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Dino Pagliari, l’originalità prestata al calcio

L'ex di Fiorentina e Ternana, diventato Panchina d'oro in Prima Divisione che ricordiamo per il carattere semplice e schietto: Dino Pagliari.

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Claudio Cafarelli

Claudio Cafarelli

Giornalista

Classe 1985: SEO, copywriter e content manager. Laurea in Economia, giornalista pubblicista.

Dino Pagliari, l’originalità prestata al calcio Fonte: Getty Images

Look da hippy e carattere stravagante da calciatore, una lunga carriera in serie C da allenatore, questo il profilo di Dino Pagliari, attaccante entrato a suo modo nella storia del calcio. Nato a Macerata il 27 gennaio 1957, si è destreggiato sia come centrocampista ma soprattutto come ala sinistra grazie alle capacità atletiche e acrobatiche mostrate fin dalle giovanili con la Maceratese. I primi passi di Dino Pagliari avvengono infatti proprio nella squadra della sua città con l’esordio tra i dilettanti nella stagione 1973-1974. Sono 26 le presenze in campionato condite da 5 gol che attirano le attenzioni della Fiorentina decisa ad investire sul suo talento.

Pagliari approda alla Viola nella stagione 1974-1975 senza però mai scendere in campo, un’annata di studio per comprendere meglio la serie A. Arriva anche la Coppa Italia prima di passare in prestito biennale alla Spal: nel primo anno scende in campo sei volte e realizza un gol accarezzando con i compagni di squadra il sogno di arrivare in serie A. La Spal però si ferma al settimo posto a cinque punti dalla zona promozione. Decisamente negativa, per la squadra di Ferrara, la stagione 1976-1977 che segna l’addio di Paolo Mazza dopo trenta anni di presidenza. In panchina si alternano Guido Capello, Giovanni Ballico, Ottavio Bugatti e Luis Suarez, in campo spiccano i gol di Paina e Gibellini mentre Pagliari migliora le sue statistiche con 15 presenze in campo.

Dino Pagliari calciatore: l’exploit alla Ternana e il ritorno alla Fiorentina

La salvezza sembra ad un passo ma dopo la vittoria contro l’Ascoli nella 28esima giornata di campionato, la Spal inanella sei pareggi consecutivi e tre sconfitte cocenti che la condannano alla retrocessione in serie C. Pagliari passa così in prestito alla Ternana in quella che viene considerata dai tifosi delle Fere la squadra del rimpianto. Il campionato 1977-1978 è quello della svolta per Dino Pagliari che firma 5 gol in 18 presenze diventando il miglior marcatore della squadra allenata da Rino Marchesi. La società accarezza il sogno serie A dopo un girone di andata sottotono ma alla fine i pareggi in casa contro Rimini, Como e Taranto risultano decisivi con la Ternana che chiude al quarto posto.

Dopo la buona annata in Serie B con la maglia delle Fere, la Fiorentina decide di puntare finalmente su Dino Pagliari. I viola partono bene ma i problemi fisici di Antognoni e la poca continuità di prestazioni e risultati finiscono per incidere al termine del campionato. Per Pagliari arriva il debutto in serie A e il primo gol segnato nella trasferta di Avellino del 26 novembre 1978. Alla fine saranno tre le reti realizzate in 23 presenze. L’anno seguente inizia bene per Pagliari che segna al debutto nel pareggio interno contro l’Udinese, la squadra, nonostante la morte del presidente Melloni, reagisce con un grande girone di ritorno grazie anche alla leadership incontrastata di Giancarlo Antognoni. Saranno 16 i risultati consecutivi della Fiorentina che però si ferma sul più bello e dopo aver accarezzato il sogno di raggiungere l’Inter perde le ultime due partite chiudendo al sesto posto.

Dino Pagliari: la serie C e il richiamo di casa

Dopo la delusione con la Fiorentina, Dino Pagliari passa al Lanerossi Vicenza che ha come obiettivo quello di risalire nella massima serie dopo la retrocessione della stagione 1978-1979. L’annata si rivela però disastrosa con il cambio in panchina tra Savoini e Viciani che non dà la giusta scossa alla squadra. Dino Pagliari scende in campo 23 volte e segna 3 gol ma non riesce ad evitare la retrocessione in C1. Torna così alla Ternana proprio insieme a Corrado Viciani, leggenda delle Fere. Il campionato 1981-1982 parte male per la squadra umbra che pareggia al debutto stagionale contro il Benevento e perde 4 a 1 nella seconda giornata contro il Virtus Casarano.

Pagliari è a tutti gli effetti un titolare e con 6 gol in 23 presenze offre il suo contributo aiutando la Ternana a raggiungere il settimo posto in classifica. Dopo una parentesi alla Rondinella Marzocco, arriva per Dino Pagliari il momento di tornare a casa e difendere i colori della Maceratese. Saranno quattro gli anni con i biancorossi con 102 presenze e 18 gol realizzati. La stagione 1985-1986 è quella del rimpianto con la Maceratese che sfiora la promozione conquistando il terzo posto nel campionato di serie C2 girone C. L’anno successivo però nonostante i gol di Pagliari, miglior marcatore stagionale insieme a Porro, la Maceratese non riesce ad evitare la retrocessione. Per l’idolo di casa arriva così il momento di lasciare il calcio giocato dopo 44 presenze e 6 gol in Serie A, 62 presenze e 10 gol in B, 46 presenze e 9 gol in C1 e 102 presenze e 18 gol in C2.

Dino Pagliari: una carriera ricca di aneddoti

In tutta la carriera Dino Pagliari si è sempre fatto notare per la sua carica agonistica e la sua determinazione che lo rendevano un vero e proprio leader. C’è un episodio che è la perfetta conferma della personalità dell’attaccante originario di Macerata: il 24 aprile del 1979, a Torino si affrontano Juventus e Fiorentina e per tutta la settimana i tifosi viola, vista la fortissima rivalità con i bianconeri, avevano chiesto al buon Dino di segnare un gol, raggiungendolo addirittura in più di un’occasione sotto la sua abitazione che condivideva con il compagno di squadra Ezio Sella.

Insomma un segnale di come tutti conoscessero bene la sua tigna e la sua fame, tanto da volerlo motivare e incitare a tirar fuori il meglio di sé in una partita per loro così sentita e importante. E il calciatore, evidentemente capendo tutto ciò e sentendo una grande responsabilità, al Comunale di Torino tirò fuori una prestazione da incorniciare. La ciliegina sulla torta fu il gol realizzato grazie ad uno scatto su una palla vagante con cui riuscì ad anticipare Sergio Brio e trafiggere il portiere Dino Zoff. Una rete che costrinse la Juve al pareggio per 1-1 e a dire addio allo scudetto. Probabilmente, per il peso di quel gol e per la gioia data alla gente di Firenze, questa è stata la pagina più bella della carriera di Dino Pagliari come calciatore.

Dino Pagliara sulla panchina del Ravenna Fonte: Imago Images

Pagliari allenatore: una carriera più che ventennale

Appesi gli scarpini al chiodo e presa la decisione di smettere di giocare, Dino Pagliari ha iniziato ad allenare nel 1996-1997 con la Vis Pesaro. Nel frattempo aveva aperto una scuola calcio con i fratelli Giovanni, Silvio e Ivo, tutti con esperienze nel calcio e in generale nel mondo dello sport. La prima esperienza tra i professionisti arriva dopo aver vestito il ruolo di vice al Casarano e essere stato allenatore della Primavera della Fidelis Andria per tre stagioni. Il debutto con la Vis Pesaro non è brillante ma Dino Pagliari trova il modo di riscattarsi.

Esonerato dopo nove giornate, viene richiamato e riesce a condurre la squadra ad un tranquillo decimo posto. Un traguardo che per l’ex di Fiorentina e Ternana gli vale la conferma sulla panchina. L’anno successivo si migliora e porta la Vis Pesaro al settimo posto a sole 3 lunghezze dalla zona play-off, con 12 vittorie, 11 pareggi e 11 sconfitte. Arriva così il momento di tornare a casa così a distanza di 11 anni dal suo addio al calcio torna alla Maceratese ma questa volta come allenatore.

Nelle due stagioni alla guida della squadra centra la salvezza, obiettivo dichiarato dalla società e così nel 2001 debutta per la prima volta in serie C1. Dino Pagliari viene scelto dalla Fermana e nel biennio sulla panchina dei gialloblu non delude: decimo posto nel 2000-2001 e nono nel 2001-2002, numeri e statistiche alla mano, i migliori piazzamenti nella storia della Fermana dal 2000 in poi. L’ascesa di Pagliari come allenatore prosegue e nel 2002-2003 torna in serie C2 sulla panchina dell’Alessandria ma dopo 19 partite e 19 punti conquistati rassegna le dimissioni.

Nuova pagina e nuova avventura nel gennaio del 2004, quando il Chieti decide di puntare su Pagliari per risalire la china. Sotto la sua guida gli abruzzesi chiudono ridosso della zona play-off ottenendo per di più il record di punti ottenuti nella categoria nella sua storia. Un piccolo capolavoro considerato che Pagliari aveva preso una squadra invischiata nella zona playout ed è riuscito a portarla all’ottavo posto in graduatoria.

La sua prima volta ai play-off arriva con il Frosinone con cui si piazza al quinto posto, traguardo mai raggiunto nella storia del club fino a quel momento. Nonostante la sconfitta con il Mantova, la stagione è più che positiva vista anche la finale di Coppa Italia. Arriva così il momento della gloria e il punto più alto della carriera di Dino Pagliari che nella stagione 2006-2007 è alla guida del Ravenna.

La squadra conquista finalmente la meritata promozione in Serie B grazie ai 69 punti in 34 partite. Un’annata straordinaria che gli vale un altro riconoscimento importante, la Panchina d’oro Prima Divisione come migliore allenatore della categoria. In serie B, alla sua prima stagione in cadetteria, non si ripete: resta in sella per 16 giornate, poi viene richiamato alla ventunesima ma dopo 13 partite arriva il definitivo esonero. Il Ravenna paga i tanti cambi in panchina e chiude al ventesimo posto retrocedendo in Prima Divisione.

Dino Pagliari: il biennio a Lanciano e i quattro anni al Pisa

Nella stagione 2008-2009 arriva la chiamata della Virtus Lanciano che decide di affidarsi a Dino Pagliari per sostituire Eusebio Di Francesco. L’allenatore si conferma specialista della categoria e riesce ad ottenere la salvezza grazie alla vittoria ai play-out sulla Juve Stabia. Confermato per la stagione successiva, arriva un ottimo nono posto in un campionato tranquillo e portato avanti senza patemi. Dopo il biennio a Lanciano, questa volta è il Pisa a chiedere a Dino Pagliari di far cambiare passo alla squadra dopo aver esonerato prima Cuoghi e poi Semplici.

Anche questa volta l’ex della Fiorentina non si smentisce e conquista 20 punti in 10 partite ottenendo la salvezza. L’anno successivo arriva l’esonero dopo un periodo di risultati altalenanti ma nel 2012-2013 il Pisa decide nuovamente di puntare su Dino Pagliari. Una chance inaspettata che però trova l’allenatore pronto e deciso. La squadra si rende protagonista di una grande cavalcata con sei vittorie consecutive e la qualificazione ai play-off. In semifinale i toscani ribaltano i pronostici ed eliminano il Perugia ma tutto si interrompe in finale contro il Latina. L’andata a Pisa si conclude a reti bianche, mentre il ritorno, disputato il 16 giugno 2013, è una vera beffa. La squadra di Pagliari passa in vantaggio con Barberis poi crolla ai supplementari per i gol di Cejas e Burrai che consegnano una storica promozione al Latina.

Dopo una breve esperienza al Lecce, torna in panchina dopo quasi due anni accettando la proposta della Viterbese ma dopo nove partite lascia. La sua ultima avventura è stata quella al Gubbio dove però è stato esonerato nel marzo del 2018 dopo cinque mesi non troppo positivi.

Dino Pagliara sulla panchina del Pisa Fonte: Getty Images

Dino Pagliari: un carattere che non può passare inosservato

Quando si parla di Pagliari, non ci si può però non soffermare sul suo carattere. L’ex calciatore ha sempre avuto una personalità schietta e genuina. Caparbio e sanguigno come ogni buon marchigiano che si rispetti, non rientrava in quella che può essere definita tipologia di calciatore-standard. Dino Pagliari era uno spirito libero e anticonformista che di certo non si è mai nascosto e ha sempre detto quello che pensa.

A colpire del buon Dino sono sempre stati anche gli atteggiamenti e i look. Impossibile dimenticare i capelli lunghi e la barba folta. Senza dimenticarsi del suo inseparabile eskimo, che per lui è sempre stato un simbolo di protesta e di lotta. E c’è un episodio, avvenuto nel pre campionato 1978/1979, quando indossava la maglia della Fiorentina, che può spiegare alla perfezione tutto ciò. Tutti i suoi compagni si presentarono a bordo di lussuose fuoriserie, mentre Pagliari arrivò a bordo del suo Piaggio 50. Insomma, a contraddistinguerlo, al di là di tutto, è sempre stata la sua umiltà e la sua semplicità. Una caratteristica che ha mantenuto anche quando è diventato allenatore e che ha mostrato nei momenti migliori e più belli della sua vita professionale.

Pagliari e la gallina: il simbolo della sua originalità

Per far capire ulteriormente il personaggio Dino Pagliari, c’è un aneddoto davvero particolare che lo riguarda. Sembra che per anni l’ex ala sinistra non abbia mai avuto problemi a girare per le strade della meravigliosa Firenze con una gallina al guinzaglio. Qualcosa che ai più può apparire come strano e anomalo ma che in fondo è l’emblema più chiaro di un calciatore hippy come era Pagliari. La storia non è stata né confermata né smentita dal diretto interessato ma ha sempre destato curiosità e appeal attorno al personaggio. L’unica certezza è che a Firenze ancora lo ricordano molto bene e per il suo look era stato soprannominato Gesù dando vita anche all’iconico coro: Lode a te, Dino Pagliari.

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