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Che fine ha fatto Ravanelli, il bomber pugnalato dalla Juve

Non sopportava Inzaghi, arrivò 12esimo nel Pallone d’oro

L’imitazione che di lui faceva Gioele Dix alla Gialappa’s era spettacolare ma in campo Fabrizio Ravanelli era inimitabile, o quasi. Esploso quasi all’improvviso, dopo un avvio di carriera che non lasciava presagire tanta gloria (Perugia, Avellino, Casertana, Reggiana) Ravanelli arriva nel 1992 alla Juve, la squadra per cui tifava da bambino e che pensava di aver trovato un buon gregario da panchina. La svolta avviene nell’estate 1994 arriva Lippi che crea il tridente con lui, Vialli e Del Piero. Si trasforma in attaccante esterno che fa tutta la fascia e segna ancora (sfonda quota 30 gol nel ‘94-95), un po’ come Mandzukic oggi. Diventa uno dei senatori della Juve, arriva 12esimo nella classifica del Pallone d’oro e nel ‘96 conquista anche la Champions, segnando contro l’Ajax in finale (primo juventino della storia a segnare su azione in una finale). Ancora 16esimo al Pallone d’oro, poi all’improvviso qualcosa si rompe: «successe tutto all’improvviso, dopo la finale – disse alla Gazzetta – La Juventus aveva deciso di cedermi. Non ci potevo credere. Per me fu una pugnalata. Mi sono sentito tradito. Penso di aver ricevuto meno di quanto ho dato. Mi sentivo il futuro di quella squadra».

SECOND LIFE – Ravanelli sveste la maglia bianconera dopo 160 partite e 68 reti, e aver messo in bacheca tre titoli nazionali e due internazionali. Inizia per lui una seconda carriera, ma ancora gloriosa. Prima col Middlesbrough, poi col Marsiglia – da cui si lascia maluccio per l’etichetta di simulatore che si guadagna per un rigore “rubacchiato”. Al portale “Il posticipo rivela: “Il momento che cancellerei della mia carriera calcistica è la polmonite che mi è costata il Mondiale in Francia nel 1998. Alla vigilia della partita con il Cile sono dovuto tornare a casa. È il più grande rimpianto della mia carriera. Ero il capocannoniere della nazionale, potessi riavvolgere il nastro, sceglierei quel momento. Oggi se giocassi farei tanti gol. Lo dico senza essere presuntuoso. Credo che oggi sia diventato più facile far gol. Non ci sono i difensori di una volta”. Passa alla Lazio, poi al Derby County e al Dundee. L’ultima maglia da calciatore di Ravanelli, quella del Perugia nella stagione 2004-2005. “C’è una cosa che non ho mai detto: quando tornai a Perugia, nell’ultimo anno di serie A, Il presidente Gaucci mi propose la panchina del Perugia al posto di Serse Cosmi – disse a Grifo Ricordi su Umbria TV – Stimavo troppo Serse Cosmi, e non potevo prendere il suo posto”. Quando smette intraprende con alterne fortune quella di allenatore.

IN BICI – Nel 2005 è supervisore tecnico nel settore giovanile del Perugia, mentre nel 2009 approda nel vivaio della Lazio. Passa quindi alle giovanili della Juventus, dove nella stagione 2011-2012 ricopre il ruolo di tecnico della formazione Esordienti e nella successiva dei Giovanissimi Regionali. Nell’estate 2013 viene ingaggiato come tecnico della prima squadra dai francesi dell’Ajaccio. Nel giugno 2018 viene chiamato ad allenare l’Arsenal Kiev nel campionato ucraino. Anche questa esperienza è però di breve durata. Inframezza l’attività di allenatore a quella di opinonista per Mediaset e dal 2005 ha iniziato ad appassionarsi al ciclismo. A Gs nel 2014 dice “Ho fatto anche la Maratona delle Dolomiti. Una fatica pazzesca, con otto passi dolomitici.Sarei stato un bel passista, se non avessi fatto il calciatore”. Mestiere per il quale aggiunge: “Pur essendo attaccante, non ho mai avuto l’ossessione del goal. Come certi colleghi che ho sempre mal sopportato. Inzaghi? Niente di personale. Io vedo il calcio così. Nel mio ipotetico “undici”, uno come lui non lo vorrei. Così come non vorrei chi, ad esempio, dopo che la sua squadra ha perso per 3-1 è contento per il goal che ha fatto».

SPORTEVAI | 22-03-2019 12:29

Che fine ha fatto Ravanelli, il bomber pugnalato dalla Juve Fonte: Ansa

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