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Che fine ha fatto Bettega: i gol, la tubercolosi, Calciopoli e la terza vita

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E’ nato a Torino ma il suo è un cognome veneto: Roberto Bettega nasce in una famiglia delle periferie torinesi alla fine della guerra. Suo padre assemblava elementi in carrozzeria, sua mamma faceva la maestra, lui sarebbe diventato un’icona della Juventus tra alti e bassi di una carriera da giocatore prima e da dirigente poi in cui la sorte gli ha riservato non pochi sgambetti. Il curriculum da calciatore è di tutto rispetto: vinse sette campionati nazionali, una Coppa UEFA e una Coppa Italia, per un totale di 490 presenze e 179 reti con la maglia bianconera. In Nazionale, invece, giocò 42 partite tra il 1975 e il 1983, realizzando 19 gol e facendo parte delle rappresentative che si classificarono al quarto posto al campionato del mondo 1978 e al campionato d’Europa 1980 ma non è sempre stato tutto rose e fiori.

Bettega e la malattia polmonare, lo striscione dello scandalo

E’ una delle più belle promesse del calcio italiano quando a Bettega piomba addosso una tosse fastidiosa, insistente. Entra in clinica il 1° gennaio del 1972. Lo visitano e la diagnosi è impietosa: affezione infiammatoria all’apparato respiratorio. È pleurite. Stagione finita. Sugli spalti i tifosi avversario espongono uno striscione vergognoso: “Bettega polmone marcio”. Lui reagisce, lotta, vince la battaglia e fa in tempo a unirsi ai compagni a primavera, nel pomeriggio felice in cui si brinda allo scudetto: «Un brutto colpo, davvero… Ma ho saputo reagire alla malasorte con coraggio, senza perdermi d’animo, A vent’anni è giusto non demoralizzarsi. Recupero dopo otto mesi lunghi difficili». Il 24 settembre del 1972, a Bologna, Roberto Bettega torna in campo accolto dagli applausi.

Bettega e la lite con Agnolin: che bufera

Altro episodio celebre, quella brutta storia con l’arbitro Agnolin, quella disfida con minacce e pubbliche denunce. Stagione 80-81, derby d’andata: un gol sospetto annullato ai bianconeri, un gol sospetto concesso ai granata che vincono 2-1. S’infuria persino Zoff, reagisce l’arbitro (“Vi faccio un culo così”) con una frase che all’epoca scatenò il finimondo. Proprio Bettega portò quelle parole fuori campo, le consegnò ai giornali e alla tivù attraverso il Trap. La tivù. Ne nacque un putiferio.

Bettega che sfortuna, perde i Mondiali ‘82 per un brutto infotunio

La sfortuna però è ancora in agguato per Bettega. È il 4 novembre del 1981, a Torino si gioca Juventus-Anderlecht: Bettega ha un terrificante impatto con Munaron, il portiere belga, e resta a terra. La diagnosi è impietosa: distacco del legamento collaterale-mediale del ginocchio sinistro, stagione finita e addio Mondiali, quelli che avrebbero laureato l’Italia campione del mondo. Rivestirà la maglia azzurra per l’ultima volta il 16 aprile del 1983, a Bucarest: Romania-Italia 1-0.

Bettega pioniere del calcio italiano in Canada

Chiusa l’avventura con la Juventus Bettega divenne pioniere di una strada poi percorsa anche da Giovinco e oggi dai vari Insigne e Criscito. Andò a giocare in Canada, a Toronto: all’epoca la squadra si chiamava Toronto Blizzards, e Bettega vi rimase per due stagioni, totalizzando 48 presenze e segnando 11 gol. Poi fu vicino a firmare nel novembre del 1984 con l’Udinese di Zico, ma un incidente in macchina sull’autostrada lo fece finire in prognosi riservata con un forte trauma cranico. Una volta guarito, capì che doveva smettere.

A inizio anni ’90, infatti, Bettega divenne proprietario del ristorante Mc Donald’s di piazza Castello, che per tanti anni è stato l’unico della catena di fast food americana presente a Torino ma prima era stato la prima voce tecnica nella storia della tv: nel 1985 commentò la finale Intercontinentale vinta dalla Juve ai rigori sull’Argentinos Juniors, affiancò il giornalista Giuseppe Albertini. Fu volto di Canale 5, in particolare il sabato sera, a metà anni ’80, appena smesso, con Rino Tommasi, a commentare la giornata. E poi fece la seconda voce in coppa dei Campioni, affiancando fra l’altro Nando Martellini, dopo che il principe dei telecronisti lasciò la Rai. Bettega condusse Caccia al 13 e collaborò con Tele Capodistria. Fu opinionista a Controcampo, su Rete 4 e poi a 7 Gold.

La terza vita di Bettega come dirigente della Juve

Bettega è stato poi dirigente della Juventus dal 1994 al 2006. Era il terzo della famosa Triade, dopo Luciano Moggi e Antonio Giraudo. Lo scoppio di Calciopoli nel 2006 coinvolse la dirigenza juventina ma non Bettega, uscito indenne dall’indagine. Pur costretto a lasciare la vicepresidenza nonché il posto nel consiglio di amministrazione, nella stagione 2006-2007 rimase nella società bianconera come consulente di mercato ma poi si dimise.

Una volta assolto con formula piena — «perché il fatto non sussiste» — dalla succitata accusa il 23 dicembre 2009 tornò a pieno titolo nei quadri della Juventus venendo nominato vicedirettore generale con responsabilità sull’intera area sportiva, di fatto numero due della società dopo il presidente Jean-Claude Blanc. La sua seconda esperienza dirigenziale nel club terminò il 31 maggio 2010, dopo soli cinque mesi e senza conseguire risultati sportivi di rilievo, sostituito dal nuovo direttore generale Giuseppe Marotta nell’ambito del repulisti societario portato avanti dal neopresidente Andrea Agnelli.

Singolare l’episodio capitatogli nell’aprile 2013 quando i carabinieri gli hanno sequestrato il quadro di Chagall Le nu au bouquet, che aveva appeso in casa, perché rubato. Aveva acquistato l’opera nel 2003 dal gallerista di Bologna Italo Spagna, pagandola 1,2 milioni di euro, ignaro del fatto che fosse stata in realtà sottratta illegalmente dallo yacht dell’imprenditore americano Edward A. Cantor.

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