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Che fine ha fatto Soviero: risse, insulti virali come a Del Piero

L'ex portiere campano è passato alla storia per i suoi momenti di pura rabbia e follia come quell'insulto al guardalinee

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Ci sono mille modi per un giocatore per essere ricordato nel tempo. di certo Salvatore Soviero, sanguigno ex portiere campano, al di là di una carriera onorevole che lo ha portato fino in serie A, sicuramente è passato alla storia per altri motivi. Le sue risse e i suoi insulti sono ancora oggi scolpite sul web e le visualizzazioni lo hanno consegnato ai posteri del calcio. Leggendari i suoi insulti, a Del Piero e a un ignaro e pure incolpevole guardalinee. Da saloon i suoi assalti verso gli avversari.

Chi è Sasà Soviero

Salvatore Soviero detto Sasà è nato a Nola, comune metropolita della città di Napoli, il  18 luglio 1973. Come detto, ha avuto una carriera di tutto rispetto che dai campi della sua provincia, Acerra e Nola, lo ha portato stagione dopo stagione, verso il calcio che conta, Perugia, Carpi, Fermana e Avellino fino a mettersi in evidenza calcisticamente con le maglie di Cosenza, Genoa e Salernitana a fine anni ’90 ed inizio ’00.

Due campionati di Serie C1 vinti: il primo da secondo portiere a Perugia, il secondo da protagonista a Cosenza con Giuliano Sonzogni in panchina. Quindi il Venezia e finalmente la grande occasione, con la maglia della Reggina in serie A nel 2004/2005. Dopo due stagioni in B al Crotone, ha terminato la carriera nelle serie minori difendendo i pali di Scafatese, Città di Castello e Juve Stabia dove di fatto ha appeso i guantoni al chiodo nel 2010.

Soviero, 30″ di insulti al guardalinee diventati virali

L’episodio che lo rivela al mondo del calcio, dal punto di vista mediatico e non solo, è ovviamente quello avvenuto in un lontano Brescia-Genoa del campionato di serie B 1998-99. Nessuno sa, nessuno ricorda il risultato di quella partita. Ma nessuno potrà mai dimenticare quei 30″ che hanno consegnato Soviero al mito.

Sasà para un tiro da lontano, la palla rimbalza sulla linea di fondo, poi viene allontanata. L’assistente dà calcio d’angolo e avrebbe anche ragione. Ma Soviero, che difende la porta del Grifone, parte con un monologo di mezzo minuto farcito di insulti, alcuni irripetibili, altri intraducibili se non dal campano stretto. Le telecamere dell’allora Tele+, antenato di Sky, consegnarono l’audio e il primo piano del povero guardalinee ai posteri a cominciare da un giovanissimo Caressa che lo commentò per poi finire indelebile su Youtube.

Il “primo” exploit di Soviero

Dove tutto ebbe inizio. Nel campionato di Serie C1, nel 1996, durante il match di Fermana-Giulianova, Soviero, con la maglia della Fermana, scatenò un’accesa diatriba intervenendo con veemenza contro l’allenatore del Giulianova. Un dirigente trattenendolo, cercò di fermarlo: il portiere, con un gesto violento se lo scrollò dalla schiena facendolo cadere a terra, guadagnandosi così un’espulsione. “Sono sempre stato focoso, è l’animale che c’è in me” racconterà Soviero a fine carriera.

Quando Sasà perse la testa

Soviero ci ricascherà in maniera pesante perdendo letteralmente le staffe nel corso di una sfida tra Messina e Venezia valida per la Serie B 2003-04. Il portiere campano con la maglia dei lagunari mostrò le sue due facce. Il Venezia, in una serata difficile, vede espulso prima Liendo, poi Maldonado che protesta veementemente con l’arbitro salvo essere fermato proprio da Soviero. Poi nella ripresa, dopo l’espulsione pure di Gregucci sulla panchina veneziana, ecco che Soviero, per proteste, finisce per essere cacciato pure lui. Ed ecco che in un raptus di follia si scaglia contro la panchina del Messina colpendo con calci e pugni chiunque provasse a fermarlo. Lo show da MMA gli costò ben 5 mesi di squalifica.

Lo stesso Soviero, anni dopo, ha commentato così l’episodio ai microfoni di CalcioNapoli24.it: “Era una fase delicata del campionato, il match era molto teso. L’arbitro cacciò il quarto rosso per noi, io non ci vidi più. A dire il vero mi tolsi il guanto per dargliele, poi mi girai vero la panchina del Messina, mi istigavano, mi urlavano: “Siete retrocessi, ti vengo a prendere a casa!”. La mia intenzione era quella di portarmene un paio nel pullman…”.

Soviero, l’insulto omofobo a Del Piero

C’è anche una vittima illustre nei momenti di “follia” di Soviero. E anche qui, immortalato dalle telecamere e reso indelebile dal web. Nella sua unica stagione nella massima serie, nel 2004-0205, il portiere campano fu protagonista di un insulto omofobo nei confronti di Alessandro Del Piero. Si giocava Reggina-Juventus, per Soviero fu l’esordio proprio dopo i 5 mesi di squalifica per quella rissa a Messina. Gli amaranto, che vinceranno 2-1 quella partita in un Granillo in festa, sono in vantaggio. La Juve prova la rimonta. Dopo un tiro fuori dello stesso Alex, Soviero perde tempo nel riprendere il gioco, redarguendo, racconterà lui stesso, il raccattapalle che doveva rallentare a suo dire la riconsegna del pallone. Del Piero se ne accorge e protesta con l’arbitro che ammonisce il portiere reggino. Che allora riserva a Pinturicchio, ovviamente in maniera denigratoria, il più classico degli insulti omofobi con tanto di stereotipo gesto di toccarsi l’orecchio con il guanto all’indirizzo del numero 10 della Juve che invano richiama pure l’attenzione dell’arbitro per quel gesto così plateale.

Anni dopo Soviero ha raccontato: “Ero un po’ carico… ebbi un diverbio con Del Piero che mi fece ammonire. E mi lasciai andare ad un comportamento poco civile e poco consono e di questo mi dispiace anche perché pure quel frangente mi ha causato dei problemi. Al di là di quello, credo che vincere contro la Juve, esordendo a 31 anni in Serie A, sia un vero e proprio sogno. E’ stato il momento calcistico più bello della mia vita. E pensa che ho vinto tre – quattro campionati, ma niente è equiparabile a quelle emozioni”.”.

Soviero, ieri e oggi

In un’intervista a sportribune Sasà ha parlato delle differenze tra il suo calcio e quello di oggi: «Diciamo che il calcio dei miei tempi era più umano, più veritiero, dove c’era un maggior rispetto dei ruoli (per primo quello dell’allenatore). Questo, invece, è un calcio dove conta quasi più l’apparire che l’essere, e nel quale faccio fatica a riconoscermi, forse a causa del mio essere schietto e sincero».

Che cosa fa oggi Soviero tra panchina e… cavalli

Appesi i guantoni al chiodo Soviero è rimasto nel mondo del calcio intraprendendo la carriera di allenatore. Il suo primo incarico è stato in Eccellenza Campana sulla panchina della Palmese. Quini Città di Castello, Real Volla e di nuovo Palmese. Durante la stagione 2018-2019 entra nello staff tecnico della Virtus Ottaviano, in Eccellenza.

Ma l’ex portiere oltre ad allenare ha anche un allevamento di equini di razza Arabo Egiziana. “Un giorno un amico mi portò a vederli in una manifestazione – racconta – da lì è nata una vera e propria passione che mi ha portato ad avere un mio allevamento. Mi hanno sempre detto ‘datti all’ippica’ e l’ho fatto…”.

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