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Tour de France, Hinault tifa Pogacar

Il cinque volte Re di Francia aspetta il responso dei Pirenei per fare previsioni: "Si lotta per il terzo gradino del podio. Pogacar è un punto interrogativo, ma corre come facevano io, Gimondi e Merckx".

29-06-2023 19:51

Tour de France, Hinault tifa Pogacar Fonte: Getty Images

Sono dieci i ‘Grandi Giri’ messi nel carniere da Bernard Hinault, che ha concluso la sua carriera a una sola incollatura dal mito Eddy Merckx: Liegi, Lombardia e Roubaix completano la bacheca del corridore bretone con classe e senza mezze misure, l’ultimo transalpino a imporsi nella corsa di casa; era il 1985 e la vittoria a Parigi bissò quella al Giro d’Italia.

La manifestazione più importante del ciclismo è in procinto di scattare e queste sono le previsioni del ‘Tasso’, che non nasconde la predilezione per lo sloveno vincitore nel 2021 e 2022: “Nessun avversario ha dimostrato di essere all’altezza di Pogacar e Vingegaard, al momento loro battaglieranno per il terzo gradino del podio; dopo essere finito ai box per l’infortunio alla Liegi, Pogacar è un punto di domanda, ha dominato in Slovenia, ma il Tour de France è un’altra cosa. Si parte alla pari: i Pirenei arrivano presto, dopo avremo le idee più chiare. A me piace Pogacar, è un corridore all’antica, come me, come Gimondi, come Eddy: sempre competitivo lungo l’intera stagione, su ogni tipo di corsa”.

Il tracciato di quest’anno ritrova una montagna ‘speciale’, con i Pirenei già importanti: “Percorso speciale, poco convenzionale: è molto vallonato e se farà caldo, impegnativo da subito; torna il Puy de Dòme, nel 1978 arrivammo con una crometro (vinse Zoetemelk, io feci sesto), nel 1986 con un arrivo in salito, ero compagno di Lemond. Non è lo Stelvio, né il Tourmalet: non è una salita lunghissima, ma non va sottovaluto e serve esser piazzati bene da inizio ascesa”.

Le difficoltà del movimento fancese e di quello italiano sono note: “Sono curioso di vedere la Ineos – Grenadiers: non hanno un capitano da Maglia Gialla, ma sono forti e tutti possono attaccare, mettendo in difficoltà giorno dopo giorno i candidati al successo finale; Bernal al Giro del Delfinato ha concluso dodicesimo, su una corsa di tre settimane come si troverà? E i francesi? Non ritengo Gaudu competitivo per il primo posto, ma solamente per acciuffare qualche tappa, e lo stesso vale per Pinot, anche se a me spiace esser ricordato come l’ultimo vincitore francese. Non hanno esagerato a livello di provocazione che è più vicina la prima vittoria di un corridore africano rispetto a quella di un francese. L’Italia è messa altrettanto male, mentre il Belgio ha Evenepoel, che non sarà però al via. Amo questo ciclismo: alcuni ragazzi danno il giusto spettacolo, senza aspettare l’ultimo momento per provare ad attaccare: penso a Evenepoel protagonista alla Liegi, o a Pogacar protagonista al Fiandre..”.

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