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Morte Mihajlovic, la lettera di Zeman: Ecco perché non andrò al suo funerale

Il tecnico boemo aveva un rapporto speciale con l'ex allenatore del Bologna ed era convinto che avrebbe vinto la sua battaglia

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Fabrizio Piccolo

Fabrizio Piccolo

Giornalista

Nella sua carriera ha seguito numerose manifestazioni sportive e collaborato con agenzie e testate. Esperienza, competenza, conoscenza e memoria storica. Si occupa prevalentemente di calcio

Era il 1 dicembre scorso, poco più di due settimane fa, quando alla presentazione del libro di Zeman “La bellezza non ha prezzo”, si presentò un ospite a sorpresa. Sinisa Mihajlovic, seppur già provato dalla malattia che lo avrebbe poi sconfitto venerdì scorso, non volle mancare al saluto al vecchio amico di tante battaglie. Sono state quelle le ultime parole pubbliche di Mihajlovic prima che il male prendesse il sopravvento. Un siparietto simpatico, con Zeman che rivelò cosa diceva ai suoi giocatori quando affrontavano in campo le squadre in cui militava Sinisa (“Immaginavo le partite su di lui, o vi prende il ginocchio o vi fa passare. E purtroppo ci prendeva il ginocchio”). Gli ultimi sorrisi insieme.

E il riconoscimento eterno di Miha al suo maestro: “Zeman ha vinto molto più di altri che hanno vinto trofei. Ha valorizzato i giovani, ha fatto divertire giocatori e tifosi e ha detto sempre quello che pensava. È uno di quelli che ha portato qualcosa di nuovo. Da quando è arrivato lui in Italia si è cominciato a pensare di vincere e non solo di non perdere. È qualcosa di tipico dell’est Europa”.

Mihajlovic, Zeman ricorda l’amico alla Gazzetta

Oggi Zeman ha voluto ricordare l’amico scomparso con una lettera alla Gazzetta, partendo da una visita a Trigoria di Mihajlovic per assistere agli allenamenti del boemo. “Mi piacque subito”, il giudizio di Zeman. E fu l’inizio di un’amicizia coltivata a tavola insieme, sui campi al telefono.

Mihajlovic bersaglio degli scherzi di Zeman

Scrive Zeman: “L’uomo che tutti spesso vedevano come duro e spigoloso, quando eravamo insieme aveva sempre il sorriso stampato sul volto. Mi salutava ogni volta con un “ciao mister” pieno di allegria. Io mi divertivo a stuzzicarlo e prenderlo in giro per farlo arrabbiare. Sinisa era uno spettacolo quando si incazzava… Anche se ci siamo sfidati su panchine opposte, c’e’ sempre stato un rapporto di grande affetto: lo trattavo, anche per età, come si fa con un figlio. E credo che lui mi riservasse quel rispetto che si deve a un genitore.

mi emozionava sentirlo parlare della sua infanzia spesso difficile nella ex Jugoslavia. Lì da uomini dell’Est ci capivamo con lo sguardo e confrontavamo epoche e ricordi. La notizia della sua malattia mi procurò un dolore profondo. Ma conoscendolo sapevo che non avrebbe mai mollato. Quando Sinisa si riprese ero convinto che il peggio era ormai alle spalle ma anche quando la malattia si è ripresentata ho sempre pensato che lui ce l’avrebbe fatta. Con la sua straordinaria capacità di lottare e di soffrire e sopportare tutto. In questo era davvero eroico.

Mihajlovic, Zeman non ha voluto vederlo in ospedale

Quando in occasione della presentazione del mio libro a Roma l’1 dicembre si è presentato facendomi una bellissima sorpresa, mi sono commosso. Sapevo che stava male e so che enorme sacrificio ha fatto per esserci. Mi ha abbracciato e baciato sulla fronte, come si fa con un papà, e io che di solito evito pubblici gesti di affetto gli ho accarezzato la mano con tutta la tenerezza e l’affetto che avevo per lui. Non l’ho voluto vedere negli ultimi giorni in un letto d’ospedale e non sarò al suo funerale. La morte è odiosa e la sua mi provoca troppo dolore. Voglio invece ricordarlo sorridente, come quella sera. Porterò sempre con me il suo ultimo bacio”.

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