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Andrea Caracciolo: l’airone più ammirato a Brescia e provincia

Scopri la carriera di Andrea Caracciolo, il miglior marcatore della storia delle Rondinelle che ora, da presidente, fa sognare il Lumezzane.

02-03-2023 11:59

Armando Torro

Armando Torro

Giornalista

Giornalista professionista appassionato di sport, numeri e politica, destro di mano e mancino di piede. Dalla provincia di Taranto a Roma e Torino, passando per Madrid e Milano. Qui per raccontare storie e curiosità sugli sportivi del passato e del presente.

Andrea Caracciolo: l’airone più ammirato a Brescia e provincia Fonte: Imago Images

Ha il collo slanciato, le zampe lunghe e la coda corta; è leggiadro in volo, quando caccia si apposta silenzioso per ore e attacca le prede a sorpresa con un movimento rapido del becco robusto, appuntito e con margini taglienti. È l’airone, un uccello elegante che durante l’inverno di solito migra da Nord a Sud ma che se ha a che fare con clima mite e zone paludose vicine ai corsi d’acqua rimane lì, stanziale, dove si trova meglio.

In Italia la specie più diffusa è quella dell’airone cenerino che vive principalmente tra le risaie del Piemonte e della Lombardia ed è sedentario. Ecco, nella provincia di Brescia, di paludi, torbiere e risaie ce ne sono diverse e l’Airone più conosciuto ha il nome e cognome di Andrea Caracciolo, semplicemente il miglior marcatore della storia del Brescia Calcio.

Chi è Andrea Caracciolo

Nato a Milano, il 18 settembre del 1981 da una famiglia calabrese emigrata al Nord, Andrea Caracciolo respira calcio fin da piccolo per merito del padre e dello zio, rispettivamente ex centrocampista ed ex attaccante. Ed è con loro che da Cesano Boscone va spesso a San Siro a vedere il Milan ad ammirare il suo idolo, Van Basten. Non solo tifa, ma indossa i colori rossoneri fino alla categoria esordienti, poi passa alle giovanili della Solbiatese e dell’Alcione dove gioca prima come difensore centrale per via dei suoi 194 centimetri di altezza e poi centrocampista col vizio del gol.

A 17 anni la svolta, con la chiamata del Sancolombano, squadra del milanese allenata da Sollier: “Tu con quelle gambe lì cosa fai a centrocampo? Vai davanti”, gli dice l’ex mediano del Perugia di Castagner dopo i primi allenamenti.

La carriera di Caracciolo: dalla D al Brescia

Il San Colombano milita nel Campionato Nazionale Dilettanti, cioè la Serie D, dove Caracciolo può “farsi le ossa” e scoprire il suo nuovo ruolo, con 11 gol in 53 partite che gli valgono nel 2000 l’approdo al Como in C1. Con i lariani non gioca neanche una partita di campionato, debutta solo nella Coppa Italia di categoria senza grandi risultati e a gennaio finisce in prestito alla Pro Vercelli, con cui riesce a disputare 10 match: in uno di questi, a osservarlo c’è Gianluca Nani, il direttore sportivo del Brescia, che intravede in lui delle buone caratteristiche per la squadra di Mazzone.

Le Rondinelle sono decisamente la squadra rivelazione della Serie A e la presenza di giocatori come Baggio, Pirlo, Hübner e Tare è così impattante da chiudere il campionato all’ottavo posto, conquistando la qualificazione in Intertoto. Per la stagione 2001/2002 tra i biancoazzurri arriva Toni dal Vicenza per proseguire nell’idea di calcio di Mazzone, cioè sfruttare i “lunghi” per dare peso all’attacco e liberare spazio per Baggio e le sue invenzioni; perciò, Caracciolo fa al caso del Brescia e dopo qualche mese di ambientamento arriva l’esordio il 6 gennaio contro il Bologna al Dall’Ara.

Il 20enne milanese gioca in tutto 7 partite e alla prima da titolare al Rigamonti segna una doppietta al Piacenza. Prima una zampata di destro e poi un tocco ravvicinato di testa svelano Caracciolo al grande calcio e arrivano le prime chiamate con l’Italia Under 21, tra cui la convocazione agli Europei, che gli Azzurrini del ct Gentile chiudono col bronzo.

La prima migrazione di Caracciolo: a Perugia e ritorno

In estate, il Brescia, resiste alle offerte della Roma per Caracciolo e, volendo garantirgli una possibilità di crescita, trova l’accordo per un prestito secco al Perugia di Cosmi. Nel capoluogo umbro gioca 22 partite di cui la maggior parte da subentrato, chiuso dalla coppia Miccoli-Vryzas, e il bottino è sempre lo stesso, cioè due gol con Torino e Bologna. Proprio lì nasce il soprannome di Caracciolo dopo la rete ai granata del 9 novembre, merito di un giornale locale che il giorno dopo titola “Vola Airone, vola” e i compagni di squadra Grosso, Baronio e Sogliano ci scherzano, solo che Andrea si convince e vi si identifica. La grande gioia personale è la semifinale di ritorno di Coppa Italia, in cui Caracciolo segna al ‘suo’ Milan a San Siro una rete inutile ai fini del risultato ma di enorme valore affettivo.

È l’ultimo centro dell’Airone che a giugno viene richiamato a Brescia e trova un po’ di cambiamenti: al posto di Mazzone c’è De Biasi e Toni è partito a Palermo con la voglia di riportare i rosanero in Serie A. Caracciolo diventa titolare proprio con l’etichetta di “vice Toni”. Segna 12 gol festeggiando con le braccia larghe e il movimento tipico dell’airone e fa la boa per gli inserimenti di Baggio, con cui condivide la palma del miglior marcatore della squadra. Così si conquista la convocazione agli Europei Under 21 del 2004 in Germania e festeggia la vittoria finale con i compagni, trascinati dal titolare Gilardino.

Nella stagione successiva con l’addio al calcio del Divin Codino le cose cambiano ulteriormente, ma Andrea è sempre il capocannoniere interno. Continua a segnare di testa, di destro e di sinistro; in area fa paura, anche dagli undici metri perché inizia a tirare i rigori con discreto successo. Ancora 12 gol, stavolta inutili perché le Rondinelle chiudono penultime e retrocedono, dovendo rinunciare ai pezzi pregiati della rosa, tra cui Caracciolo.

Andrea Caracciolo con la maglia del Palermo Fonte: Imago Images

L’airone lontano dal nido: le esperienze al Palermo e alla Sampdoria

La squadra che si interessa di più al centravanti biancoazzurro è il Palermo e le aspettative sono importanti perché l’Airone è chiamato a raccogliere nuovamente l’eredità di Toni appena passato alla Fiorentina. Delneri lo schiera titolare nel 4-4-2, ma le cose non vanno molto bene. Poi, con l’arrivo in panchina di Papadopulo la squadra ingrana e Caracciolo segna ancora al Milan uno degli 11 gol in stagione.

Stecca però la partita più importante, il ritorno della semifinale di Coppa Italia contro la Roma, dopo la vittoria casalinga per 2-1 all’andata. All’Olimpico, proprio l’Airone, ha la possibilità di chiudere il discorso qualificazione, solo a tu per tu con Doni: purtroppo sceglie un improbabile pallonetto respinto dal portiere e l’azione sfuma, poi Tommasi segna l’1-0 che condanna i rosanero e lui diventa un antieroe. Si consola con la convocazione per le prime amichevoli della Nazionale, passata a Donadoni dopo Germania 2006, subentrando contro la Croazia.

Il secondo anno, a Palermo, è ancora più in salita, perché Guidolin gli preferisce Amauri come prima punta e le presenze diminuiscono. Dimezzate quelle da titolare, così come il numero dei gol, solo 6, ma uno memorabile. È il primo e unico nelle coppe europee dell’Airone, il 14 settembre allo storico Upton Park di Londra contro il West Ham di Tévez e Mascherano, quello dello 0-1 che sentenzia la partita con un tocco da rapace, di ginocchio, nell’area piccola su cross di Diana.

A fine stagione arriva inevitabile la cessione alla Sampdoria di Mazzarri che offre a Caracciolo la possibilità di essere titolare, salvo poi puntare in avanti su Cassano e Montella, così dopo sei mesi e un solo gol segnato, ha voglia di andare via. I Rangers di Glasgow si interessano a lui a gennaio offrendogli la possibilità di giocare in Coppa Uefa (arriveranno fino alla finale): l’Airone rifiuta e sceglie la B di Brescia, il suo nido, il posto in cui dà il meglio di sé.

Il ritorno a Brescia da eroe di Caracciolo

“Il ritorno è stato merito di Gianluca Nani. Mi chiamò e mi tratto come un Re, facendomi sentire il giocatore più forte del mondo”. È ancora lo storico direttore sportivo a volerlo nel momento difficile e a metterlo al centro del progetto, con l’obiettivo di riconquistare la massima serie. Caracciolo torna felice e tornano subito i gol, 8 nei primi cinque mesi, poi l’Airone vola nelle successive due stagioni: 15 centri nel 2008-2009 e addirittura 24 nella stagione 2009-10, però quello che fa esplodere il Rigamonti è ovviamente il venticinquesimo, il rigore decisivo nella finale playoff contro il Torino che riporta le Rondinelle in A.

Corona un sogno rinunciando ancora alle grandi piazze, quando a gennaio 2010 lo cercano Inter e Fiorentina, oltre all’Olympiakos: “Non potevo andarmene. Con la città e soprattutto col presidente Corioni ho un debito di riconoscenza, perché mi hanno ripreso quando le cose non mi erano andate bene e hanno creduto in me”, confessa a calciomercato chiuso. Fiducia ripagata alla grande, l’obiettivo per il 2010-2011 è la permanenza in A, ma 12 gol in 33 presenze non bastano a evitare ancora una volta il penultimo posto in classifica e una cessione dolorosa in estate.

Genoa e Novara: altre delusioni per Caracciolo

Caracciolo va al Genoa in comproprietà ed è chiamato a sostituire per la terza volta in carriera Toni che finisce alla Juventus. Proprio contro i bianconeri, arriva l’unico gol in 12 presenze dell’Airone, che vive una avventura triste a livello sportivo e sceglie di avvicinarsi un po’ di più a casa, accettando il prestito al Novara di Mondonico.

Lo fa soprattutto per una scelta di vita, dovendo fare i conti con la nascita di Beatrice e Riccardo, i figli gemelli avuti dalla moglie, l’ex schedina Gloriana Falletta: “Avevo mia moglie incinta, doveva partorire a ottobre e quindi la mia testa era a casa con lei e i miei bambini appena nati. Ricordo che a Genova per tanti giorni facevo avanti e indietro da Milano durante la settimana, il che per un calciatore professionista era deleterio. Stessa cosa a Novara, coi bambini appena nati, non dormivano la notte, campo sintetico e trovai qualche difficoltà”.

Con i gaudenziani, Caracciolo si toglie giusto lo sfizio di segnare il gol vittoria all’Inter a San Siro e un altro contro la Roma. Ma la retrocessione è inevitabile e si rende conto che l’unica soluzione per essere felice è il ritorno a Brescia, in qualsiasi categoria.

Caracciolo, la leggenda del Brescia

È nella sua ultima avventura che l’Airone si lega definitivamente al Brescia e alla sua gente. Torna per restare e la sua volontà è decisiva per risolvere alle buste la comproprietà: al Genoa farebbe anche comodo una buona riserva, ma con le Rondinelle si esalta e il presidente Corioni fa uno sforzo per riportarlo a casa.

Già il primo anno batte un record, arrivando il 13 maggio 2013 a segnare il gol numero 103 con la maglia biancoazzurra e superando Virginio De Paoli come miglior marcatore nella storia del Brescia. Inizialmente il suo contratto prevede una scadenza nel 2014, lui rinnova due volte e rimane alle Rondinelle fino al 2018, sempre in Serie B, perché non gli va di andarsene da casa, verso posti dove sa già che non sarà amato e non riuscirà a volare.

Anche se l’età si fa sentire, l’Airone continua a segnare e nelle ultime cinque stagioni realizza 70 gol in campionato arrivando a un totale di 173 con la maglia del Brescia, che lo rende una leggenda, nonché 132 totali in Serie B tutti in biancoazzurro: in questa speciale classifica è terzo dietro a Schwoch e Cacia, ma primissimo per numero di reti messe a referto con la stessa squadra.

“Tutti questi traguardi raggiunti col Brescia mi fanno enormemente piacere e ripagano di tutte le scelte e rinunce fatte. Non avevo mai pensato di arrivare così in alto con questa maglia, ma mi ripaga di tutte le rinunce fatte. Avrei potuto fare qualche anno in più in A, ma sono comunque contento e onorato di aver fatto tutto quello che ho fatto a Brescia”, racconterà nel 2022.

Andrea Caracciolo con la maglia del Brescia Fonte: Imago Images

Posizione, numero di maglia e skills di Caracciolo

Inizialmente schierato difensore centrale e poi centrocampista nelle giovanili, grazie a Sollier passa a giocare in attacco. Sfrutta al meglio le sue lunghe leve per segnare gol di testa o anticipare i difensori in area di rigore, ma sa fare reparto da solo e mantenere anche il pallone, essendo dotato di una buona tecnica individuale con entrambi i piedi. Diventa negli anni uno specialista dagli 11 metri, ne segna 50 su 61 in carriera, a cominciare dal Brescia dopo l’addio di Baggio.

Come numero di maglia, nelle Rondinelle indossa il 29 nelle prime stagioni così come alla Sampdoria, al Novara e al Palermo, dove il secondo anno passa a un insolito 10, prima di prendersi il classico 9 per oltre metà della carriera e consacrarsi come uno dei migliori marcatori della Serie B.

Caracciolo ora: dall’addio al Brescia a presidente del Lumezzane

L’addio finale di Caracciolo alle Rondinelle è il 30 giugno 2018, a quasi 37 anni: potrebbe continuare a giocare in Serie B, ma non ne vuole sapere di allontanarsi da Brescia. Rimane nella stessa provincia, scegliendo prima la Feralpisalò per le ultime due stagioni da professionista in Serie C, risultando ovviamente il miglior marcatore in entrambe, con 20 gol in 53 presenze. I verdazzurri non gli rinnovano il contratto.

Ma l’Airone continua a volare nella stessa zona trovando un accordo col Lumezzane in Eccellenza facendo la differenza con 21 gol in 24 presenze e ad aprile 2022, una volta portato il Lume in Serie D, si ritira dal calcio giocato, decidendo di legarsi alla società rossoblù prima come direttore sportivo e poi come presidente. Il 10 luglio, infatti, succede al patron Picchi e ha un progetto ambizioso, quello della seconda promozione consecutiva e il ritorno in Serie C dopo sei anni. Perché se un Airone si trova a suo agio in un certo luogo non ha alcun problema a volare.

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