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Boxe, il dramma di Maurizio Stecca: intubato in ospedale per Covid

Maurizio Stecca è stato oro ai Giochi di Los Angeles 1984: il campione da domenica si trova ricoverato a Treviso, intubato, a causa del Covid - 19

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Maurizio Stecca, ex Campione di Boxe, questa volta deve affrontare una battaglia più grande fuori dal ring. L’oro ai Giochi di Los Angeles 1984, poi anche Campione del Mondo Wbo ed europeo tra i professionisti si trova in ospedale, a Treviso, a causa del Covid. L’ex sportivo aveva già ricevuto due dosi del vaccino ed era in attesa di quella booster.

Maurizio Stecca, la lotta al Covid

Da domenica, l’ex campione olimpico di boxe e del mondo, 58 anni e allenatore Federale si trova ricoverato in ospedale a Treviso. Nelle ultime ore le sue condizioni sono purtroppo peggiorate tanto che i medici lo hanno anche intubato per aiutarlo nella respirazione.

Le parole di Maurizio Stecca

A dare l’annuncio, poco prima di essere intubato, lui stesso scrivendo un messaggio pubblico su Facebook: “Buongiorno amici e fan, ho cominciato il match più difficile della mia vita contro il mio avversario chiamato Covid, anche dopo aver fatto la seconda dose ed ero pronto per la terza. Non lo so quante riprese ci saranno da fare, sicuramente tante. Io, abituato a tantissime battaglie sempre vinte, sicuramente non indietreggerò mai a questo maledetto avversario”. Un messaggio non arrendevole da parte di chi sul ring non si è mai arreso e non vuole farlo nemmeno questa volta.

Maurizio Stecca e la patologia Epn

Le condizioni dell’ex pugile destano preoccupazione a causa della sua emoglobinuria parossistica notturna (Epn) di cui soffre. Lo ha confermato a “Il Resto del Carlino” anche l’ex moglie Roberta Moretti (da cui ha avuto due figli). “Il mio ex marito – racconta – è affetto da Epn, che causa problemi di coagulazione del sangue. Fa un’iniezione ogni giorno per questo. Purtroppo la broncopolmonite che ha da una settimana si è evidentemente aggravata. Forse doveva andare prima in ospedale”.

E poi: “Mi ha chiamato al telefono. Era affannato. Mi ha detto che senza l’ossigeno aveva l’affanno, faticava a respirare. Siamo riusciti a convincerlo ad andare in ospedale solo domenica. Nel pomeriggio lo dovevano trasferire in un altro ospedale, sempre a Treviso. Dove l’avrebbero intubato. I nostri figli sono molto preoccupati. Fosse stato a Rimini l’avremmo potuto seguire più direttamente”.

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