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Morte Kobe Bryant, la nebbia e l'elicottero: indagini sulle cause

Condizioni meteo avverse, scarsa visibilità, un tragico impatto: che cosa si sa dell'incidente che ha causato 9 vittime

Un groviglio informe di lamiere è quanto rimane dell’elicottero su cui viaggiavano Kobe Bryant, leggenda NBA, e altre otto persone tra cui sua figlia Gianna, di appena 13 anni. Uno scenario angosciante, funesto che ci viene restituito dalle immagini e dai video che sono stati raccolti dai primi cronisti giunti sul posto, dopo che la notizia è stata diffusa. L’elicottero, su cui viaggiavano le nove vittime di questa immane tragedia, si è schiantato contro una collina a Calabasas, in California, domenica causando la morte delle persone a bordo tra cui Kobe e sua figlia.

A dare la notizia è stato il sito americano specializzato TMZ, presto seguito inevitabilmente dalla CNN, che sta seguendo nel dettaglio quanto relativo alle possibili cause di questo incidente. “È un incubo logistico, in un certo senso, perché il sito dell’incidente non è facilmente accessibile”, ha detto lo sceriffo della contea di Los Angeles Alex Villanueva, in una dichiarazione pubblica alla stampa aggiungendo che l’indagine relativa all’accertamento delle ragioni di questo schianto potrebbe essere un “processo molto ampio”. Frasi riportate dalla CNN e che dettano tempi lunghi e una indubbia incertezza per ora sulle reali cause dell’impatto.

Estremamente complesse anche le operazioni relative al recupero del corpo delle persone, coinvolte nell’incidente. Perché le salme possano essere restituite ai loro cari, potrebbero essere necessari un paio di giorni, ha dichiarato Jonathan Lucas, capo medico della contea di Los Angeles, “dati il ​​terreno e le condizioni del sito”. “Stiamo facendo tutto il possibile per confermare le identificazioni e aiutare le famiglie coinvolte”, si legge.

L’incidente dell’elicottero di Kobe Bryant: la nebbia

L’incidente che ha determinato la morte di nove persone è avvenuto in condizioni nebbiose e nuvolose con visibilità ridotta. e condizioni meteorologiche di domenica mattina non hanno soddisfatto gli standard minimi per il volo e il dipartimento di polizia di Los Angeles ha messo a terra i suoi elicotteri, ha detto il portavoce Josh Rubenstein alla CNN.

I testimoni raccontano di aver sentito il motore dell’elicottero perdere giri, e questo farebbe escludere che all’origine dello schianto ci sia un problema di visibilità. Una volta caduto il velivolo ha poi preso immediatamente fuoco, e questo ha reso piu’ difficile l’intervento dei soccorsi, così come la zona impervia.

Le vittime: tra loro la figlia Gianna e John Altobelli

Bryant stava viaggiando sull’elicottero per rispettare un impegno: una partita di basket con sua figlia di 13 anni, Gianna, che avrebbe dovuto giocare domenica pomeriggio. Con loro c’era l’allenatore di baseball dell’Orange Coast College (OCC) John Altobelli, con la moglie Keri e la figlia Alyssa, ha detto alla CNN il fratello di Altobelli.

Alyssa era la compagna di squadra di Gianna, ha detto alla CNN l’assistente allenatore dell’OCC Ron La Ruffa. Altobelli viaggiava regolarmente con sua figlia per giocare, disse La Ruffa.
“Abbiamo perso un membro della nostra famiglia OCC e il nostro cuore è spezzato”, ha dichiarato la presidente dell’OCC, Angelica Suarez in una nota. “L’allenatore Altobelli era un gigante nel nostro campus – un insegnante, un coach, un collega e un amico amati. Questa è una perdita enorme per la nostra comunità universitaria”.

Tra le vittime anche Christina Mauser, assistente allenatrice di pallacanestro per una scuola privata a Corona del Mar, California.

“Io e i miei figli siamo devastati. Oggi abbiamo perso la nostra bellissima moglie e mamma in un incidente in elicottero”, ha scritto suo marito Matt Mauser su Facebook. Sono dunque, indirettamente, amici e parenti a dare l’annuncio della loro perdita, fornendo identità, un volto e una storia alle vittime di questa autentica tragedia.

La virata prima dell’impatto

Secondo una fonte accreditata di Espn che ha chiesto di rimanere anonima, l’elicottero su cui viaggiavano Bryant con gli altri otto passeggeri prima dello schianto avrebbe avuto un contatto con i controllori di volo. Inoltre il mezzo avrebbe effettuato una virata a circa 2.400 piedi di altezza, prima di cadere. Stando a quanto riferito, il pilota alla guida del velivolo avrebbe detto agli stessi che aveva iniziato una scalata per “andare oltre lo strato” di nuvole presenti. L’elicottero sarebbe partito dall’aeroporto John Wayne nella Contea di Orange alle 9:06. La prima chiamata al 911 per segnalare l’accaduto è stata ricevuta alle 9:47. Il viaggio di Kobe e degli altri occupanti sarebbe durato appena 41 minuti. La fonte ha fornito queste informazioni alla Espn, alla ricerca di riscontri dopo la pubblicazione da parte di LiveATC.net di un audio parziale della comunicazione tra il pilota e il controllore.

L’elicottero su cui viaggiavano Kobe e gli altri

L’elicottero su cui viaggiavano Kobe Bryant e la figlia Gianna insieme ad altre sette persone era un Sikorsky S-76B del 1991. Un velivolo molto grande e introdotto sul mercato nel 1977, usato soprattutto da vip, compresa la Regina Elisabetta, manager, e adattato nel tempo a diversi ruoli, soprattutto quello del trasporto medico grazie al grande spazio al suo interno. L’S-76B è considerato dunque un elicottero tra i più sicuri, anche se non sono mancati gli incidenti, vedi la tragedia del marzo del 2107 a Istanbul in Turchia.

VIRGILIO SPORT | 27-01-2020 10:06

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