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Mondiali, Marocco: storia, virtù e filosofia di Regragui, il c.t. che ha scritto la storia

L’allenatore della rivelazione di Qatar 2022 ha alle spalle un passato di successi nel calcio nordafricano e arabo. Il suo gioco è essenziale come la matematica, in cui è diplomato

12-12-2022 16:00

Fabrizio Napoli

Fabrizio Napoli

Giornalista

Giornalista professionista, per Virgilio Sport segue anche il calcio ma è con la pallanuoto che esalta competenze e passioni. Cura la comunicazione di HaBaWaBa, il più grande festival di waterpolo per bambini al mondo

Difensivista? Forse. Vincente? Di sicuro. Walid Regragui è il c.t. rivelazione di Qatar 2022 grazie al suo Marocco, prima squadra africana a raggiungere la semifinale dei Mondiali. Un traguardo arrivato grazie alla impenetrabile difesa costruita da questo tecnico in carica da appena 3 mesi, ma con alle spalle una carriera in cui aveva già dimostrato di essere un vincente.

Mondiali: Regragui punta sull’orgoglio marocchino e africano

Il 47enne Walid Regragui non è nato in Marocco: la sua città natale è Corbeil-Essonnes, paesino dell’Ile-de-France a 40 km da Parigi. Un dato, questo, che lo accomuna a oltre la metà dei giocatori della sua squadra presenti a Qatar 2022 (ben 14) nati tra Francia, Spagna e Canada (dove è nato il portiere Bounou). Come loro, Regragui non ha mai avuto dubbi sulla sua nazionalità: “Un marocchino è sempre un marocchino e io sono orgoglioso di rappresentare il mio popolo”, ha detto in una delle conferenze stampa in Qatar, dimostrando di essere un esperto comunicatore e motivatore, oltre che un abile tattico.

Regragui sa che il Marocco sta vivendo un viaggio unico nella sua storia e che percepire questo cammino come un’impresa non può che essere un aiuto per i suoi giocatori: eccolo allora sottolineare la carica proveniente dai tifosi, ma non solo quelli marocchini. In un’altra conferenza Regragui ha evidenziato come la sua squadra avverta forte la spinta proveniente da tutti i tifosi arabi presenti in Qatar. E dopo il trionfo sul Portogallo ai quarti di finale ha sottolineato il ruolo del Marocco come portabandiera di tutto il calcio africano: “Prima della partita ho detto ai ragazzi che bisognava scrivere la storia per l’Africa”, ha confessato ai giornalisti.

Regragui, allenatore vincente già prima dei Mondiali

L’abilità da oratore è uno dei segreti grazie al quale Regragui ha ribaltato la condizione del Marocco in solo tre mesi. Entrato in carica al posto del bosniaco Vahid Halilhodzic, accusato di aver spaccato il gruppo dei giocatori della nazionale, Regragui ha puntato tutto sulle motivazioni di un gruppo di giocatori di talento, la maggior parte dei quali formati calcisticamente in Europa, e sulle loro ambizioni: “Chi pensa di giocare solo le tre partite del girone me lo dica che resta a casa”, ha dichiarato all’apertura del ritiro pre-Mondiali.

Il resto l’ha fatto un gioco improntato all’essenzialità, che in fondo è un valore insegnato dalla matematica, materia in cui Regragui è diplomato. Per vincere serve in primis non prendere gol, per segnare basta una giocata: questi i principi su cui si basa il gioco di Regragui, ex difensore in squadre minori del calcio francese (Dijon, Ajaccio, Grenoble) e poi del Racing Santander, in Spagna, con diverse presenze nazionale (perse la finale di Coppa d’Africa 2004 contro la Tunisia).

La sua ricetta ha già funzionato in passato: dopo aver cominciato nel 2012 la carriera da assistente del c.t. Rachid Taoussi, Regragui passò ad allenare i club vincendo il primo e unico campionato del FUS Rabat, poi quello qatariota con l’Al-Duhail e centrando la doppietta campionato-Champions League africana con il Wydad Casablanca.

Mondiali: la filosofia di gioco del Marocco di Regragui

Chiamato a guidare il Marocco a settembre dopo l’esonero di Halilhodzic, Regragui ha disegnato un 4-1-4-1 con un blocco basso e verticalizzazioni immediate, l’ideale per esaltare difensori lenti ma possenti, esterni veloci e tecnici come Hakimi, Zyech e Boufal e un centrocampista di copertura in grado di agire a tutto campo come Amrabat. Positivo il bilancio nelle tre amichevoli pre-Qatar (2-0 al Cile, 0-0 col Paraguay, 3-0 alla Georgia), poi l’exploit dei Mondiali dove finora il Marocco ha subito soltanto un gol, segnandoselo per di più da solo: autogol di Aguerd contro il Canada. Il Marocco ha poi mantenuto inviolata la propria porta contro Croazia, Belgio, Spagna e Portogallo.

Ora punta a fare lo stesso nella semifinale contro la Francia di Kylian Mbappé, squadra che ha segnato 11 gol nelle 5 gare finora disputate. Regragui e il Marocco credono di poter spegnere anche l’attacco dei Bleus: “Perché non possiamo vincere il Mondiale?”, ha domandato retoricamente il c.t. ai giornalisti dopo il successo sul Portogallo. In fondo la “sua” matematica dice che il Marocco una chance, per quanto piccola, ce l’ha.

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