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Batistuta e il figlio in copisteria: "Si guadagni da vivere"

"Che i miei figli lavorino, per me, è come poter regalare loro la dignità".

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Batistuta e il figlio in copisteria: "Si guadagni da vivere" Fonte: 123RF

Gabriel Batistuta in un’intervista a Espn racconta la lezione di vita che sta impartendo ai suoi figli, in particolare al 20enne Joaquin, al lavoro in una copisteria. “Come è possibile che mio figlio lavori in una copisteria? Che i miei figli lavorino, per me, è come poter regalare loro la dignità. Potrei permettermi di regalare ai miei figli delle auto nuove e di lusso, ma non so quanto si sentirebbero felici, o almeno quanto potrebbe durare quella felicità”, spiega Batigol.

“Io so che magari prendono l’auto, si fanno un giro per le vie del centro e le ragazze, o la gente, li guardano. Molti potrebbero pensare “Ah, però, guarda che auto che ha”, e questo li potrebbe imbarazzare, perché dentro di loro sanno che quell’auto non è veramente loro. Non c’è paragone col guidare un’auto magari meno bella e potente, ma di cui poter dire: ‘Questa me la sono guadagnata da solo'”.

Batistuta in una recente intervista ha rivendicato con orgoglio il fatto di aver giocato quasi tutta la sua carriera alla Fiorentina, prima dell’epilogo alla Roma: “Non ho vinto quasi nulla, ma mi considero un vincente. Lo sono perché ho fatto in modo che la Fiorentina lottasse contro squadre più potenti. Quando ero a Firenze mi hanno cercato big come Real Madrid, Manchester United e Milan, ma alla fine ho preferito la tranquillità dell’ambiente viola. Se fossi andato al Real Madrid avrei vinto di sicuro e avrei segnato più di 200 gol, ma mi sarei annoiato. Stesso discorso al Milan”.

“Allora feci una scelta da professionista, per raggiungere qualcosa che alla Fiorentina non avevo vinto. Ora capisco il sentimento della gente nei miei confronti e a mia moglie continuo a dire che passa il tempo, ma non capisco perché i fiorentini mi dimostrino ogni giorno il loro affetto… Un affetto che sento in maniera maggiore rispetto a quando pensavo solo ad allenarmi e alla prossima partita. E pensare che Firenze, così antica nei suoi monumenti e nei suoi palazzi, all’inizio non mi piaceva neanche. Oggi ho capito che è valsa la pena rompersi le caviglie per la maglia viola. Ora mi godo l’affetto della gente e raccolgo quello che ho seminato quando giocavo”.

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