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Azzurri flop, Sacchi stronca Mario Balotelli

L'ex ct attacca la punta azzurra e tutto il movimento.

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Azzurri flop, Sacchi stronca Mario Balotelli Fonte: 123RF

L’ex commissario tecnico della Nazionale italiana Arrigo Sacchi ha parole di fuoco contro Mario Balotelli dopo il deludente pareggio degli Azzurri contro la Polonia venerdì sera al Dall’Ara.

Ai microfoni di Radio Deejay, Sacchi non nasconde il suo scetticismo nei confronti dell’attaccante del Nizza, tornano titolare in azzurro dopo anni: “Il calcio è uno sport di squadra, e anche se solo giochi a tennis quando il tuo compagno se ne va dove pare a lui, cosa dici e cosa fai?”. “Gli sono state concesse troppe opportunità? Bisogna avere poche idee ma chiare: il calcio è uno sport di squadra, e l’intelligenza conta più dei piedi. Quindi, per prima cosa devo andare a prendere giocatori che abbiano intelligenza. Poi serve generosità, passione, professionalità. Tutti hanno la macchina, ma per farla muovere serve la benzina; e nel calcio la benzina è l’intelligenza, la passione, la professionalità. Ecco, diciamo che basta lo spirito di squadra: già quello ti fa essere una persona degna”.

Dopo la pesante critica a Balotelli, Sacchi non risparmia stilettate anche nei confronti del sistema calcio in Italia: “Al nostro calcio manca l’orgoglio: oggi fare il ct della nazionale è ancora più difficile. Mancano idee, e le idee non sono chiare. Per tutte queste cose da ct, puoi scegliere poco. L’altro giorno ho visto la partita dell’Under 21. I giocatori hanno avuto un atteggiamento vergognoso, presuntuosi, arroganti. Spesso nel calcio i veri nemici non sono gli avversari, siamo noi stessi”.

“Questo è un Paese in cui pur di vincere si venderebbe l’anima al diavolo: non si fa differenza tra una vittoria meritata e una poco meritata. E invece quella poco meritata porta poco futuro dentro di sè”, continua Sacchi.

Anche la Federcalcio ha le sue colpe: “”Ho sempre pensato che un club, e in questo caso la federazione, con le sue idee e la sua visione, conti più della squadra e dell’allenatore, come la squadra conta più del singolo. Invece questo è un Paese in cui il singolo conta di più: e la federazione non impone regole perché si cerca il potere più che un progetto utile al calcio. Cerchi di non farti mai nemici, accontenti tutti così non accontenti mai nessuno”.

 

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