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Ciclismo, Amstel Gold Race: trionfa Pidcock su Hirschi e Benoot. Van der Poel per un giorno resta a guardare

La classica del Limburgo sorride al britannico della Ineos, che batte in volta Hirschi, Benoot e Vansevenant. Van der Poel stavolta non forza: mai in partita, arriva a una trentina di secondi

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Roberto Barbacci

Roberto Barbacci

Giornalista

Giornalista (pubblicista) sportivo a tutto campo, è il tuttologo di Virgilio Sport. Provate a chiedergli di boxe, di scherma, di volley o di curling: ve ne farà innamorare

Dio s’è riposato il settimo giorno, Mathieu van der Poel ha deciso di farlo alla terza settimana della sua campagna del Nord. Perché all’Amstel Gold Race, la gara nella quale s’era rivelato al mondo nel 2019, ha lasciato che fosse qualcun altro a prendersi i riflettori. Nella fattispecie a Tom Pidcock, altro grande interprete delle corse di ciclocross, che “salva” letteralmente la primavera dell’Ineos Granadiers (o almeno ci prova) vincendo la classica del Limburgo, imponendosi in una lunga volata che ha visto protagonisti anche Marc Hirschi, Tijes Benoot e Mauro Vansevenant.

Van der Poel non risponde: “Non avevo le gambe”

Pidcock è stato certamente il corridore che più di tutti ha meritato di conquistare la prima gara del cosiddetto trittico delle Ardenne (mercoledì ci sarà la Freccia Vallone, domenica il gran finale con la Liegi-Bastogne-Liegi). Ha provato a portar via un drappello di uomini sul Fromberg (meno 30 all’arrivo), dopo che per primo Vansevenant aveva tentato l’allungo, ed è riuscito a costruire un quartetto davvero rilevante, con tutti uomini interessati a collaborare e a tenere a distanza le ruote del gruppo.

Quello dov’è rimasto van der Poel, che al netto della grande attesa del pubblico olandese non ha voluto affatto strafare: è andato su sempre del suo passo, anche sul Cauberg, dove ha lasciato costantemente l’iniziativa agli avversari. A conti fatti, il neerlandese è sembrato quasi disinteressarsi dell’esito della corsa: dopo le prove di forza schiaccianti delle scorse due domeniche al Fiandre e alla Roubaix, quasi è sembrato volersi “riposare” in vista della Liegi, l’ultima classica monumento di primavera, dove la sfida con Tadej Pogacar già promette scintille. Dopo la gara ha ammesso di “non aver avuto le gambe” per andare a riprendere la testa della corsa. Insomma, anche MVDP è umano.

Pidcock, una vittoria che sa di rivincita

Pidcock è stato bravissimo ad approfittare della situazione di relativa “libertà” lasciata da van der Poel a tutti i corridori. Ha tentato un ultimo allungo sull’ultima salita di giornata, il Bemelemberg, ma una volta intuito che non c’era modo di staccare i compagni di fuga s’è concentrato soltanto sulla volata, dove sapeva di essere il vero favorito.

Ha risposto al primo tentativo di Vansevenant, poi è stato bravo a tenere botta al ritorno di Benoot e soprattutto di Hirschi, che è arrivato vicinissimo alla sua ruota. Non ha commesso, Pidcock, l’errore della Wiebes, che ha perso incredibilmente la gara femminile alzando le mani troppo presto, e favorendo così il colpo di reni dell’eterna Marianne Vos, che l’ha beffata di un’incollatura (come fece Roglic su Alaphilippe alla Liegi 2020).

Per Pidcock è una vittoria oltremodo speciale pensando alla beffa del 2021, quando al fotofinish venne battuto da Van Aert (anche se nessuna immagine ha mai realmente confermato fino in fondo l’esito di quella corsa).

Mai in partita Juan Ayuso, reduce dal successo all’Itzulia, mentre Skjelmose ha lasciato andare Mollema. La gara degli italiani è stata abbastanza anonima: Simone Velasco è stato l’unico che ha tentato di fare qualcosa, chiudendo appena fuori dalla top 10 (dietro di lui Lorenzo Rota).

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