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Tonali e la sua seconda vita: le gioie al Milan, il tunnel delle scommesse, il telefonino vietato, la rinascita

Tonali ha vinto la sua battaglia contro la ludopatia. Ma è stato un percorso lungo: Prima ero chiuso con tutti, oggi è diverso. Ecco chi mi ha aiutato

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Domenico Esposito

Domenico Esposito

Giornalista

Da vent’anni in campo e sul campo per vivere ogni evento in tutte le sue sfaccettature. Passione smisurata per il calcio e per la sfera di cuoio. Il pallone è una cosa serissima, guai a dirgli di no

Il ritorno in campo dopo la lunga squalifica per la vicenda scommesse ha dato inizio al secondo tempo di Sandro Tonali. Una nuova vita che fa seguito alla complicata battaglia – vinta – contro la ludopatia. In un’intervista a La Repubblica, il centrocampista del Newcastle e della Nazionale racconta com’è uscito dal tunnel, svela un retroscena legato all’Inter e ribadisce l’amore che lo lega al Milan.

Tonali e l’incubo scommesse: quando ha iniziato

È stato un percorso lungo, complicato, tutto in salita, il suo. Ma oggi, come rivelato anche dal ct dell’Italia Spalletti che lo ha rimesso subito al centro del villaggio, “nei suoi occhi si legge la gioia per essere tornato a giocare”. Ed è proprio così. Perché a 24 Tonali è un uomo nuovo. “Prima ero chiuso con tutti, anche con chi mi voleva bene: sia al campo di allenamento sia a casa, con amici e familiari. Ma oggi è diverso”.

E si torna indietro al tempo, quando all’età di 17-18 anni le scommesse erano già “diventate un’abitudine. E il fatto che fossero online mi oscurava da tutto, mi chiudevo nel mio guscio”. Il classe 2000 di Lodi confessa di non aver mai veramente avuto la consapevolezza di soffrire di una dipendenza. “Perché quando una persona si ritrova in una situazione del genere, è difficile chiederle se è malata. Ti dirà sempre di no. Non può pensare di avere quel problema, quindi tende a nasconderlo”.

L’importanza di un supporto nella lotta alla ludopatia

C’è un aspetto che ha favorito questa negazione da parte del calciatore: la sua disponibilità economica. E, infatti, Tonali sottolinea che si capisce di essere malati “quando si perde qualcosa: famiglia, lavoro, stipendio. Nel mio caso non mi sono accorto della serietà della cosa”.

Fondamentale è risultato il tempo trascorso con psicologo e psichiatra, che lo hanno aiutato anche a bypassare la questione farmaci, “col 95% dei quali sarei risultato positivo all’antidoping”. La squalifica gli ha aperto gli occhi, ma ha sempre potuto contare sul supporto del Newcastle, dei compagni di squadra e dei tifosi, oltre che della famiglia.

Il telefonino vietato, l’Inter e la chiamata del Milan

Nell’intervista a La Repubblica Tonali rivela che nell’ultimo anno non ha avuto il cellulare per sei mesi e “ho provato un senso di libertà. Prima non potevo fare da stanza a stanza, oggi lo prendo quando esco di casa e lo lascio rientrando”. Spazio a un retroscena di mercato legato all’Inter.

“Non ho accettato la proposta non perché non sia una squadra forte, ma non mi reputavo felice al 100%. Sentivo il mio procuratore e i dubbi erano grandi. La montagna che non volevo scavalcare”. Ma poi è arrivata la chiamata di Paolo Maldini, che ha cambiato tutto. “Ho detto: ‘O vado al Milan o resto al Brescia’”. Una passione, quella per i colori rossoneri, che gli è stata tramandata dal papà. “Facevo colazione con la tazza di Gattuso: quando il trasferimento si è concretizzato, gli ho chiesto il permesso di indossare la sua numero 8”.

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