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Addio Pelè, l'ultimo fuoriclasse dell'età romantica: perché si chiamava così

Con la morte del brasiliano il mondo del calcio perde l'ultimo dei campioni "umani"

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Fabrizio Piccolo

Fabrizio Piccolo

Giornalista

Nella sua carriera ha seguito numerose manifestazioni sportive e collaborato con agenzie e testate. Esperienza, competenza, conoscenza e memoria storica. Si occupa prevalentemente di calcio

“Sono stato un pollo, se non avessi fatto un passo in avanti perché pensavo che il cross fosse indirizzato in mezzo all’area e non sul secondo palo… Eh sì, dovevo rimanergli incollato e invece guarda te che cosa ho combinato…”. Tarcisio Burgnich, a cinquant’anni di distanza, riguardando l’azione del gol di Pelè nella finale di Mexico ’70 ancora non si dava pace. “Uno contro uno, cioè se io sono posizionato correttamente, mica mi salta in testa in quel modo! Ma vi pare? Ho dormito, questa è la verità. E quel gol è tutta colpa mia, altro che merito suo!». Quella foto con ‘O Rey che vola in cielo, in perfetto terzo tempo, sovrastando il terzino azzurro, è una delle immagini che meglio rappresenta l’infinita classe della Perla brasiliana, morta oggi a 82 anni.

Pelè, il ricordo di Burgnich

Per Burgnich però era proprio lui “Il più grande di tutti”. “Era completo: destro, sinistro, testa. Faceva gol in qualsiasi modo. E poi aveva uno scatto bruciante e un dribbling micidiale. Mai visto uno così, eppure ne ho marcati di fuoriclasse… Sivori, ad esempio, era fantastico, ma sapevo che usava soltanto il sinistro e quindi riuscivo a cavarmela. Con Pelè era impossibile: se gli impedivi di usare il destro, lui lavorava il pallone con il sinistro. E poi, se arrivava un cross, di testa non ti perdonava mica”.

Pelè, perchè si chiama così

Ma perché Edson Arantes do Nascimento, figlio dell’ex calciatore Dondinho e di Maria Celeste Arantes, cameriera, è diventato per tutti Pelè? Tirava i primi calci con il Bauru – dove si era trasferito a 5 anni con la famiglia – e pare che un suo compagno di scuola lo ribattezzò “Pelè” perché il futuro fenomeno del calcio mondiale chiamava il portiere della loro squadra “Pilé”, invece che Bilé.. Quel nomignolo divenne l’icona del calcio in tutti gli angoli del pianeta.

Pelè e il dualismo con Maradona

Ci fu un calcio prima e dopo Pelè. Probabilmente prima della nascita del brasiliano si poteva discutere all’infinito tra chi fosse stato il più forte di tutti i tempi. Dopo è diventata sempre una sfida tra Pelè e qualcun altro, ora Di Stefano, ora Crujff, fin quando non venne al mondo Maradona per quella che sarebbe diventato il dualismo irrisolto di sempre, superiore a quello degli ultimi lustri tra Messi e Ronaldo.

Pelè ultimo eroe romantico del pallone

Di sicuro con la morte di Pelè si chiude un’epoca, dice addio forse l’ultimo fuoriclasse dell’era romantica, quella senza i nomi sulle maglie, senza instagram e le stories da influencer, senza tutto il contorno da marketing che oggi accompagna il primo giocatore che fa una tripletta in Champions o debutta in un Mondiale. Tre ne vinse Pelè in carriera, ma i suoi record non si limitano a quei numeri straordinari che oggi tutti riportano nei coccodrilli di tutto il mondo.

Pelè, in Colombia costrinsero arbitro a ritirare l’espulsione

Sotto certi aspetti ha inventanto il Var, anche a se a modo suo. In Colombia, infatti, Pelè fu espulso durante una partita, e la folla invase il campo costringendo l’arbitro alla fuga. Il match riprese solo con il ritorno in campo del grande brasiliano, a quel punto la folla tornò disciplinatamente sugli spalti. Poteva giocare in Italia, Moratti gli aveva fatto una corte spietata per portarlo all’Inter ma era un “tesoro nazionale” per il Brasile che lasciò solo a fine carriera per andare al Cosmos di New York. Ed oggi tutti, dall’America del Nord all’Australia, piangono un campione irripetibile.

Addio Pelè, l'ultimo fuoriclasse dell'età romantica: perché si chiamava così Fonte: ANSA

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