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Bonus 600 euro per collaboratori sportivi: a chi spetta e chi no

Non tutti avranno diritto a fare domanda e a ricevere il bonus da 600 euro: le categorie escluse e la protesta

07-04-2020 09:16

Bonus 600 euro per collaboratori sportivi: a chi spetta e chi no Fonte: ANSA

Quanto previsto dal decreto Cura Italia anche per il comparto sportivo con istruzioni relative, stando a quanto deciso lunedì 6 aprile e alle dichiarazioni a valle del ministro delle Politiche giovanili e dello Sport, Vincenzo Spadafora, ha destato estrema attenzione da parte di un settore in evidente difficoltà. Ma anche rabbia, tra gli addetti ai lavori che si sentono dimenticati dalla politica di palazzo e dal bonus di 600 euro, perché non rientrano nelle categorie interessate. Come spiegato, compatibilmente con gli aggiornamenti del sito preposto (www.sportesalute.eu), per chiedere il bonus l’iter da seguire è stata spiegato qui.

Bonus 600 euro per collaboratori sportivi: le categorie interessate

Come accennato, la platea dei beneficiari non è estesa a tutti i lavoratori di settore, almeno per ora. Gli interessati sono titolari di un rapporto di collaborazione con associazioni e società sportive dilettantistiche iscritte al registro del Coni, nonché con federazioni, discipline associate ed enti di promozione. Oltre a ciò c’è uno specifico ‘paletto’ di reddito pari a 10.000 euro, per poter ottenere prioritariamente il bonus. Sono esclusi quindi da questo dal bonus: i pensionati, chi ha percepito altro reddito da lavoro a marzo 2020 o chi è beneficiario di reddito di cittadinanza. Inoltre non si può cumulare l’indennità con le altre previste dal decreto Cura Italia. Le domande si potranno presentare già a partire da martedì alle 14 sul sito di Sport e Salute dove sono già disponibili informazioni e FAQ, che consentiranno agli interessati di preparare i passaggi necessari ad accedere al fondo, in particolare per quello che riguarda la documentazione che dovrà poi essere caricata sulla piattaforma digitale.

Bonus 600 euro: la protesta della istruttrice di fitness

“Siamo sempre stati la categoria degli invisibili, e questa fregatura del Cura Italia lo conferma ancora di più: noi insegnanti sportivi, dico quelli che lo fanno per lavoro, quei 600 euro non li vedremo mai….”. E’ uno sfogo amaro quello di Manuela Colombo, istruttrice fitness, una figura divenuta familiare negli anni a milioni di italiani. Ora, non riesce a nascondere tutta la “delusione” per le modalità di accesso al contributo straordinario varato dal governo nell’emergenza coronavirus, che per i collaboratori sportivi fissano un paletto di 10 mila euro di reddito annuo “Insegno pilates, aquagym, funzionale da 25 anni, e lo faccio per lavoro, in tre palestre di Milano – ha raccontato all’ANSA – Se guadagni meno di 10 mila euro, non ci vivi: o hai un marito che lavora o sei uno studente con mamma e papà che ti mantengono”.

“Magari hai preso un brevettino per insegnare tre ore di yoga a settimana. Oppure dichiari 6 mila euro e il resto sottobanco. Io invece, divorziata e con un figlio, lavoro sei giorni a settimana, e lo faccio per vivere, pagare l’affitto e le bollette. Non vedrò un euro, già lo so…”. Insomma, la soglia dei 10 mila euro è una discriminazione e un controsenso, la sua convinzione.

“Guadagno attorno a 15 mila euro l’anno – racconta – perché sotto quella soglia non puoi vivere. Farò la domanda, ma già so che i soldi per me e per tutti i colleghi che lavorano non ci saranno. Cosa faccio ora, vado in piazza da sola? Il prossimo anno le tasse non le pago, anche perché’ con le chiusure attuali ai 10 mila non ci arriverò neanche io, nel 2020”.

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