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Che fine ha fatto Amauri, il Calimero che non sfondò alla Juve

Da ragazzo ha lavorato come muratore e in un supermercato

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Che fine ha fatto Amauri, il Calimero che non sfondò alla Juve Fonte: Ansa

Quando era al Palermo era tra i bomber più fortì d’Italia e forse d’Europa. E dire che lo chiamavano Calimero da giovane. Amauri ha vissuto sempre alti e bassi nella sua vita e oggi, che ha smesso col calcio giocato, vorrebbe insegnare ai più giovani cos’è davvero il pallone in campo e fuori. Infanzia difficile (“ho lavorato come muratore. Non mi vergogno a dirlo perché questo mi consentiva di guadagnare i soldi per aiutare la mia famiglia. Ho lavorato in un supermercato, in una fabbrica di carbonella e nel settore metallurgico. Ho fatto di tutto e nel frattempo riuscivo a fare qualche provino e ad allenarmi. Tante volte però arrivavo stanco, con tanti pensieri e non riuscivo ad esprimermi al meglio”) poi la svolta nel Santa Catarina, un club di serie B in Brasile, che si trovava a dieci ore da San Paolo. Iniziò a segnare con continuità e non si è più fermato. La Svizzera, poi il Belgio e l’Italia: “Aandai a Torino, dove per due mesi – ed è la verità – ho vissuto praticamente da clandestino. Non avevo il biglietto di ritorno per il Brasile e tutte le mie speranze erano svanite nel nulla. Un giorno mi chiamò Grimaldi, che poi sarebbe diventato il mio procuratore, e mi disse di prendere il primo treno per Napoli. Iniziai giocare con la Primavera e dopo un po’ venni aggregato alla prima squadra. Ci trovai Edmundo, che era il mio idolo dell’infanzia, e da quel giorno iniziai a vedere un po’ di luce”.

LA FAMIGLIA – È sposato con Cynthia Cosini Valadares, connazionale conosciuta a Napoli, da cui ha avuto tre figli, ovvero Cindy, Hugo Leonardo e Miley, nati tutti in Italia: la prima nel 2003, il secondo il 27 gennaio 2006 e la terza il 26 gennaio 2012. Il 12 aprile 2010, grazie alla moglie di origini italiane (avi della provincia di Cuneo), acquisisce la cittadinanza italiana e viene anche convocato dall’Italia. Dopo il boom al Palermo la Juve lo prende per 25 milioni di euro (un boom a quei tempi) ma in bianconero Amauri fallisce la grande occasione: Fu un cambio di vita. Il primo anno fu fantastico, c’era un grande spogliatoio, nel secondo invece è iniziata una crisi profonda. Fino a dicembre eravamo una squadra, ma dopo l’eliminazione col Bayern in Champions sono spariti tutti, società compresa. In alcuni momenti difficili non c’era nessuno, ci siamo sentiti soli. Anche le leggende della squadra sapevano che non c’era niente, non eravamo una squadra forte. Sono stato quattro anni alla Juve, per due ho giocato e negli altri sono rimasto fuori. Poi sono andato via e ho continuato la mia carriera. Ho dato una mano a salvare il Parma e a portarlo in Europa League. Poi alcuni pensavano che non avrei voluto il coraggio di andare al Torino. Sono capitato nei due anni peggiori della Juve.La società aveva deciso di farmi fuori. Poi mi hanno messo anche i tifosi contro. Quando sono tornato alla Juve nell’estate 2011 dopo il prestito al Parma il primo giorno di allenamento ero carico come una molla, ma sono stato fischiato e ci sono stati cori contro di me Marotta aveva portato i suoi giocatori. Non volevano che tornassi al Parma e preferivano che andassi al Marsiglia perché avrebbero preso più soldi. Mi hanno minacciato dicendo che mi avrebbero messo fuori rosa ed è ciò che è successo. Feci un braccio di ferro con chi comandava e fu un errore”.

LE AMBIZIONI – In Mls l’ultima vita da calciatore, e adesso? “Oggi faccio tutto quello che non riuscivo a fare quando ero calciatore. Ho più ore a disposizione per me, non sono più sotto pressione settimanalmente. Conduco una vita più tranquilla. In futuro vorrei dare una mano ai ragazzi meno fortunati. Io sono stato scoperto dal nulla. Devo ringraziare Antonio Manzo in Brasile, è stato lui a darmi l’opportunità di allenarmi con Leivinha, un grande ex calciatore degli anni ’70. Vorrei andare in giro a pescare ragazzi bravi che possono fare grandi cose nel calcio. Prenderò il patentino da allenatore, ma non so se voglio farlo davvero… Vorrei fare l’osservatore e stare in mezzo al calcio”.

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