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Davide Possanzini: l'eroe per caso del Brescia

La carriera di Davide Possanzini: calciatore efficace e girovago, diventato l'idolo della tifoseria del Brescia.

03-03-2023 09:32

Claudio Cafarelli

Claudio Cafarelli

Giornalista

Classe 1985: SEO, copywriter e content manager. Laurea in Economia, giornalista pubblicista.

Davide Possanzini: l'eroe per caso del Brescia Fonte: Imago Images

Il 20 febbraio 2023 Davide Possanzini è stato esonerato dalla sua prima panchina di una prima squadra. La panchina è quella del Brescia, la squadra a cui ha legato gli anni più entusiasmanti della sua carriera da giocatore, e nella quale era stato accolto anche da allenatore con la speranza che la sua passione e il suo attaccamento alla maglia potessero invertire le sorti di una stagione deludente passata nei bassifondi della Serie B.

Non aveva calcolato, però, che sulla sua strada c’era Massimo Cellino, presidente ingombrante e umorale come quelli tipici del calcio italiano degli anni Novanta e Duemila. Gli ha concesso appena due partite – due sconfitte – prima di sostituirlo con Daniele Gastaldello. A 47 anni compiuti da pochissimo, la carriera da allenatore di Possanzini è fortunatamente ancora agli inizi, e ci sarà tempo per rifarsi di questo titubante inizio. Tutt’altro che titubante era però da giocatore.

Davide Possanzini: la rincorsa verso i piani alti del calcio

Nato a Loreto il 9 febbraio 1976, Possanzini si mette in mostra nella Recanatese, a pochi passi dalla sua città natale. Giocando in Serie D, esordisce nella stagione 1992/1993 venendo schierato in 4 occasioni, ma l’anno seguente è già titolare fisso sebbene abbia solo 17 anni, segna 4 reti e viene notato dal Torino, che decide di portarlo in granata. Passa una stagione alternandosi tra gli allenamenti della prima squadra (sulla cui panchina passano a turno Rosario Rampanti, Lido Vieri e Nedo Sonetti) e le partite della Primavera, e nel frattempo studia i bomber del Toro Ruggero Rizzitelli, Andrea Silenzi e Abedi Pelé.

Con la Primavera granata, però, l’attaccante marchigiano conquista il Torneo di Viareggio in finale contro la Fiorentina, e si mette in mostra come un buon prospetto. Così, per l’anno seguente, il Torino lo presta in Serie C2 al Lecco, dove Possanzini conosce quello che sarà uno degli allenatori più importanti della sua carriera, Elio Gustinetti. Il tecnico bergamasco resta favorevolmente colpito dal ragazzo di Loreto, schierandolo fin da subito titolare e venendo ripagato con 5 gol in stagione, che consentono al club lacustre di piazzarsi in sesta posizione in classifica.

Nell’estate del 1996 arriva la cessione in comproprietà al Varese, altra squadra lombarda di Serie C2, in cui fa da partner in attacco all’ex bomber del Saronno Carlo Taldo. Qui, Possanzini segna 9 gol in 31 partite, ma il Varese si ferma in ottava posizione in classifica. Per migliorare le cose nella stagione successiva la società ingaggia il tecnico della Triestina Giorgio Roselli. Senza più Taldo, ceduto al Lumezzane, Possanzini si trova accanto a Massimo Sala, e con 9 gol a testa i due trascineranno i biancorossi alla vittoria del campionato e alla promozione in Serie C1.

Nella sua terza stagione al Varese, però, Possanzini giocherà appena 2 partite: la squadra si è rafforzata con alcuni giovani ma interessanti attaccanti (Antonio Di Natale in prestito dall’Empoli, e Fabio Bazzani dal Venezia), ma soprattutto la 22enne punta loretina ha ricevuto una chiamata allettante dalla Serie B. Gustinetti è stato scelto per allenare la Reggina, e lo vuole in Calabria con sé. In realtà, l’esperienza sulla panchina amaranto del tecnico bergamasco durerà solo pochi mesi, venendo rimpiazzato da Bruno Bolchi; Possanzini, invece, avrà maggiore fortuna. Con 9 reti in 32 partite, dimostra di non aver sofferto per nulla il salto dalla C2 alla B, e contribuisce in maniera determinante alla promozione in Serie A dei calabresi.

Anche nella massima serie, in cui Possanzini è all’esordio, si ritaglia un indiscutibile posto da titolare, sebbene ora in panchina siede un nuovo tecnico, Franco Colomba. L’attaccante marchigiano si ritrova a essere una validissima spalla offensiva per la giovane punta sierraleonese Mohamed Kallon, che con 14 reti sarà il miglior realizzatore stagionale della Reggina, mentre Possanzini si ferma a 5 gol in 39 partite. La formazione calabrese disputa un campionato di Serie A più che buono, chiudendo con la dodicesima posizione in classifica. In questo momento, a 23 anni, è un giovane attaccante con già una solida reputazione nel calcio italiano, non un bomber implacabile ma una punta di manovra capace di adattarsi ai compagni e a varie impostazioni tattiche.

Davide Possanzini: l’affermazione in Serie B

Nel gennaio 2001, dopo mezza stagione poco prolifica a Reggio Calabria (complice anche l’arrivo in squadra di Massimo Marazzina) viene scambiato con Davide Dionigi della Sampdoria, e scende così in Serie B. Disputa un bel girone di ritorno, segnando 4 reti da partner offensivo del bomber Francesco Flachi, ma la squadra allenata da Gigi Cagni chiude solo al sesto posto in classifica. L’anno seguente le cose peggiorano, con Cagni che viene esonerato dopo solo quattro giornate e la Samp che alla fine chiude in decima posizione. Possanzini gioca titolare, segnando appena 2 reti in campionato e una in Coppa Italia.

L’acquisto di Fabio Bazzani in estate lo spinge lontano da Genova, con un prestito al Catania di Gaucci, che terminerà solo in 17a posizione dopo aver cambiato numerosi allenatori e altrettanti giocatori. Solo con la stagione 2003/2004 Possanzini trova l’occasione di rilanciarsi nella serie cadetta, dopo le ultime delusioni: in suo soccorso giunge il fedelissimo Elio Gustinetti, che lo chiama all’Albinoleffe appena salvatosi dalla retrocessione. Di nuovo nella provincia lombarda, l’attaccante loretino ritrova la miglior condizione, segnando 12 reti che consentono alla squadra di salvarsi.

Anche nella stagione successiva Possanzini segue un andamento molto positivo, segnando 7 reti nella prima parte della stagione, con l’Albinoleffe che disputa un’annata più che buona. A gennaio arriva però l’offerta molto importante del Palermo di Guidolin, che in Serie A sta lottando per un posto nelle coppe europee e cerca una punta da affiancare a Luca Toni. Per Possanzini è un’occasione unica, ma purtroppo dopo solo due partite subisce un infortunio al menisco che lo terrà fuori per tutto il resto della stagione.

Così, nell’estate del 2005, per lui si profila un ritorno in Serie B. Con la cessione di Toni, il Palermo è alla ricerca di un nuovo centravanti di peso, individuato nel bresciano Andrea Caracciolo. L’operazione per l’arrivo dell’Airone prevede il passaggio al Brescia di Possanzini, che così comincia una nuova avventura, stavolta agli ordini di Rolando Maran.

Davide Possanzini con la maglia del Brescia Fonte: Imago Images

Davide Possanzini al Brescia: gli anni di fuoco

Le Rondinelle sono appena retrocesse nella serie cadetta, ma intendono subito riconquistare la promozione. In attacco, Possanzini è chiamato a fare coppia ora con Salvatore Bruno, in prestito dal Chievo, e fin da subito il marchigiano si ambienta alla perfezione nella nuova squadra: chiude la prima stagione con 13 gol in 42 partite, tanti quanti il compagno d’attacco, ma la formazione lombarda, che dopo la 31a giornata cambia Maran con Zeman, arriva solamente decima in classifica.

La stagione successiva, con Bruno tornato a Verona, il nuovo allenatore Mario Somma conferma Possanzini come principale terminale offensivo del Brescia, arrivando a segnare 14 gol in 42 partite, nell’anno in cui si afferma il talento dello slovacco Marek Hamsik. A questo punto, a 31 anni, l’attaccante nativo di Loreto ha trovato nel club lombardo la sua dimensione ideale. Nonostante la squadra arrivi sesta e ancora una volta manchi l’assalto alla massima serie (a metà stagione cambia un’altra volta allenatore, con l’arrivo di Serse Cosmi) decide di restare.

Nominato capitano, vive un’altra grande annata con Cosmi in panchina, realizzando 17 gol in 35 partite, che consentono alle Rondinelle di salire fino alla quinta posizione in classifica. Anche stavolta niente promozione, ma Possanzini si integra bene con il centrocampista in prestito dal Napoli Roberto De Zerbi: in futuro, il loro rapporto diverrà molto importante per la carriera extracampo dell’attaccante marchigiano. La stagione 2008/2009 è più complicata, con Cosmi che lascia dopo cinque partite per essere sostituito da Nedo Sonetti, che nel finale di stagione verrà poi rimpiazzato da Alberto Cavasin. Possanzini segna solo 9 reti, ma il Brescia arriva quarto, e cede solo in finale dei play-off contro il Livorno.

La tanto attesa promozione arriva alla fine l’anno dopo. L’attaccante del Brescia arriva a quota 11 reti stagionali e la squadra (che dalla nona giornata sostituisce Cavasin di Giuseppe Iachini) arriva terza e poi vince i play-off in finale col Torino. Tra i protagonisti della stagione c’è anche Andrea Caracciolo, rientrato nel gennaio del 2008 dopo due stagioni e mezza non pienamente soddisfacenti in Serie A.

L’anno seguente, con l’arrivo di Eder in attacco, Possanzini trova poco spazio in squadra, anche a causa dell’età (ha 34 anni), e non riesce a dare un contributo palpabile al Brescia, che chiuderà diciannovesimo, tornando in B. A scadenza di contratto, passa al Lugano, nella seconda serie svizzera, ma fatica ad ambientarsi, e dopo 9 presenze e 2 reti decide di lasciare la squadra. A inizio 2012 firma con la Cremonese, in Lega Pro Prima Divisione, dove segna 6 gol in 12 partite, portando i lombardi fino ai play-off. Dopo la scoperta di un aritmia, però, in estate decide di lasciare il calcio giocato.

Davide Possanzini con la maglia del Brescia Fonte: Imago Images

Davide Possanzini allenatore: il rapporto con De Zerbi

Davide Possanzini aveva già deciso quale sarebbe stato il suo futuro: diventare un allenatore. Appena appesi gli scarpini al chiodo, si iscrive a Coverciano, dove a novembre 2012 ottiene il patentino UEFA B. Il luglio successivo, trova un posto nella squadra a cui ha legato gli anni migliori della sua carriera, diventando allenatore degli Allievi Nazionali del Brescia. Nel 2014 supera il corso da allenatore UEFA Pro, che gli permette di passare alla guida della Primavera dei biancazzurri nel gennaio 2015.

La stagione seguente, Possanzini viene contattato dal suo amico Roberto De Zerbi per affiancarlo come vice alla guida del Foggia, con cui quest’ultimo era arrivato secondo in Lega Pro l’anno prima. Inizia così un rapporto professionale che ha rappresentato moltissimo per l’ormai ex attaccante marchigiano. Le prime esperienze della coppia non sono eccezionali: vengono esonerati dal Foggia e anche nella successiva avventura al Palermo, in Serie A; nell’ottobre 2017 arrivano al Benevento, sempre nella massima serie, ma non riescono a evitare la retrocessione dei campani. Poi, come si sa, le cose migliorano.

Nell’estate del 2018 vanno ad allenare il Sassuolo, sulla cui panchina De Zerbi si affermerà come uno degli allenatori più promettenti a livello europeo. Nell’arco di un triennio, la coppia consacra tanti giovani interessanti (Boga, Raspadori, Traoré, Scamacca), salendo fino all’ottavo posto in Serie A, a un passo dalla qualificazione europea. Segue, nel 2021/2022, l’affascinante quanto purtroppo sfortunata esperienza allo Shakhtar Donetsk: De Zerbi e Possanzini arrivano in un club molto quotato a livello internazionale per aprire un nuovo ciclo, puntando sui giovani e su un gioco offensivo e spettacolare. Purtroppo, a fine febbraio 2022 lo scoppio della guerra in Ucraina li costringerà ad abbandonare il paese e il club.

Qui le loro carriere si separano: De Zerbi troverà lavoro a settembre al Brighton, ma già tre mesi prima Davide Possanzini aveva accettato il posto di allenatore della Primavera del Brescia, che aveva lasciato sei anni prima per iniziare l’avventura al fianco di De Zerbi. Di nuovo alle Rondinelle, l’attaccante marchigiano ha ripreso la sua carriera, arrivando addirittura a sostituire Pep Clotet sulla panchina della prima squadra il 7 febbraio scorso. Un’esperienza che, come abbiamo visto, è durata molto poco, ma che ha segnato un altro passo avanti nella sua nuova vita nel calcio.

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