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Marcello Lippi allunga la carriera a Gigi Buffon

"Gli direi di finire quando desidera finire, perché credo che in fondo in fondo il record di presenze in A gli possa interessare...".

Il commissario tecnico della Nazionale azzurra campione del mondo nel 2006, Marcello Lippi, in un'intervista a Radio1 invia un consiglio a uno dei suoi pupilli, Gianluigi Buffon, vicino al ritiro. Il portierone dei bianconeri non riuscirà ad eguagliare il primato di presenze in serie A (detenuto da Paolo Maldini) in questa stagione, ma non è detto che non possa farcela… la prossima.

"Se lo dovessi sentire, gli direi di finire quando desidera finire, perché credo che in fondo in fondo il record di presenze in A gli possa interessare, e quando avrà finito di giocare, fermarsi un paio d'anni, godersi la famiglia, staccare e pensare bene a quello che vorrà fare", sono le parole dell'ex ct dell'Italia.

Lippi non dà per scontato l'addio di Buffon a giugno: "Come ho detto per altri, qualsiasi cosa farà, la farà bene, parliamo di persone che sono capaci di coinvolgere emotivamente chi gli sta vicino e diventano dei leader immediatamente".

Per lo scudetto, l'attuale selezionatore della Cina mette in pole il Napoli: "Il campionato italiano è interessante. E' partito con delle aspiranti importanti, ma con Inter e Roma che si sono perse per strada. Il Napoli però è una contendente importante, determinata e attiva, nei confronti della Juventus. Non escludo però che le altre possano rientrare, a parte le prime due in classifica. Anno giusto per il Napoli? Certamente. Prima di tutto perché è prima in classifica, poi perché ci crede molto. L'Europa League potrebbe dargli qualche problema, visto anche la rosa un po' corta e la non abitudine a cambiare. Però la candidatura resta autorevolissima".

"Da dove ripartire dopo il fallimento della Nazionale? Da quando c'è la Federazione, quindi più di 100 anni, è sempre riuscita ad andare al Mondiale a parte due volte. E' un curriculum che tutte le Nazionali vorrebbero, considerando le nostre vittorie. Rosichiamo perché è fresca, ma andiamo avanti. Prima di tutto dovremo ripartire da una Federazione composta da persone che conoscono il calcio, non so chi, ma di sicuro ci vorranno uomini che ha fatto il calcio e lo conosce in tutti i suoi aspetti. Come mai la Federazione non ha investito su di me? Lo sanno tutti. Non so quanta volontà ci fosse ai suoi tempi. Con il presidente del CONI avevamo raggiunto un accordo ed erano tutti d'accordo con lui. Poi prima di presentare ct e dt, è venuta fuori una regola nel nuovo statuto in cui un agente non poteva lavorare se avesse avuto parenti all'interno della Federazione, dunque non se ne fece di niente. E' stato strano, per come è andata, ma va bene".

SPORTAL.IT | 22-01-2018 12:50

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