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Pasquale Luiso: l’uomo dei gol importanti

Pasquale Luiso, il calciatore famoso per una spettacolare rovesciata al Milan. Scopri la sua storia e tutte le tappe della sua carriera.

24-02-2023 15:43

Claudio Cafarelli

Claudio Cafarelli

Giornalista

Classe 1985: SEO, copywriter e content manager. Laurea in Economia, giornalista pubblicista.

Pasquale Luiso: l’uomo dei gol importanti Fonte: Getty Images

Se mi crossassero una lavatrice, colpirei di testa lo stesso” diceva Pasquale Luiso. Un battuta che racconta bene il tipo di calciatore che è stato: un ariete da area di rigore, anzi un toro, come arriverà poi a essere soprannominato. Nella grande Serie A degli anni Novanta, era un onesto bomber di provincia, efficace e in grado, a volte, di segnare alcuni gol storici. E infatti non sfugge che, da specialista dei colpi di testa, alla storia Pasquale Luiso ci passerà per una rovesciata.

Pasquale Luiso alla rincorsa del grande calcio

Pasquale Luiso nasce a Napoli il 30 ottobre 1969, ma cresce ad Aversa, in provincia di Caserta. La sua prima squadra è l’Afragolese, in cui entra nel 1984 per giocare nel settore giovanile, e due anni più tardi già esordisce con la prima squadra in Serie C2. Fisico longilineo e potente, Luiso viene impiegato come ala destra, sfruttando una discreta tecnica e la sua velocità, e si guadagna un posto tra i titolari. Resta all’Afragolese per quattro stagioni, vivendo la crisi della squadra rossoblù: nel 1989 viene retrocessa in Interregionale, ma dopo un’altra annata il club è addirittura radiato per un illecito amministrativo.

Così, il giovane Pasquale Luiso si ritrova senza contratto, e accetta la proposta del Sora, piccolo club laziale del campionato Interregionale italiano. È lì che si realizza uno dei momenti clou della sua carriera: l’allenatore Claudio Di Pucchio, ex meteora della Lazio, ha l’intuizione di provarlo centravanti, e la storia di Pasquale Luiso con il calcio svolta completamente. Inizia a segnare a ripetizione, e nel 1992 trascina il Sora in Serie C2, garantendogli poi la salvezza nel campionato successivo. Nelle serie minori italiane, Luiso diventa noto come il Toro di Sora, sebbene a Sora ci giochi e basta e sia invece cresciuto in Campania.

Nell’estate del 1993, a sorpresa, ha la sua occasione in Serie A: lo acquista il Lecce neopromosso, allenato da Nedo Sonetti. I pugliesi sono alla ricerca di un sostituto per il bomber Antonio Rizzolo, tornato al Palermo a fine prestito, e investono sia sul promettente Luiso che sull’ancor più giovane ghanese Kwame Ayew, fratello della stella del Marsiglia Abedì Pelé. Tra i due, però, è l’africano a essere scelto come partner offensivo di Paolo Baldieri, e ben presto Sonetti acconsente alla partenza di Luiso, che senza aver giocato nemmeno una partita a settembre torna in C2 al Sora.

Poco male. Nella stagione 1993/1994, Pasquale Luiso realizza 22 gol in 30 partite e spedisce i laziali dritti in Serie C1. Così, la Serie A di nuovo si accorge di lui, e stavolta è addirittura il Torino, l’anno prima ottavo e semifinalista di Coppa Italia. L’allenatore Rosario Rampanti lo fa finalmente esordire nella massima serie, ma per Luiso c’è in realtà poco spazio: i titolari sono Andrea Silenzi, Ruggero Rizzitelli e proprio quell’Abedì Pelé col cui fratello minore Luiso s’era incrociato a Lecce. Così, dopo un solo assaggio di Serie A, a ottobre il giro ricomincia, con un prestito in Serie B al Pescara.

In Abruzzo riesce a fare una buona impressione, conquistandosi un posto in attacco accanto al bomber Dario Di Giannatale e realizzando in tutto 7 reti, contribuendo alla comoda salvezza del Pescara. Il Torino decide quindi di cederlo a un’altro club di B, il Chievo, che però subito lo gira in comproprietà all’Avellino, nella stessa categoria. Così, dopo cinque anni Luiso torna finalmente a giocare nella sua Campania: gli irpini hanno ottenuto la promozione l’anno prima dalla C1 sotto la guida del polacco Zbigniew Boniek, ma la loro stagione in Serie B sarà deludente, concludendosi con la retrocessione, ma l’unico a salvarsi sarà proprio Luiso, autore di ben 19 reti in campionato.

L’exploit di Avellino segna per Pasquale Luiso la terza opportunità nella massima serie, stavolta nel Piacenza di Bortolo Mutti. Taibi in porta, Tramezzani in difesa, Di Francesco, Valtolina e Fausto Pari a centrocampo: il Toro di Sora arriva in Emilia per dare peso e concretezza all’attacco, dopo la cessione al Napoli del bomber Nicola Caccia. Sarà questa la stagione in cui Luiso realizzerà quel gesto che incarnerà la sua carriera e lo consegnerà alla storia del calcio italiano degli anni Novanta.

Pasquale Luiso e il celebre gol in rovesciata al Milan

È l’anno della ‘Macarena’, celebre ballo spagnolo che impazza in tutto il mondo, e che Pasquale Luiso trasforma nella sua esultanza ideale in campo. Ha 27 anni ed è nel pieno della maturità agonistica, e siamo ormai a inizio dicembre 1996: il Piacenza è in lotta per la salvezza galleggiando a tre punti sopra l’Atalanta quartultima, e Luiso ha già segnato 7 gol in 10 partite. Davanti ai biancorossi, allo stadio Galleana, si presenta il Milan.

I campioni d’Italia hanno cambiato allenatore in estate, e al posto di Fabio Capello è arrivato il maestro uruguayano Oscar Washington Tabarez. Ceduti Lentini, Futre, Di Canio e Patrick Vieira, i rossoneri si sono rinforzati con il veterano Pietro Vierchowod e alcuni giovani di belle speranze: gli olandesi Michael Reiziger ed Edgar Davids dall’Ajax, e la punta francese del Bordeaux Christophe Dugarry. Ma la stagione è partita molto male, e dopo 10 giornate il Milan è solo sesto in classifica, con la panchina di Tabarez che già traballa. Siamo ancora all’inizio della stagione, e la classifica è ancora molto compatta, tanto che i rossoneri hanno appena 3 punti di vantaggio sul Piacenza.

L’inizio degli emiliani è travolgente: vanno in vantaggio dopo pochi minuti con Valoti, e poco prima dell’intervallo riescono addirittura a raddoppiare con Di Francesco. Negli spogliatoi, però, Tabarez striglia la squadra. Si torna in campo, con Savicevic e Dugarry che subentrano ad Albertini e Locatelli, e la cosa si sente: nel giro di venti minuti, il francese realizza una doppietta e riprende la partita. Il Milan pare poter completare la rimonta, ma al 71’ il Piacenza butta un pallone in area dalla destra, verso Luiso. Lui stoppa di petto, ma è decentrato, di spalle e marcato stretto, quindi non può girarsi. Così prende tempo, fa un palleggio col destro, la palla si alza e l’attaccante napoletano vola in aria. La rovesciata di Pasquale Luiso è un gol da cineteca e inaspettato, per un centravanti classico che segnava più che altro di testa o d’opportunità.

A volte anch’io mi domando come sono riuscito a farlo. – dirà anni dopo Pasquale Luiso della sua rovesciata – È un gesto istintivo che ho sempre avuto. Di gol così ne ho fatti anche in categorie minori, solo che non c’erano le tv e quindi non si sono visti. Dopo quella prodezza i miei compagni e Mutti dalla panchina mi urlavano ‘Sei un pazzo, sei un pazzo!’: è stata l’apoteosi”.

Finisce 3-2 per il Piacenza, e subito dopo Berlusconi annuncia l’esonero di Tabarez e il ritorno in panchina di Sacchi. Luiso chiuderà la stagione con la salvezza per la sua squadra e 16 gol complessivi in stagione. Un bottino che, unito al clamoroso gol segnato al Milan, vale al centravanti campano un trasferimento in una delle squadre più interessanti della Serie A: il Vicenza di Francesco Guidolin, fresco vincitore della Coppa Italia.

Pasquale Luiso al Vicenza Fonte: Getty Images

Pasquale Luiso e il gol storico al Chelsea

I veneti sono una società molto ambiziosa e con una rosa piena di ottimi elementi: Domenico Di Carlo, Fabio Firmani, Pierluigi Brivio, Gabriele Ambrosetti. In estate sono partiti Sartor, Lopez e Maini, ma è anche cambiata la proprietà, con l’arrivo del consorzio inglese ENIC, e con esso dal mercato sono giunti anche Massimo Ambrosini, Lamberto Zauli, Arturo Di Napoli e, appunto, Pasquale Luiso, scambiato con Massimo Margiotta.

Il Vicenza non ruba l’occhio in campionato, va detto, ma l’attenzione di tutto è concentrata sulla straordinaria avventura europea in Coppa delle Coppe: Luiso segnerà infatti 8 gol nella competizione internazionale, tanti quanti ne farà in Serie A, laureandosi addirittura capocannoniere della Coppa. I biancorossi eliminano prima il Legia Varsavia, poi lo Shakhtar Donetsk, quindi gli olandesi del Roda Kerkrade, e arrivano a una incredibile semifinale contro il Chelsea di Gianluca Vialli (idolo di Luiso) e Gianfranco Zola. L’andata a Vicenza, incredibilmente, la risolve Zauli, lo stesso che, a Stamford Bridge, dopo mezz’ora di gioco inventa dal nulla un dribbling e un passaggio impossibile che libera proprio Pasquale Luiso, che tira e fa 1-0.

Durerà poco, il sogno. Il Chelsea rimonterà, vincendo 3-1 e conquistando prima la finale e poi la coppa. Ma l’impresa del Vicenza è destinata a restare nella storia, così come l’annata incredibile di Luiso. Da questo punto, la cima della sua carriera fatta di tanta gavetta e sacrificio, il declino è però rapidissimo. Nell’annata seguente, senza più Guidolin (passato ad allenare l’Udinese) e con Franco Colomba in panchina, il Vicenza frana, e Luiso è irriconoscibile. A gennaio, giocando poco e male, accetta un prestito in Serie B al Pescara, dove segna appena due reti.

Pasquale Luiso al Vicenza Fonte: Getty Images

Pasquale Luiso: il finale di carriera

Torna al Vicenza nell’estate del 1999, con i biancorossi nel frattempo retrocessi in Serie B e affidati alle cure di Edoardo Reja. Gli viene dato nuovamente un ruolo di primo piano, nonostante la rosa sia stata molto riveduta, e adesso fa coppia con il promettente attaccante ex Cesena Gianni Comandini. I due, assieme, creano una coppia d’attacco molto efficace, e trascinano il Venezia a vincere il campionato e tornare subito in A. Ma l’anno dopo, con Comandini passato al Milan e Luca Toni come nuovo centravanti, Luiso torna a giocare poco e a non lasciare il segno.

Nel 2001 passa dunque alla Sampdoria in Serie B, dove agli ordini di Luigi Cagni e accanto a Francesco Falchi vive un’ottima stagione da 13 reti (che però non bastano per la promozione). L’anno seguente passa all’Ancona di Gigi Simoni, dove però è riserva di Maurizio Ganz e, nella finestra invernale del calciomercato, si sposta in prestito alla Salernitana. Anche qui, tornato nella sua Campania, fatica però a giocare e segnare. Nell’estate del 2003 torna all’Ancona, nel frattempo promosso in Serie A, ma per lui non c’è spazio e arriva un’altra cessione: nel 2004 Pasquale Luiso va al Catanzaro, ma ancora una volta è destinato alla panchina.

Così, a gennaio 2005, il Toro di Sora torna a casa, nel club che lo aveva lanciato, scendendo in Serie C1. Gioca appena poche partite e poi passa al Teramo, nella stessa categoria, vivendo una delle ultime stagioni positive, con 6 gol segnati in 32 partite. Nel gennaio 2007 passa al Celano, in Serie C2, dove segna ancora 6 gol ma in appena 10 partite, decisivi per la salvezza del club della provincia dell’Aquila. Dopo un breve transito nel Priverno, nell’Eccellenza laziale, torna nuovamente al Sora, in Promozione, dove chiude la carriera in grande stile: 12 gol in 15 partite, che portano i Volsci al secondo posto, venendo ripescati poi in Eccellenza.

Pasquale Luiso oggi: la carriera dopo il calcio

Nell’estate del 2008, alla soglia dei 39 anni, Pasquale Luiso si è ritirato dal calcio giocato. Due anni dopo ha intrapreso proprio al Sora la carriera da allenatore, ottenendo la promozione in Serie D, ma già nel dicembre 2011 ha scelto di dimettersi, in contrasto con la politica della dirigenza sul mercato.

Nel 2013 è tornato a lavorare alla guida del Sulmona, in Serie D, chiudendo però con la retrocessione; stesso risultato ottenuto, nell’annata seguente, sulla panchina del Celano, dove è approdato dopo un fugace passaggio di appena un mese alla Triestina. Così, nel 2016 Luiso è finito ad allenare le giovanili del Vicenza, con cui ottiene un buon ottavo posto nel campionato Primavera. L’anno dopo subentra in Serie C sulla panchina del Racing Fondi, di cui però non riesce a evitare la retrocessione.

Oggi, Pasquale Luiso si divide tra il calcio e l’attività da imprenditore. Assieme al fratello Nicola ha avviato un’attività di autonoleggio, Luiso Group: “Abbiamo aperto sedi in tutta Italia e ci stiamo togliendo grosse soddisfazioni” ha dichiarato nel 2021 al sito ‘Gianlucadimarzio.com’. Ma, appunto, non ha abbandonato la carriera da allenatore, e nell’estate del 2022 ha accettato un nuovo incarico: quello di tecnico della Primavera della Juve Stabia, con cui lavora tutt’ora.

Sono sempre stato accostato a diverse squadre, come la Lazio, la Roma, il Napoli, però avevo un difetto: volevo sempre giocare. E in quelle realtà devi arrivare ad accettare anche la panchina. Lì non avrei avuto tutta questa popolarità, avrei fatto la comparsa come hanno fatto tanti. Non ho rimpianti, dovevo fare questa carriera qua” ha dichiarato.

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