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Juventus, Ravanelli in lacrime mentre ricorda Fortunato

L'ex attaccante bianconero racconta la sua vita ai microfoni della Rai.

14-01-2020 13:41

Juventus, Ravanelli in lacrime mentre ricorda Fortunato Fonte: 123RF

L’ex attaccante della Juventus Fabrizio Ravanelli ai microfoni della trasmissione della Rai “Vieni con me” non ha trattenuto l’emozione parlando dell’amico e compagno di squadra alla Juventus Andrea Fortunato, scomparso nel 1995 per una grave forma di leucemia.

“Andrea è stato un ragazzo straordinario. Ci siamo conosciuti a militare. Giocavamo nella Nazionale militare e siamo stati campioni del mondo. Poi ci siamo ritrovati alla Juve e abbiamo condiviso serate insieme mangiando torta e bevendo camomilla”.

“Poi si è ammalato di leucemia e lui è venuto a curarsi a Perugia, nella mia città, e io ho cercato di aiutare lui e la sua famiglia come potevo, è stata una grave perdita non solo dal punto di vista calcistico, ma anche umano perché Andrea era un ragazzo straordinario”.

Ravanelli ha ricordato il suo periodo in bianconero con affetto: “Arrivai alla Juventus da settimo attaccante, sono partito come primo, e questo mi riempie di orgoglio. Devo ringraziare Boniperti e Trapattoni, che mi hanno permesso di realizzare un sogno. Il presidente chiamò mio padre alle 10 di sera, e mio padre all’inizio non ci credeva. Alla Juve è stato un periodo fantastico, 4 anni di successi, che mi hanno permesso di diventare uomo e formare una famiglia. La Juve è stata una scuola di vita”.

La vita del calciatore non è stata sempre rose e fiori: “Quando sono passato dal Perugia all’Avellino sono stati mesi difficili. Avevo 18 anni e stare da solo in un appartamento non era facile. Ho sofferto un po’ di solitudine, mi mancava la famiglia e gli amici, ma quell’esperienza mi ha maturato tanto perché nella vita sono le esperienze negative che ti fanno crescere e ti fanno diventare uomo”.

L’ex bianconero ha ricordato commosso anche il padre: “Mio papà ha fatto tanti sacrifici, mi ricordo ancora quando lui aveva 40 anni e si diplomò perito tecnico per poter aver 50mila lire in più sullo stipendio. Mia mamma e mio papà un giorno mi regalarono un paio di scarpe per la prima comunione e io, qualche giorno prima, andai a giocare a calcio con queste scarpe. Si ruppero e io andai da mio nonno che faceva il calzolaio e gli dissi di sistemarle perchè dissi che erano di un mio amico”.

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