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Svolta Mancini, ecco come è nata la Nuova Italia

Il ct Mancini punta sulla qualità e prova a gestire l'Italia come un tecnico di club

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Svolta Mancini, ecco come è nata la Nuova Italia Fonte: Ansa

Una rondine non fa primavera e un successo di misura allo scadere non può far urlare al miracolo ma la prestazione dell’Italia con la Polonia, al di là della vittoria che allontana il fantasma della retrocessione in serie B nella Nations League, è un segnale che va salutato con gioia. E’ tornato un entusiasmo nei confronti della nazionale che sembrava smarrito. Fa festa anche l’Auditel: ieri sera sono stati 8 milioni 465 mila, pari al 33.69% di share, i telespettatori che hanno seguito ieri sera il match degli azzurri. Una crescita che va di pari passo con lo spettacolo offerto: a settembre all’esordio nella Nations League contro la Polonia l’Italia su Rai1 aveva fatto registrare 6 milioni e 948mila telespettatori, con uno share del 31,7% e successivamente, nella seconda partita disputata a Lisbona contro il Portogallo, gli ascolti erano sensibilmente aumentati con 7 milioni 640mila telespettatori e uno share del 32,5%. Il popolo italiano è tornato a tifare Italia e il merito è dell’atteggiamento propositivo mostrato, delle giocate e dello spirito messo in campo. Finalmente sembra che si sia sulla strada giusta, pur con tutte le cautele del caso, ma dove nasce la vera vittoria di Mancini?

LA QUALITA’ PRIMA DI TUTTO – Il ct piano piano sta dando una sua impronta, non si limita a fare il selezionatore, fa scelte precise anche nelle convocazioni, ci mette la sua mano. L’idea dell’attacco leggero è sua, poteva essere un fallimento ma è risultata vincente. E non è che fossero infortunati tutti i bomber di ruolo, a parte Zaza rispedito a casa. Belotti e Balotelli sono stati esclusi volutamente, così come Immobile è rimasto in panchina per scelta tecnica. Ed è proprio quella la parola d’ordine: TECNICA. Mancini ha deciso di puntare tutto sulla qualità, in tutti i ruoli. A partire dal centrocampo dove si è visto un terzetto inedito con due play di ruolo, Verratti e Jorginho, e una mezzala, Barella, che comunque sa impostare e ha piedi educati. E’ stata la prima pietra per vedere una squadra offensiva, alta, sempre col pallino del gioco. Ognuno dei tre centrocampisti ha trovato giovamento dall’altro, con la grande sorpresa Barella – tra i migliori in assoluto – che si sta dimostrando giocatore completo e pronto per grandi palcoscenici. Qualità anche in attacco, dove Mancini ha mandato in campo semplicemente i più bravi. Che ci sta dicendo il campionato? Che Insigne sa anche segnare come prima punta, che Chiesa sta diventando devastante nelle sgroppate e negli assist, che Bernardeschi sta costringendo Allegri a scelte difficili anche con tanti campioni in squadra. Ed ecco che il Mancio li mette tutti e tre.

I TRE TENORI – Lo stesso Sarri aveva parlato di Insigne, Chiesa e Bernardeschi come i talenti più importanti del nostro calcio. Perché lasciare qualcuno fuori allora? Tutti dentro con licenza di inventare, offendere, tirare e magari segnare. Tre tenori per un coro di stelle. Che poi il gol partita l’abbia fatto Biraghi, forse uno di quelli che ha brillato meno, è un elemento più positivo che negativo. Così come è giusto sottolineare come Donnarumma abbia ritrovato fiducia e brillantezza e che Bonucci e Chiellini sono sempre una garanzia ma Mancini aspetta con ansia anche Caldara, Romagnoli e Rugani, tre che rientrano ancora nel concetto di qualità. Poi c’è l’altro aspetto decisivo. A dispetto di ogni logica e di ogni precedente, che vuole un ct cambiare mezza squadra tra una gara e l’altra della sua nazionale se si gioca in pochi giorni, Mancini ha confermato tutti.

COME IN UN CLUB – E’ una scelta da allenatore di club più che da ct, ma una scelta vincente. Ha dato fiducia al gruppo, ha avuto modo di provare e di trovare conferme che certi movimenti e certi schemi si stanno metabolizzando. Ha vinto lì la sua partita. E quell’abbraccio smodato con Bernardeschi e gli altro dopo la rete di Biraghi, un’esultanza che poteva sembrare anche eccessiva vista la posta in palio, è l’altro segnale che il Mancio sta costruendo una Nazionale modello club, semplicemente più allargata. Ora c’è bisogno di ulteriori controprove ma di sicuro un’Italia così bella e spumeggiante non si vedeva da anni.

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