a me!”.

Tra le altre passioni c’era quella della recitazione “Aveva frequentato un corso a Los Angeles ed era stato anche scritturato per una fiction negli Stati Uniti, purtroppo non fece in tempo”.

Luzzi aveva un carisma molto forte e questo lo accompagnava in ogni sua esperienza, dandogli la possibilità di emergere laddove aveva interesse, ed è anche per questa sua forte personalità che la sua famiglia ha deciso di creare qualcosa per far si che non venga mai dimenticato. Dopo questa tragica esperienza fondarono in sua memoria l’associazione “Fede Lux” e per merito di donazioni di racchette, magliette e autografi dei vari tennisti, messe poi all’asta, venne poi creata “AIL Arezzo Federico Luzzi Onlus”.

“Grazie all’impegno di questa realtà, viene continuamente donato materiale al reparto di Ematologia ed è stato messo a disposizione uno staff di medici che si occupa delle terapie a domicilio dei malati che devono essere sottoposti a trasfusioni e chemioterapie. È importante dare anche sostegno alle famiglie, perché dal punto di vista psicologico, sapere di non essere da soli può fare la differenza”.

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