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Assalto al Congresso, la protesta della NBA

Giocatori in ginocchio prima dell'inizio delle gare, i Celtics minacciano di non scendere in campo a Miami: "Viviamo in un mondo in cui l'ingiustizia la fa da padrona".

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Sono ore di forte scompiglio e preoccupazione negli Stati Uniti dopo che la frangia più estrema dei sostenitori del presidente uscente Donald Trump ha letteralmente preso d’assalto il Congresso che si è svolto a Washington DC per ratificare la vittoria di Joe Biden alle elezioni presidenziali 2020 svoltesi lo scorso novembre.

I rivoltosi, armati, hanno provocato duri scontri con la polizia, superando i blocchi e arrivando a occupare l’edificio fino alle aule dove si riuniscono la Camera e il Senato.

La seduta è stata sospesa per tre ore, il tempo che le forze dell’ordine hanno dovuto impiegare per allontanare gli estremisti.

Negli scontri si sono registrate anche quattro vittime, tra le quali una delle centinaia di manifestanti morta dopo essere stata colpita da un’arma da fuoco all’interno del Campidoglio.

Stati Uniti sotto shock, quindi, e ancora una volta il basket professionistico ha voluto dare un segnale del difficile momento attraversato dal paese. Dopo la clamorosa minaccia di sciopero dello scorso agosto contro il razzismo, su diversi parquet sono andate in scena manifestazioni di protesta contro gli scontri al Congresso.

Alla fine sono state giocate tutte le partite del calendario NBA che erano in programma nella notte italiana di giovedì, ma molti giocatori, a partire da quelli di Golden State e dei Clippers, di fronte nella gara vinta 108-101 da Los Angeles, hanno scelto di inginocchiarsi prima dell’inizio, proprio come era accaduto in estate durante le gare disputate nella bolla di Orlando, al fine di sottolineare la vicinanza del’intero mondo NBA alle gravi questioni che stanno preoccupando la nazione e il mondo intero.

A Phoenix, invece, i giocatori di Raptors e Suns si sono stretti in cerchio assieme agli staff tecnici delle due squadre, altra scelta simbolica con gli spalti vuoti.

I giocatori dei Milwaukee Bucks hanno scelto di lasciare uscire in fallo laterale il pallone del primo possesso contro i Pistons, per poi inginocchiarsi in mezzo al campo insieme agli avversari e ai rispettivi componenti di panchine e staff tecnici.

Dove invece si è rischiato fino all’ultimo di non giocare è stato a Miami, dove alla fine Heat e Boston Celtics hanno regolarmente disputato la gara vinta dagli ospiti per 107-105 grazie alla giocata decisiva del rookie Payton Pritchard, ma solo dopo che i giocatori di Boston erano usciti dal campo al termine di un lungo conciliabolo, lasciando intendere di non voler giocare.

“Ero convinto che alla fine la gara non sarebbe iniziata”, ha raccontato coach Stevens, e invece il match si è disputato regolarmente, ma i giocatori delle squadre, anch’essi in ginocchio prima della palla a due, hanno diramato un comunicato congiunto per esprimere la propria posizione:

“Questa sera abbiamo deciso di scendere in campo per continuare a portare gioia nelle vite degli appassionati – si legge – ma non dobbiamo mai dimenticare che viviamo in un mondo dove l’ingiustizia sociale la fa da padrone e continueremo a usare la nostra voce affinché le cose possano cambiare”.

 

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