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L'indignazione di Melissa Satta per il caso Sacchi-Di Monte è un manifesto contro la discriminazione

Da sempre impegnata contro ogni forma di discriminazione, la conduttrice e modella con estrema sintesi si è espressa con parole forti contro il direttore di gara di Lecce-Sassuolo

Ultimo aggiornamento:

Elisabetta D'Onofrio

Elisabetta D'Onofrio

Giornalista e content creator

Giornalista professionista dal 2007, scrive per curiosità personale e necessità: soprattutto di calcio, di sport e dei suoi protagonisti, concedendosi innocenti evasioni nell'ambito della creazione di format. Un tempo ala destra, oggi si sente a suo agio nel ruolo di libero. Cura una classifica riservata dei migliori 5 calciatori di sempre.

La sintesi del suo post non esclude che il giudizio insito sia altrettanto potente. E non solo perché da ex calciatrice, appassionata e conoscitrice di dinamiche che vertono sull’ambiente a riflettori spenti, ha un’opinione strutturata e legata alla conoscenza di meccanismi e effetti invisibili.

Melissa Satta, nonostante e malgrado le ostilità manifeste da parte di una categoria fluida di haters di non chiara provenienza, ha deciso di farsi interprete e voce a livello pubblico di istanze sociali e culturali, spesso non immediate.

Così è stato per la lotta al razzismo negli stadi e nel calcio, quando affiancò il suo ex marito, Kevin Prince Boateng, nel contrasto a questo fenomeno perverso. Lo è anche oggi, quando sui social in maniera nettissima ha espresso la sua posizione rispetto al mancato saluto dell’arbitro Sacchi nei riguardi della collega Di Monte.

Sacchi non saluta Di Monte, l’indignazione di Melissa Satta

“Sospensione meritata, speriamo per sempre e non solo per poche giornata”, ha scritto la conduttrice televisiva che ha un trascorso calcistico importante e da sempre ha manifestato le sue simpatie in termini di tifo, esponendosi nel recente passato contro le incongruenze del mondo del calcio.

La sua posizione, forte se considerato anche come e quanto Melissa Satta abbia comunque un ruolo anche riconoscibile sul versante pubblico proprio in virtù della sua immagine legata a trasmissioni di approfondimento calcistico, è una reazione a quanto avvenuto tra l’arbitro Juan Luca Sacchi e la collega Francesca Di Monte, guardalinee internazionale della sezione di Chieti che il direttore di gara di Lecce-Sassuolo.

Fonte: ANSA

Il gesto dell’arbitro Sacchi che ha destato così tanto clamore e relativa indignazione

Rocchi sospende Sacchi

Quel mancato saluto ha avuto le sue conseguenze: dopo avergli fatto una bella lavata di capo, il designatore Rocchi lo metterà in castigo per almeno una partita.

L’episodio, esploso sui social per via della sua indubbia prepotenza, è avvenuto prima dell’ingresso in campo delle squadre: Juan Luca Sacchi ha salutato il capitano dei neroverdi Ferrari e poi, per fare lo stesso col leccese Strefezza, salta senza alcun motivo giustificabile la sua assistente Francesca Di Monte, che resta esterrefatta come gli utenti che hanno rivisto la scena sui social.

La nota dell’Aia

La stessa assistente ha poi ridimensionato l’accaduto che, malgrado il declassamento a leggerezza e superficialità più che espressione di sessismo, rimane sgradevole, fastidioso e avvolto dal sospetto che vi sia – per quanto strisciante – un presupposto da stigmatizzare comunque.

“È assolutamente da escludere un gesto sessista — la nota dell’Aia all’Ansa — e ovviamente anche uno sgarbo personale. Il problema per noi non esiste, è stato solo un gesto involontario e male interpretato. Stupisce piuttosto che si parli di sessismo all’interno di un’associazione che ha fatto dell’abbattimento di ogni barriera di genere uno dei suoi principali traguardi raggiunti”.

Questo il comunicato ufficiale dell’Aia che ha così espresso l’intenzione di spegnere l’indignazione scatenata sui social da quel video che ha mostrato, e testimoniato, un gesto anti sportivo oltre che stupefacente per il presupposto che è insito e che si deduce dal mancato saluto per Di Monte.

Un atteggiamento che non evoca fiducia e progresso in termini di gender gap e che non rende merito a quelle barriere che l’associazione sta cercando di superare e che anche la rivoluzione Open Var sta concorrendo a perseguire.

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