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Imbriani non si dimentica, storia di un talento dal cuore d'oro

Otto anni dopo la sua scomparsa il ricordo dell'attaccante ancora vivo

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La maglia del Benevento, sette giorni su sette. Era quella che indossava Carmelo Imbriani, talento del Sud che aveva conosciuto il grande e il piccolo calcio, che sognava di diventare come Del Piero – esploso alla Juve proprio quando lui fece il boom nel Napoli – e che anche senza essere diventato un top-player è ancora oggi ricordato con affetto e nostalgia. Tra una settimana saranno otto anni che Carmelo Imbriani non c’è più, stroncato da un brutto male scoperto mentre era allenatore del Benevento. Quella maglia, la numero 7, da ieri è sulle spalle di Gaich, acquisto invernale del Benevento di Inzaghi preso dal Cska. Aveva chiesto la n.23, Gaich, ma quando ha conosciuto la storia di Imbriani ha cambiato idea, prendendo quella dell’indimenticato idolo sannita.

Imbriani scoprì per caso la sua malattia

Anno 2012, Imbriani è l’allenatore del Benevento, la squadra della sua città dove aveva anche giocato per anni. Raccontò lui al Mattino: “Venti agosto e non sembrava estate, a mille metri d’altitudine c’erano pioggia e freddo. Tornato in albergo, misurai la febbre: 40. Pochi giorni prima avevo avvertito dolori forti, mi ero riempito di medicinali e avevo trascorso notti insonni. All’inizio si pensava avessi una broncopolmonite, invece ho un tumore. Linfomi in più punti del corpo, uno maligno all’adduttore”.
Flashback. Torniamo indietro. Ora Imbriani ha 18 anni da poco compiuti ed è una promessa delle giovanili del Napoli. Con Lippi sulla panchina azzurra c’è la rivoluzione, via i senatori e giocano i giovani come Fabio Cannavaro e Pecchia. E c’è spazio anche per Imbriani che fa l’esordio in A il 27 febbraio ’94. Attaccante esterno, rapido, tecnicamente dotato. Se ne accorge Boskov che l’anno dopo lo promuove titolare nel finale di stagione col Brescia. Un goal  ed un assist per la rete di Agostini.
Inizia la favola più bella: si parla di campione predestinato. Per lui Boskov dice che non serve prendere Pippo Inzaghi: “Presidente, noi avere Imbriani” e nasce il Napoli dei 20 “fratellini” come li chiamava lo zio Vuja. Venti ragazzi assatanati che vogliono riportare il Napoli in alto. Imbriani entra anche nel giro della nazionale under 21, gioca la sua ultima stagione in “azzurro” nel 1995/1996, mettendo a segno 2 reti, di cui la più importante è certamente quella contro l’Inter, nella gara disputata al “San Paolo”.

La carriera di Imbriani dopo il Napoli

Il Napolilo cede in prestito in C1 prima alla Pistoiese e poi la stagione successiva al Casarano. Rientra alla base nel 1998 ma viene girato ad inizio stagione al Genoa. Poi tanto girovagare, fino al rientro a casa, a Benevento dove ci resta a intervalli (con intermezzi a Salerno e Catanzaro) e a casa sua conclude la carriera da giocatore, con la numero 7 sulle spalle. Lascia il calcio giocato per intraprendere la carriera di allenatore sempre nella sua città: prima diventa tecnico degli allievi nazionali sanniti, successivamente è promosso come allenatore della prima squadra.
La lunga malattia tra il sostegno di tutti
Torniamo a quel giorno del 2012. Imbriani sa di essere gravemente malato. Il nome della “bestia” è linfoma di Hodking. Quando la notizia diventa di dominio pubblico scatta la solidarietà sui campi di tutta Italia. Il 10 febbraio 2013, giorno del suo 37esimo compleanno, diverse squadre, dalla Serie A alla Lega Pro, hanno mostrato i campo la maglietta “Imbriani non mollare”. E così hanno fatto anche il Napoli e il suo tecnico dell’epoca Mazzarri. Imbriani non voleva mollare, lottò con tutte le sue forze ma dovette arrendersi.

Il fratello lo ricorda in maniera speciale

Il ricordo di Carmelo però non è mai scomparso e non solo ora, grazie alla maglia n.7 di Gaich. A raccontare a tutti chi era quel ragazzo buono, dal sorriso pronto per tutti, è il fratello Gianpaolo che prima ha fondato l’associazione “Imbriani non Mollare” ( “L’intento era quello di non disperdere tutto quell’amore ricevuto da tutta Italia e di diffondere i valori di lealtà sportiva e antirazzismo che hanno sempre contraddistinto la figura di Carmelo”) e poi ha deciso di viaggiare per tutto il mondo per far conoscere i valori del fratello. Gianpaolo Imbriani ha già visitato 111 paesi: “Ho capito che il mio compito doveva essere quello di viaggiare per raccontare a tutti la storia di un uomo buono, un ragazzo adorabile. Il mio primo obiettivo è far conoscere la storia di mio fratello. Ma sono convinto che un giorno riuscirò anche nel realizzare il sogno: avere cinque campi intitolati a Carmelo, uno in ogni continente».

Imbriani non si dimentica, storia di un talento dal cuore d'oro Fonte: Ansa

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