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NBA, Shaquille O’Neal e quel rammarico nei confronti di Kobe Bryant

L'ex centro di Lakers e Heat (tra gli altri) spende bellissime parole per l'ex compagno Kobe Bryant dalle pagine di People. A quasi tre anni dalla sua scomparsa, il Mamba è ancora nei cuori di molti.

22-11-2022 13:23

Uno dei centri più dominanti della storia dell’NBA, Shaquille O’Neal, ha parlato al magazine People del suo ex nemico-amico Kobe Bryant, e di quanto avrebbe voluto chiamarlo e sentirlo molto più spesso prima della tragica morte del Black Mamba, avvenuta a causa di un incidente in elicottero il 26 gennaio 2020.

Compagno di squadra a inizio 2000 nei Los Angeles Lakers, assieme hanno vinto tre anelli NBA consecutivi.

Shaq si commuove a People: “Avrei voluto chiamare Kobe Bryant più spesso”

Tra il 2000 e il 2002, Kobe e Shaq conquistarono tre anelli consecutivi a Los Angeles da protagonisti della squadra guidata da Phil Jackson.

Shaq, che a tutti gli effetti è stato, nel corso della carriera, uno dei centri più determinanti e decisivi di tutti nella NBA dopo Wilt Chamberlain, ha parlato del rammarico per non aver sentito l’ex compagno Kobe Bryant più spesso prima della sua morte:

“A volte realizzo che non vedrò mai più Kobe, di persona, per il resto della mia vita. E penso che avrei dovuto chiamarlo di più, che avremmo dovuto sentirci più spesso. Invece io ho da fare, lui aveva da fare e allora lasci perdere dicendo: ‘Lo vedrò quando capita’, tanto c’è tempo. Pensavo ci saremmo visti al 50° anniversario dei Lakers, o che saremmo diventati vecchi assieme. E invece ora realizzo che non è così”.

Shaq chiude con un monito valido per chiunque pensi che ci sarà sempre tempo:

“Chiamate al telefono vostra madre, vostro fratello, il vostro amico con cui vi divertivate al college. Perché poi potreste non poterlo fare mai più. E mai è un sacco di tempo”.

Shaq, Kobe e i tre anelli a Los Angeles

Kobe contro Shaq, nonostante siano stati compagni di squadra a LA, è stata anche una delle rivalità più belle del primi anni del nuovo Millennio.

Con l’arrivo del Black Mamba a Los Angeles, e anche del coach Phil Jackson (proveniente dai successi a Chicago, nell’Illinois) che ripropose lo stesso schema a triangolo con Shaq perno centrale, lasciando molto spazio di movimento a Kobe, i Los Angeles Lakers vinsero tre anelli consecutivi tra il 2000 e il 2002, dalla pazzesca rimonta con Portland, alla storica cavalcata del 2001 (quando i Lakers persero una sola partita di playoff delle 17 giocate) fino alla sfida con i Sacramento Kings, tanto spettacolare quanto controversa per lo scandalo arbitrale legato a Tim Donaghy.

Shaq lasciò i Lakers nel 2004 per andare a Miami (dove vinse anche l’anello nel 2006, seppur da comprimario) mentre Kobe firmò un contratto praticamente a vita coi Lakers, dando inizio a una bella rivalità dentro e fuori dal campo.

Nel 2009, poi, Shaq e Kobe sono stati eletti co-MVP dell’All Star Game di Phoenix che aprì il percorso di riappacificazione, poi culminato in un faccia-a-faccia televisivo del febbraio 2018 in cui Shaq ammise i propri errori con la spontaneità che lo ha sempre contraddistinto.

Queste sono state le parole che nel 2018 Shaq pronunciò come “scuse” nei confronti di Kobe:

“Devo delle scuse a Kobe. Quando mi hai dato il trofeo dell’All Star Game del 2009, l’ho portato a casa e dato a mio figlio Shareef. Li mi sono accordo che c’era qualcosa che non andava. Perchè si sa, sono un maestro del marketing, e il 60% della nostra rivalità è stata tutta una montatura”.

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